Il corpo: un prodigio dal cielo alla terra
Di Giorgia Sartori
Loreto, 31 maggio 2026 – Il programma della domenica mattina, giornata conclusiva del ritiro di “Scuola Nuziale” – percorso di formazione online sul sacramento del matrimonio, nato nel 2024 dalla collaborazione tra “Intercomunione delle famiglie” e “Mistero Grande” – ha visto protagonista il recital della famiglia Zanelli, oblati di “Casa Betlemme”, l’opera fondata dalla celebre ostetrica aretina Flora Gualdani.
Il recital acustico, intitolato “Dal cielo alla terra”, esplora l’anatomia e la fisiologia della vita coniugale cristiana alla luce della teologia del corpo di Giovanni Paolo II, ma soprattutto attraverso l’esperienza viva dei coniugi Zanelli. Davide e Marina, accompagnati al pianoforte dal tocco esperto e delicato della figlia Elisa, hanno saputo donarci, tra parole e note, tutta la sapienza che hanno ricevuto: prima dai piccoli semi di senape che Flora ha piantato nei loro giovani cuori, e poi dalla maestria con la quale questi due sposi hanno fatto germogliare l’albero rigoglioso del loro amore, fondato sul sacramento nuziale.
Osservando la platea immersa in questo affascinante spettacolo, ho visto volti incantati, occhi attenti e cuori ricolmi di gioia. Io stessa, a più riprese, non ho potuto nascondere le lacrime di commozione che mi rigavano il viso. Davide, come un abile orafo, scegliendo frasi auree e incastonando parole come gemme e perle preziose, ha forgiato sette canti di rara bellezza. Tra i passaggi più emozionanti spiccano il cantico a Sorella Fertilitate, ispirato al Cantico delle Creature di San Francesco (“E quando la carne non puote, fecondo è il loro cuore”), e il canto d’amore dedicato alla sua sposa Marina, tota pulchra, che richiama le meravigliose parole bibliche del Cantico dei Cantici (“Il suo corpo è un fiore in mezzo ad un prato. È la mia vigna che mi ha aspettato”).
Quest’anno il tema del ritiro di Scuola Nuziale era incentrato proprio sulla fecondità degli sposi. L’amorevole Provvidenza ha voluto farci dono di un’opera artistica che ha saputo sintetizzare e concludere, nel migliore dei modi, tutto ciò che abbiamo vissuto in questi giorni e nell’intero anno formativo: gli sposi cristiani non sono, per superbia, migliori degli altri uomini e donne che vivono l’amore; sono piuttosto coloro che, grazie alla consacrazione sacramentale delle nozze, vengono resi capaci di amare come Cristo e di portare questo amore ai più piccoli della terra, facendosi tabernacoli in cammino.
È questa la vera fecondità a cui ogni sposo cristiano è chiamato. Un grazie di cuore a Davide e Marina, a nome mio e di tutti noi, perché la nostra Scuola Nuziale ha potuto attingere alla scuola della vostra fecondità: un dono che avete ricevuto, custodito, moltiplicato e, a vostra volta, donato.
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