Tra altare e talamo nuziale

18 Luglio 2026

Kaspars Grinvalds on Canva Business

«Quando si è sposati, a letto, con il proprio coniuge, è tutto lecito?». Una domanda “calda”, non c’è che dire, e che, paradossalmente, si riesce a fare solo quando si è nascosti dietro una tastiera. Il paradosso nasce dal fatto che la nostra generazione, figlia della rivoluzione sessuale, pur immersa in un contesto ipersessualizzato e solo apparentemente libero da ogni tabù, ha paura di porre domande del genere a meno non ci sia un mix di sfacciataggine, maleducazione e volgarità.

A questo si aggiunga un altro dato interessante: non poche coppie (eterosessuali: non prendo in esame altri modelli) vivono un certo imbarazzo se devono parlare di fede e sessualità. Si è frenati da una vergogna che neanche permette di pregare con l’altro o davanti all’altro: una volta, una persona mi disse che pregava di nascosto, in bagno, per non farsi vedere dal coniuge. Pregare sarebbe, quindi, un moderno tabù: si va a letto con l’altra persona ma è difficile parlarne, così come ci si imbarazza nel condividere la propria fede, il proprio credo, le convinzioni più intime.

Sul tema della sessualità vissuta pesa tanto il pregiudizio diffuso, nei confronti della Chiesa, della convinzione che sia da condannare ogni forma di piacere. Eppure, qualcuno stenterà a crederci, è stato un Papa a dire che «il Creatore stesso […] ha stabilito che nella reciproca donazione fisica totale gli sposi provino un piacere e una soddisfazione sia del corpo sia dello spirito. Quindi, gli sposi non commettono nessun male cercando tale piacere e godendone». Inoltre: il più grande santo e teologo che la Chiesa ha mai avuto sosteneva che prima del peccato originale, il piacere sperimentato nell’unione dei coniugi, avesse un’intensità di molto superiore a quella vissuta dopo la caduta di Adamo; cercare il piacere in un atto buono, quindi, non è un peccato. Pensate: il Papa citato è Pio XII (siamo nel 1951… quindi, parole “preconciliari”) mentre il santo citato è l’Aquinate, (figlio dei “secoli oscuri” del medioevo).

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Il Catechismo della Chiesa Cattolica, citando Gaudium et spes (49), afferma che «gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità, sono onorevoli e degni, e, compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano, ed arricchiscono vicendevolmente in gioiosa gratitudine gli sposi stessi».

La discussione sta, quindi, tutta su quel “onorevoli e degni” e “in modo veramente umano”.

Adesso, se vogliamo fare come gli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia, dovremmo omettere un elemento che condiziona notevolmente l’esercizio della sessualità e la risposta alla nostra questione: la pornografia. Sì, perché per provare a dare una risposta alla nostra domanda, non possiamo non prendere in considerazione questa piaga malefica.

La pornografia è la fregatura – illusione più diffusa dei nostri tempi; è, possiamo dire, l’inganno dell’epoca moderna: fa credere che la sessualità vissuta in modo disinibito e senza regole produca il massimo godimento in questa vita. E, inoltre, imbroglia spingendo a ritenere vera e buona la tanto declamata consensualità dei rapporti derubricando la perversione di certi atti. Ma così non è!

Fermo restando che l’unico modo buono di esercitare la sessualità sia all’interno del matrimonio – adesso molti non continueranno la lettura! – bisogna riconoscere che la pornografia presenta una visione distorta e falsata di quello che, invece, è l’atto sessuale.

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L’atto sessuale – roba, questa, creata da Dio – è legato a stretto giro col mistero della trasmissione della vita umana e per questo ha bisogno di una cornice di salvaguardia che serve a sottolinearne la dignità.

Nella pornografia, invece, s’impone una dinamica di possesso, di perversione morale, di sopraffazione reciproca in cui l’altro è ridotto ad oggetto di piacere proprio e altrui. E anche quando c’è accordo tra gli interessati non diminuisce la disumanizzazione degli atti compiuti, estranei ad ogni forma decenza: due che decidono di togliersi la vita reciprocamente non sono, in forza del loro accordo, meno colpevoli, non sono, per questo, meno omicidi.

La logica della sessualità vissuta all’interno del matrimonio ruota, invece, attorno al cardine della donazione reciproca: mancando, quindi, la volontà di unicità donativa, potremmo quasi dire che ci troviamo davanti a due mostri che, pur consenzienti, si stanno divorando vicendevolmente.

La pornografia disumanizza perché mente. Tempo fa mi colpirono le parole di un famoso filosofo contemporaneo (Hadjadj) a proposito dell’intimità umana. Così scriveva: «le pudenda sono umane tanto quanto il resto del corpo. Ciò che ci induce a velarle non è il loro carattere animale, ma la loro veemente intimazione. Sono intime e per questo intimano. Non appena si scoprono, esse m’intimano di entrare nella loro intimità, e dunque di esporre la mia». Parole molto forti, difficilmente contestabili e che ci fanno riflettere molto sulla pornografia che è costruita sulla negazione di ogni intimità.

Questo “mostro” del nostro tempo spinge a credere che atti di natura anale o orale, per se stessi non orientati all’unione “umana” tra i coniugi, siano una cosa normale. Alcuni si illudono che, con questi comportamenti, si possa preservare quanto, invece, in un rapporto completo, sarebbe considerato “troppo” e che, si potrebbe, quindi, perdere. Tempo fa avevo sentito dire che il santo Papa polacco, parlando a dei fidanzati che chiedevano sulla loro sessualità di coppia, avrebbe detto che a loro era permesso tutto quello che per loro non sarebbe stato d’imbarazzo davanti ai propri genitori… Una regola di condotta, oggi, difficilmente adottabile considerata la confusione dovuta alla diffusa disinibizione; senza, poi, dimenticare che – e non è cosa marginale – ogni autentica verginità nasce e si custodisce nel vigilare su quanto può contaminare il proprio animo prima ancora che il corpo.

La pornografia è alla radice della banalizzazione della sessualità umana dei nostri tempi: invasiva e pericolosissima, miete vittime silenziose senza che ce ne accorgiamo e, come un tarlo perverso, corrode dall’interno silenziosamente, abbattendo gli arbusti apparentemente più floridi.

A letto, i coniugi non devono dimenticare che il proprio donarsi reciproco è espressione, parlando per analogia, di quanto avviene sull’altare: c’è un profondo e mistico legame tra quanto avviene sull’altare con l’eucaristia e il talamo nunziale. Su entrambi si “fa l’amore”, lo si rende vivo: amore capace di generare vita. Curioso che, un’espressione tanto bella – fare l’amore – possa essere macchiata e, interiormente, avvelenata. Forse è per questo che molti tendono a usare l’espressione “fare sesso”, perché “fare l’amore” si avvicina di più alla capacità di “creare”, attitudine – spero su questo si possa essere tutti d’accordo – propriamente divina.




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Enzo Vitale

Enzo Vitale è sacerdote e religioso dei Servi del Cuore Immacolato di Maria. Dottorando in Teologia Morale presso la Pontificia Università della Santa Croce, svolge attività di ricerca e divulgazione su temi di bioetica, teologia morale e vita cristiana. Ospite frequente della trasmissione Cristianità (RAI Italia), ha già pubblicato: Dammi dei figli, se no io ne muoio (Gen 30,1). Dal desiderio di maternità alla maternità surrogata (Tau Editrice, 2022) e L’assistente sessuale per le persone disabili. Analisi dei profili bioetici (Armando Editore, 2021).

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ULTIMI COMMENTI

4 risposte su “Tra altare e talamo nuziale”

a dire il vero non esiste una norma che vieti i rapporti orali fintanto che essi rientrino in un discorso di “preliminare”. Anzi, in caso di secchezza vaginale aiutano,oltre che dare piacere . Diverso è l’atto fine a se stesso e svincolato dall’amore e dalla trasmissione della vita.

Fermati un po’!

Tutto il Segreto consiste nel fermarti,
senza pensare tanto,
senza pensare per niente.
Stare così tranquillo,
respirare profondamente,
perseverando nel Silenzio
senza sforzo,
quanto tu desideri,
il più possibile.
Resta così in pace,
senza sentire nulla,
senza pensare,
senza preoccuparti!
Resta affinché ascolti
la bella voce del Silenzio!
E, ascoltatala,
alzati e va’
là dove il Silenzio ti dice!

Nikolin Sh. Lëmezhi
Shkodër (Albania), 10. 09. 2024

Papa Wojtyla ha dedicato le udienze del mercoledì all’amore umano e alla sessualità, note come “Teologia del Corpo”. Si sono tenute durante le udienze generali del mercoledì tra il 1979 e il 1984. In questo ciclo di 129 catechesi, il Pontefice ha ridefinito il valore del corpo e della sessualità come dono di Dio, esaltando l’unione coniugale e l’amore umano. Le udienze furono interrotte solo per l’attentato subito il 13 maggio 1981.
Ma il testo principale da leggere e studiare è “Amore e responsabilità” scritto quando ancora era cardinale di Cracovia. Un testo bello, consequenziale, sereno e molto ricco. da studiare e far conoscere.

Bisogna ricordare che i cosiddetti “rapporti orali” (in che senso rapporti ?) sono responsabili della trasmissione del papilloma virus che è il maggior imputato per i tumori del cavo arale e del faringe. Un conto è la “passione erotica” e un conto è il rapporto sessuale che, come dice a ragione il catechismo della Chiesa cattolica, va mantenuto nel pudore e nei limiti. L’erotismo, che schiavizza, non è il fine del rapporto sessuale.

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