25 Luglio 2026

Chi insegna ai bambini chi sono?

Ho letto attentamente le nuove Linee di indirizzo della Società Italiana di Pediatria dedicate all’identità di genere pubblicate lo scorso 26 giugno. E solo ora trova il coraggio di parlarne. Sono pagine scritte con linguaggio rispettoso, attente a contrastare ogni forma di discriminazione e di bullismo, animate dalla preoccupazione di accompagnare bambini e adolescenti che vivono situazioni di sofferenza. È un intento che merita di essere riconosciuto. Nessun bambino dovrebbe sentirsi solo, umiliato o rifiutato.

Eppure, proprio leggendo queste pagine, nasce una domanda che va oltre il tema del gender e riguarda l’idea stessa di uomo che stiamo consegnando alle nuove generazioni. Per molti anni ho pensato che il compito della medicina fosse anzitutto quello di osservare la realtà, di descriverla, di studiarla con prudenza. Oggi, invece, su alcuni temi sembra che il dubbio venga rapidamente archiviato e che il linguaggio della scienza assuma il tono della certezza. Il documento della SIP definisce l’identità di genere come «la percezione che una persona ha di sé come maschio, femmina, entrambi o nessuno dei due, non necessariamente coincidente con il sesso assegnato alla nascita» e invita a considerare il genere «non in modo binario, ma come uno spettro».

Cade ogni evidenza scientifica in un documento scientifico – scusate la ripetizione obbligatoria dell’aggettivo dato che trattasi dei pediatri italiani non di un’élite culturale. Il corpo non è più il punto di partenza dell’identità, ma uno degli elementi con cui l’identità si confronta. La percezione soggettiva tende a diventare il criterio decisivo. E questo per i pediatri italiani è un dato acquisito, senza dare conto del dibattito che, proprio negli ultimi anni, attraversa la comunità scientifica internazionale. Non vi sembra assurdo?

Non voglio negare la sofferenza di ragazzi che vivono un profondo disagio rispetto al proprio corpo. Sarebbe ingiusto e disumano. Ma proprio perché parliamo di bambini e adolescenti, ci si aspetterebbe che la prudenza fosse la prima virtù della medicina. La storia della pediatria è la storia dell’attesa. Un pediatra sa che un bambino cambia. Cambiano il carattere, le paure, gli interessi, il modo di percepire se stessi. L’identità non è una fotografia; è una crescita. Per questo mi colpisce molto leggere che, tra le forme di sostegno, venga indicata l’affermazione sociale dell’identità dichiarata dal minore — attraverso il nome, i pronomi e l’espressione di genere — come parte del percorso di accompagnamento.

Ma insomma, stiamo educando i bambini a conoscersi o a definirsi? Sono due verbi profondamente diversi. Conoscersi richiede tempo, relazioni, esperienza, persino errori. Definirsi sembra invece chiedere una risposta immediata a una domanda che forse, nell’infanzia e nell’adolescenza, ha ancora bisogno di maturare. È qui che nasce il mio disagio. Non perché tema le domande dei bambini (si parla anche di bambini di 2, 3, 5 anni!!!), ma perché temo le nostre risposte quando diventano troppo veloci. La medicina, soprattutto quella che si prende cura dei bambini, mi ha sempre insegnato il valore dell’attesa. Un pediatra sa che la crescita sorprende, che molte fragilità evolvono, che non tutto ciò che un bambino vive oggi definisce ciò che sarà domani.

Non mi interessa vincere una battaglia culturale. Mi interessa una domanda molto più semplice: tra vent’anni, quei bambini potranno dire che noi adulti abbiamo avuto la pazienza di accompagnarli nella ricerca della verità su se stessi oppure sentiranno di essere stati troppo in fretta confermati in una risposta? È questa, credo, la domanda che una società scientifica e non dovrebbe avere il coraggio di porsi.



Il Caffè sospeso...
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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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