Chi custodisce gli sposi? Amarsi in modo nuovo, dopo la nascita dei figli
Dopo la nascita di un figlio, la casa si riempie di visite. Si entra in punta di piedi, ci si affaccia sulla culla, ci si lascia incantare da quel volto nuovo. Le domande sono sempre le stesse: “Mangia? Dorme? A chi assomiglia?”. Sono domande belle, perché raccontano l’affetto con cui una comunità accoglie una nuova vita. Eppure, mentre tutti gli sguardi si posano naturalmente sul bambino, accade qualcosa di altrettanto importante, anche se molto più discreto. In quella stessa casa stanno nascendo un padre e una madre, ma sta prendendo forma anche un modo nuovo di essere marito e moglie.
L’arrivo di un figlio domanda all’amore degli sposi di allargarsi, di imparare linguaggi nuovi, di attraversare fatiche sconosciute, di lasciarsi trasformare dalla quotidianità. È una nascita silenziosa, che raramente riceve la stessa attenzione riservata al bambino. Da qui nasce una domanda tanto semplice quanto decisiva: chi custodisce gli sposi?
Fin dalle prime pagine di Ecco i vostri figli, il nuovo libro di Luca e Cecilia Fabbri, emerge una convinzione che nasce prima di tutto dalla loro esperienza. Gli autori raccontano gli anni della ricerca, il desiderio di comprendere come vivere il sacramento delle nozze nella vita di ogni giorno e la fatica di trovare luoghi capaci di accompagnare davvero gli sposi. L’incontro con il Progetto Mistero Grande ha rappresentato una svolta: non perché siano scomparse le prove della vita, ma perché hanno imparato a rileggere tutto alla luce della presenza di Cristo nella loro alleanza, fino a riconoscere che il loro matrimonio era stato lentamente trasfigurato dalla grazia. Da questa esperienza nasce il desiderio di condividere con altri sposi ciò che hanno ricevuto gratuitamente, nella convinzione che il dono più grande non sia una teoria da trasmettere, ma uno sguardo nuovo sulla propria storia.
Poco alla volta, il lettore si accorge che il libro invita a capovolgere una prospettiva molto radicata. Siamo abituati a pensare che con la nascita di un figlio un uomo e una donna diventino finalmente una famiglia. Luca e Cecilia ricordano invece che quel bambino entra in una casa nella quale esiste già un “noi”, nato il giorno delle nozze.
La genitorialità non inaugura quella comunione: ne è la fioritura. È il modo con cui l’amore degli sposi si apre naturalmente alla vita, scoprendo una fecondità che va ben oltre ciò che gli occhi riescono a vedere. Per questo un figlio, prima ancora di ascoltare parole sull’amore, cresce osservando come i suoi genitori si cercano dopo un’incomprensione, come si attendono nella fatica, come si sostengono quando le forze sembrano non bastare, come trovano il coraggio di ricominciare. È lì che, senza accorgersene, impara se amare è davvero possibile. Prendersi cura degli sposi, allora, non significa distogliere l’attenzione dai figli, ma custodire la sorgente dalla quale essi continueranno ogni giorno ad attingere.
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Anche le coppie della Scrittura vengono restituite alla loro umanità. Abramo e Sara conoscono l’attesa; Tobia e Sara testimoniano una fede capace di affidarsi a Dio anche nelle prove; Giuseppe e Maria imparano ad accogliere un progetto più grande delle loro attese. Nessuna di queste storie è perfetta. Proprio per questo diventano compagne di viaggio delle famiglie di oggi, ricordando che Dio non attende sposi impeccabili per manifestare la sua presenza, ma continua a tessere la sua alleanza dentro la fragilità della vita quotidiana. Ad accompagnare questo itinerario ci sono anche le testimonianze di numerose coppie che raccontano come questa grazia abbia preso carne nella loro storia. Tra queste, con gratitudine, c’è anche un frammento della nostra esperienza. Abbiamo accolto l’invito di Luca e Cecilia con semplicità, nella speranza che anche il nostro cammino possa aiutare altri sposi a riconoscere, dentro la trama ordinaria della propria vita, l’opera discreta ma reale di Dio.
Terminata la lettura, si ha la sensazione che il libro lasci in eredità una domanda più che una risposta. Forse, quando entreremo nella casa di una coppia che ha appena accolto un figlio, continueremo a fermarci davanti alla culla, ed è giusto che sia così. Ma forse, prima di andare via, varrà la pena rivolgere anche un’altra domanda: “Come state voi?”. Perché ogni figlio ha bisogno di una casa, e la prima casa che abiterà non sarà la sua cameretta, ma l’amore con cui vedrà suo padre e sua madre ritrovarsi, ogni giorno, nel “sì” pronunciato il giorno delle nozze. Forse è proprio da qui che comincia anche la più bella educazione.
Ecco i vostri figli. Chiamati ad essere sposi fecondi, di Luca Fabbri e Cecilia Andrea Cardozo Viña, nasce dall’esperienza vissuta degli autori all’interno del Progetto Mistero Grande e accompagna gli sposi a riscoprire la genitorialità come frutto della grazia sacramentale. Attraverso il racconto delle coppie bibliche e le testimonianze di famiglie di oggi, il volume invita a rileggere la propria storia matrimoniale con uno sguardo nuovo, ricordando che la prima vocazione degli sposi è custodire quel “Noi” dal quale nasce ogni autentica fecondità. Per richiedere una copia del volume è possibile utilizzare il modulo predisposto dagli autori.
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