CORRISPONDENZA FAMILIARE

Vivere con responsabilità. L’appello di Papa Leone

20 Luglio 2026

Foto tratta da Vatican News - Italiano on Youtube

In un’epoca in cui le parole si moltiplicano e si consumano rapidamente, parole spesso amplificate e facilmente dimenticate, voglio ritornare su Magnifica humanitas, la prima enciclica di Leone XIV. Non è uno dei tanti documenti che portano la firma del Papa ma quello che più degli altri riassume la linea che orienta l’attuale pontificato. Tra le tematiche presenti in questo testo, ma forse non sottolineate abbastanza, ritornano con urgenza il tema della pace e della responsabilità di ciascuno.

L’enciclica parla molto della guerra: 46 volte ritorna questo vocabolo. La guerra purtroppo non è mai stata assente ma la situazione attuale è peggior perché oggi vi è

“una preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale, mentre vengono erosi proprio quei criteri etici che ne avevano limitato l’uso” (MH 190).

Papa Leone denuncia quella che chiama “la cultura della potenza” in cui i Paesi più forti impongono con le armi il loro predominio. Parla molto della pace, questo vocabolo ritorna 113 volte, non solo come assenza di conflitti ma come metodo e criterio di azione nei rapporti internazionali. Cita Giorgio La Pira che spiegava così il metodo della pace: negoziato, incontro, convergenze (MH 221). Parla molto del disarmo, non solo nel senso più stretto del termine e non solo come metodo nelle relazioni internazionali ma anche come stile della comunicazione mediatica. Invita tutti a “disarmare le parole”: 

Tutti dobbiamo quindi fare un esame di coscienza sulle parole che usiamo, sui pregiudizi di cui sono impregnate e sull’aggressività, aperta o larvata, che le abita. Abbiamo una possibilità reale di contribuire al bene ogni volta che diciamo la verità, che diamo un consiglio saggio, che sosteniamo chi ha bisogno di conforto, che denunciamo un’ingiustizia, che diamo voce a chi non ne ha” (MH 214).

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In questo contesto così ampio che riguarda tutto e tutti, il ruolo dei singoli potrebbe apparire insignificante. In realtà Papa Leone ricorda che nella storia dell’umanità tutti hanno un compito e perciò tutti possono e devono partecipare al bene comune. L’enciclica non si rivolge solo a coloro che governano i popoli ma parla a tutti e chiede a ciascuno di fare la sua parte. Presentando il documento, il Papa ha sottolineato il contributo che ha ricevuto da tante persone:

“Ho ascoltato scienziati e ingegneri […] leader politici e funzionari pubblici […] genitori e insegnanti profondamente preoccupati del futuro delle generazioni più giovani” (Presentazione)

In questa breve e incompleta lista non ci sono solo quelli che hanno in mano il destino dei popoli o solo gli esperti nelle varie discipline, vi sono anche genitori e insegnanti che svolgono un ruolo sociale apparentemente marginale. Nel pensiero del Papa tutti sono coinvolti. A conferma di questo tratto peculiare della proposta, Leone XIV cita un passaggio biblico interessante, quello che descrive la ricostruzione di Gerusalemme dopo la distruzione fatta dai babilonesi:

“Neemia, un ebreo al servizio del re persiano Artaserse, riceve la notizia dello stato disastroso della città dei padri. Prima di agire, digiuna, prega, intercede per il popolo; poi chiede al re il permesso di tornare a Gerusalemme e, giunto sul posto, esamina in silenzio i luoghi distrutti. Non impone soluzioni dall’alto. Convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi, fronteggia le opposizioni. Il racconto mostra come la città rinasca non grazie all’iniziativa di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo: sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani. È un’opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima ancora delle pietre” (MH 8).

Quest’immagine biblica, ha detto il Papa nella Presentazione del documento, “invita tutti e ciascuno a fare la propria parte”. Ciascuno ha il suo mattone da portare e solo così possiamo costruire una società più giusta dove tutti sono protagonisti. Nell’enciclica c’è un paragrafo che ha questo titolo significativo: “Tutti possiamo fare la nostra parte” (MH 212). A giudizio del Papa occorre rifiutare una sottile tentazione:

pensare che i problemi siano troppo grandi e noi troppo piccoli, e che dunque le nostre scelte non spostino nulla. È una forma elegante di resa, spesso mascherata da realismo”

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Certo, continua il Papa “non tutti hanno lo stesso potere di incidere sulla realtà: c’è chi governa, chi decide investimenti, chi guida istituzioni, chi fa ricerca, chi educa, chi informa, chi produce; e c’è chi sembra avere soltanto la propria vita quotidiana. Eppure, nessuno è senza responsabilità. Ognuno dispone di un proprio ambito di azione, e lì – non altrove – è chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza, anche solo con indifferenza, cinismo, menzogna, odio, oppure custodire la logica della pace, con verità, sobrietà, prossimità, cura” (MH 212). E cita, a sorpresa, il romanzo di Tolkien, Il Signore degli anelli:

“Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare” (MH 213).

Insomma, ciascuno faccia la sua parte, faccia tutto il bene possibile nel tempo che Dio gli dona e negli ambiti di sua competenza. “Nessuna mano, da sola, è sufficiente a sostenere il peso delle sfide che attraversano il mondo; e nessuna è così debole da non poter offrire il proprio contributo” (MH 13). Un invito rivolto a tutti, credenti e non:

“A tutti i fedeli cattolici, a tutti i cristiani, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà rivolgo un accorato appello: non temiamo di sporcarci le mani nel cantiere del nostro tempo” (MH 16).

Il Papa invita tutti a vivere con responsabilità. È una parola che ritorna un centinaio di volte nell’enciclica. La coscienza di avere un compito è la premessa per mettersi all’opera e agire con il massimo impegno. Questa consapevolezza per noi credenti assume la forma di una vera e propria vocazione, cioè una parola che viene da Dio. E noi siamo certi che Colui che chiama non fa mancare le risorse per scrivere pagine nuove che rivestono di luce la nostra magnifica storia.




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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