CORRISPONDENZA FAMILIARE
Una Chiesa che crede
13 Luglio 2026
In Burkina Faso ho compreso quello che 60 anni fa Paolo VI scriveva nell’enciclica dedicata allo sviluppo dei popoli: “Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo” (Populorum progressio, 14). In questa terra – dalla quale vi scrivo – ho incontrato una Chiesa che, pur immersa in una situazione sociale che presenta grandi e gravi problemi, non dimentica che il suo primo compito è quello di annunciare il Vangelo e celebrare i sacramenti, con l’intima certezza che solo la fede ha la capacità di promuovere un autentico sviluppo integrale e condurre l’umanità, sia il singolo che la collettività, ad una nuova e più grande pienezza, quella che solo Dio può donare.
In Burkina ho incontrato una Chiesa giovane che vive con gioia la sua fede. Una Chiesa che lo scorso anno ha celebrato – con gratitudine e fierezza – il 125° anniversario del primo annuncio. Una Chiesa dunque ancora giovane ma forte e dinamica; e perciò capace di fare del Vangelo un faro di speranza per l’intera società.
Una Chiesa ricca di vocazioni, maschili e femminili. È certamente una grazia ma è anche frutto di un preciso impegno perché ogni parrocchia – sottolineo: ogni parrocchia! – ha il suo gruppo vocazionale e offre a tanti ragazzi e ragazze la possibilità di custodire e alimentare quel desiderio ancora informe che il Signore ha suscitato in ciascuno di loro.
Una Chiesa che trova nell’Eucaristia il suo più sicuro sostegno. Non è un modo di dire perché anche nei giorni feriali c’è un’ampia e convinta partecipazione di fedeli, uomini e donne, suore e laici. Non parliamo della domenica… Devo anche aggiungere che in Burkina gli orari delle Messe sono pensati in modo da favorire la presenza dei battezzati.
Una Chiesa che cura la liturgia come raramente ho visto fare in Italia. Ogni parrocchia ha la sua Corale, un gruppo sempre piuttosto numeroso che dà un’impronta e una carica di gioia ad ogni celebrazione. La proclamazione della Parola è affidata ai Lettori, che partecipano alla celebrazione indossando la vesta bianca. Il servizio liturgico vede la presenza dei ministranti che esercitano il loro ministero con attenzione e grande rispetto.
Una Chiesa che coinvolge la responsabilità dei laici senza sminuire l’autorità dei Pastori. Una Chiesa che raggiunge tutti perché ogni parrocchia è divisa in settori territoriali e ogni piccola comunità locale è affidata ad un’équipe di responsabili. Una Chiesa che affida ai catechisti (si tratta di laici che per quattro anni hanno frequentato una scuola residenziale e hanno ricevuto un mandato ecclesiale) il compito di animare la vita della comunità nei singoli villaggi, specie quelli che sono più lontani dalla chiesa parrocchiale.
Una Chiesa che cerca di accompagnare, come può e con i pochi mezzi che possiede, la folla dei poveri e degli emarginati, resa ancora più numerosa dalla presenza del terrorismo jihadista in alcune regioni del Paese che ha costretto due milioni di persone a lasciare i loro villaggi e le poche risorse per cercare rifugio altrove, trovandosi così privi di ogni sostegno.
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Una Chiesa che affronta con prudenza e dignità la difficile transizione politica di un Paese ancora in cerca di una sua stabilità che unisce sviluppo sociale e libertà dei cittadini, la ricerca della giustizia e la difesa dei diritti. Una Chiesa che non alimenta conflitti ma s’impegna ad essere luogo e veicolo di riconciliazione tra le diverse sensibilità ed esigenze.
Una Chiesa che svolge un eccellente servizio culturale attraverso le sue istituzioni scolastiche: centinaia di scuole di ogni ordine e grado, dalla materna alla secondaria, grazie ad un formidabile impegno promosso da diocesi, parrocchie e Congregazioni religiose. Inutile dire che le scuole cattoliche sono frequentate da tutti, musulmani compresi, perché offrono una formazione più rigorosa rispetto alla scuola pubblica. Un particolare merito va dato all’Università Cattolica, fondata nel 2004, che oggi offre percorsi di studio in diversi ambiti – medicina, diritto, economia – e accoglie migliaia di studenti.
Una Chiesa che non è raggiunta dalle sirene di quella cultura gender che abbaglia una parte non minoritaria delle nostre comunità, in Italia e più generalmente, nei Paesi occidentali; e rischia di modificare in maniera sostanziale quella visione dell’uomo e della donna che trova la sua radice nella Bibbia, letta e custodita secondo la tradizione bimillenaria e non secondo i gusti e i pruriti del nostro tempo.
Una Chiesa che s’impegna per accompagnare gli sposi e favorire una più grande stabilità della famiglia che, anche in questa terra, appare tanto fragile e minacciata dall’individualismo e da una cultura tradizionale che esalta il ruolo dell’uomo a scapito dell’unità coniugale.
In Burkina ho incontrato una Chiesa che presenta tutti i limiti legati alla strutturale debolezza degli uomini – quegli stessi limiti che accompagnano e impoveriscono la testimonianza del Vangelo in ogni parte del mondo – ma al tempo stesso una Chiesa che s’impegna ad essere fedele al Vangelo e alla dottrina. Una Chiesa che si sente parte viva di quella comunione che trova nel Papa il suo essenziale punto di riferimento. Una Chiesa viva e perciò capace di seminare vita e speranza. A vantaggio di tutti.
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).


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