Una lettrice commenta: “Sacerdoti, sul matrimonio, fatevi aiutare dalle coppie!”

C’è chi, nella Chiesa, ha paura di offrire la visione cristiana dell’amore e della sessualità. Capita anche ai sacerdoti. Ma perché? Immaginate un paesaggio bellissimo, visibile, però, solo da una altezza di 2000 metri. Per arrivarci è necessario un cammino, a tratti faticoso: la fatica può farci forse negare la bellezza della meta? A volte, purtroppo, ci spingiamo oltre: arriviamo a dire che quel posto non esiste più, solo perché non abbiamo trovato i mezzi per arrivarci. Riflettendo sul commento di una lettrice.

Una donna scrive un commento su uno dei nostri ultimi articoli, sul tema dei metodi naturali.

Lo riportiamo integralmente, per aprire, poi, un ulteriore riflessione

Buongiorno, grazie per quanto fate. A volte sono un po’ angosciata perché anche all’interno delle nostre comunità sembra non passare, almeno “ in chiaro” , il messaggio liberante e non opprimente della Chiesa sull’affettività, dai metodi naturali, alle scelte evangeliche sulla castità prematrimoniale ordinata al pieno, gioioso e autentico dono di sé all’altro/a. Amore e responsabilità dell’allora Cardinale Wojtyla sembra dimenticato, i Billings forse sono superati da una tecnologia rispettosa dei metodi naturali oggi disponibile in farmacia (e magari ne sarebbero felici), ma soprattutto sembra assente un annuncio, Pasquale, sulla coppia e sulla bellezza del matrimonio, come scommessa giocata fino in fondo sull’amore… Facile? No! Vero? Si, grazie a Dio. Infine una parola a tutti i preti che “fanno gli sconti” anche nel confessionale… Mi spiace ma così negate la crescita nell’amore a noi laici, giovani o meno. Piuttosto accompagnateci e se non avete capito voi la grandezza (anche teologica) del matrimonio, fatela annunciare alle coppie… In amicizia.

Abbiamo trovato questo commento molto interessante per quattro motivi e ve li consegniamo:

  1. La Chiesa ha un messaggio liberante sulla sessualità: non aggiunge pesi, li toglie; non schiavizza, ma dona pace autentica.

Lì dove il mondo ti dice che anche la tua vita intima è un terreno di prestazione, il Vangelo ti dice che sei un volto; un dono, non un oggetto. Che la comunione è il risultato di un’accoglienza reale dell’altro e tutti, in fondo, che lo sappiamo o no, desideriamo essere accolti in modo integrale, non ci basta che qualcuno guardi un lembo della nostra carne.

  1. Tenere insieme “amore” e “responsabilità” non è una forma di censura, ma la prospettiva che ogni nostra azione ha delle conseguenze. Che lo vogliamo o no, l’agire umano ha sempre (sempre!) un risvolto morale, che tocca cuori. Il nostro e quello degli altri. “Faccio ciò che voglio” può essere sostituito con “Voglio fare ciò che è bene”. Questa è libertà autentica: non siamo più schiavi dei nostri capricci, ma custodi della nostra e altrui vita.
  1. L’annuncio Pasquale è centrale. Siamo tutti toccati dal peccato, dalla fatica, dalla concupiscenza. Noi cristiani non annunciamo il nostro eroismo (“Siamo più bravi degli altri”), ma annunciamo la redenzione, anche delle nostre passioni, della nostra relazione con il corpo. Non ci salviamo da soli, ci lasciamo condurre dall’unico Maestro, Gesù.
  1. Il coraggio dell’annuncio: la Chiesa non abbia paura di essere controcorrente, di essere criticata. Metta in evidenza la bellezza, anziché proclamare solo divieti, ma non rinunci alle altezze che è chiamata a mostrare. Immaginate un paesaggio bellissimo, visibile, però, solo da una altezza di 2000 metri. Per arrivarci è necessario un cammino, a tratti anche faticoso, ma la fatica non può farci negare la bellezza della meta. Non possiamo dire che quel posto non esiste più solo perché non abbiamo trovato i mezzi per arrivarci. La Chiesa non scenda a compromessi sulla proposta, piuttosto offra un sentiero per raggiungerlo.

Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti i nostri lettori. Con le vostre esperienze, i commenti costruttivi e le testimonianze che condividete, contribuite a far crescere quella “civiltà dell’amore” di cui parlava Giovanni Paolo II e ad arricchire, giorno dopo giorno, il Magazine di Punto Famiglia.

Leggi anche: Teologia del corpo. I rapporti occasionali e il significato sponsale dell’atto sessuale




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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