Inghilterra. Disegno di legge su suicidio assistito fa discutere

Il dibattito sul fine vita si riaccende prepotentemente nel Regno Unito, configurando quello che si preannuncia già come un autunno di fuoco sul piano etico e parlamentare. Il 17 giugno scorso, la deputata laburista Lauren Edwards ha ufficialmente reintrodotto alla Camera dei Comuni un disegno di legge sul suicidio assistito, del tutto identico al Terminally Ill Adults (End of Life) Bill, presentato nel 2024 dalla deputata Kim Leadbeater, decaduto ad aprile 2026. Il primo scoglio parlamentare, ovvero il dibattito in seconda lettura, è già stato fissato per l’11 settembre 2026.

Si è immediatamente ricompattata una vasta e variegata coalizione di opposizione: sigle mediche, leader religiosi, associazioni per i diritti dei disabili e movimenti pro-life sono scesi in campo compatti per denunciare i pericoli storici di una simile legalizzazione.

La fermezza dei medici: «Non è una cura»

La British Medical Association (BMA) ha dichiarato che “Il suicidio assistito non è una cura”, pur mantenendo formalmente una posizione di neutralità istituzionale sul principio etico della legge. L’Assemblea Rappresentativa Annuale dell’associazione ha approvato mozioni durissime che smontano l’applicabilità pratica del progetto di legge stesso.

Come evidenziato dal comunicato stampa ufficiale della BMA, rilanciato in un focus analitico dall’organizzazione Right to Life UK, i medici britannici hanno messo nero su bianco che “il fine vita assistito non è un trattamento medico”. Di conseguenza, la professione esige tutele granitiche: la BMA chiede che nessun medico, specializzando o studente di medicina possa essere obbligato, penalizzato o discriminato a livello contrattuale e professionale qualora decida di non partecipare alle procedure di suicidio assistito. L’adesione del personale sanitario deve essere esclusivamente su base volontaria; l’associazione medica insiste affinché l’eventuale introduzione del suicidio assistito disponga di fondi totalmente separati e autonomi, senza sottrarre “nemmeno un penny” ai già fragili finanziamenti destinati alla medicina generale, alla salute mentale e alle cure palliative dell’NHS (il Servizio Sanitario Nazionale).

Il dottor Andrew Green, presidente del comitato di etica medica della BMA, ha ammonito i legislatori chiarendo che l’associazione “non rimarrà in silenzio su una questione che avrà un impatto così significativo sulla professione e sulle persone di cui ci prendiamo cura”.

Leggi anche: Suicidio medicalmente assistito. Ne parliamo con Giulia Bovassi

I Vescovi e la vulnerabilità dei malati

La Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles continua a far sentire la propria voce con fermezza. John Sherrington, Arcivescovo responsabile per le questioni relative alla vita per la Conferenza Episcopale, ha espresso profonda delusione per la reintroduzione del testo, definendolo “viziato e pieno di questioni irrisolte”.

Secondo i Vescovi cattolici, il testo mina radicalmente la libertà di coscienza dei professionisti e, cosa ancor più grave, minaccia l’esistenza stessa di hospice e case di cura, costringendoli a cooperare a pratiche di suicidio. “Reintrodurre questa legislazione mette ancora una volta a rischio i più deboli”, ha dichiarato Sherrington, sottolineando come la vera urgenza nazionale sia quella di appianare l’erogazione disomogenea delle cure palliative nel Paese attraverso “un miglioramento di cure compassionevoli e di alta qualità, e un adeguato finanziamento degli hospice”.

La denuncia del mondo della disabilità

Il mondo della disabilità ha lanciato un allarme incisivo. L’organizzazione Not Dead Yet UK (realtà guidata da persone disabili che si oppone radicalmente a eutanasia e suicidio assistito) ha dichiarato: “Non si può offrire il fine vita assistito come una scelta autentica quando le cure palliative sono sottofinanziate, l’assistenza sociale è in crisi e le persone disabili affrontano continui tagli alla propria indipendenza e al proprio sostegno…Non si tratta di una libera scelta quando le alternative assistenziali sono così scarse”.

Pro Life e associazioni di categoria

Le due principali sigle pro-life del Regno Unito, Right to Life UK e la Society for the Protection of Unborn Children (SPUC), considerano la mossa di Lauren Edwards come un atto di “estrema arroganza”, ma anche di profonda “disperazione”.

Altri prestigiosi enti e associazioni di categoria, secondo quanto riportato dai Vescovi e dai report pro-life, si sono pronunciati contro l’impianto della legge o ne hanno evidenziato la pericolosità intrinseca. Il Royal College of Psychiatrists e il Royal College of Physicians continuano a sollevare enormi dubbi sulla reale capacità di valutare la totale assenza di pressioni esterne o stati depressivi nei malati terminali. La British Geriatrics Society (BGS) l’ente dei geriatri britannici, chiede tutele stringenti e denuncia il rischio che la fragilità degli anziani affetti da polipatologie venga erroneamente o dolosamente incanalata verso il fine vita assistito. L’Hospice UK l’organizzazione nazionale che rappresenta le strutture di cure palliative, pur mantenendo una posizione di neutralità istituzionale, ha denunciato i dati allarmanti della crisi in corso: quasi 6 hospice su 10 nel Paese stanno pianificando o hanno già attuato tagli ai servizi di prima linea a causa della carenza di fondi. Gruppi contro l’abuso domestico e per la tutela della vulnerabilità intravedono nelle maglie larghe della legge uno strumento di potenziale, terribile coercizione psicologica ed economica ai danni di persone fragili o isolate.

La “partita” dell’11 settembre si preannuncia, dunque, come uno “scontro totale” a Westminster. La patria della Magna Charta non sembra affatto disposta a liquidare la tutela dei propri cittadini più deboli in nome di una falsa compassione.




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1 risposta su “Inghilterra. Disegno di legge su suicidio assistito fa discutere”

Mentre in Emilia Romagna con il voto favorevole di Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Civici con de Pascale e Movimento 5 Stelle e quello contrario di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Rete civica, la Commissione sanità della Regione Emilia-Romagna ha espresso parere favorevole al progetto di legge sul suicidio medicalmente assistito, a prima firma Paolo Trande (Avs) e sottoscritta anche da Paolo Calvano e Alice Parma (Pd), Giovanni Gordini e Vincenzo Paldino (Civici), Lorenzo Casadei (M5s) e Simona Larghetti (Avs).
La proposta di legge, dunque, ora passa all’esame dell’assemblea legislativa per la discussione e la votazione definitiva.
Un cattolico dunque deve tener presente questa deriva quando si reca alla cabina elettorale.

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