CORRISPONDENZA FAMILIARE

La nostalgia del mare lontano. L’Humanae Vitae è ancora attuale?

27 Luglio 2026

Foto derivata da: The original uploader was RaminusFalcon at Italian Wikipedia.Unknown photographer, Public domain, via Wikimedia Commons

Il 25 luglio 1968 con audacia profetica Paolo VI pubblicava l’enciclica Humanae Vitae. Il Pontefice sapeva bene che quel documento avrebbe incontrato la più aspra resistenza, non solo nella società civile ma anche nella comunità ecclesiale. Ai suoi occhi, agli occhi di un Pastore che ama la sua Chiesa, questa prevedibile opposizione invece di suscitare maggiore prudenza, rendeva ancora più urgente e necessario il suo intervento. Molti hanno letto questo documento solo in chiave morale e solo come una condanna della contraccezione. Quel documento dice altro. Ed è ancora da scoprire. 

A me non piace viaggiare, perciò mi sono sempre chiesto perché la gente si sottopone a estenuanti fatiche pur di arrivare nei luoghi più lontani. Senza badare a spese. Evidentemente sono affascinati dalla meta. Anche i tifosi del calcio sono pronti a fare tutti i sacrifici pur di sostenere la loro squadra. Ai loro occhi non solo è legittimo ma doveroso, anzi assume la forma di un vero impegno morale. 

“Se vuoi costruire una nave, risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato”, ha scritto Antoine de Saint-Exupéry. La forza della proposta morale non è racchiusa nel precetto ma nella meta. Se quest’ultima appare affascinante, sarà degna di ogni sacrificio. Altrimenti… resteremo incollati alla sedia, per nulla al mondo accetteremo la sfida e la fatica che comporta una vita responsabile e matura. La morale non dovrebbe consegnare precetti che pesano come macigni ma deve proporre itinerari affascinanti, una specie di agenzia di viaggio. Se non è questo il punto di partenza e/o se non siamo capaci di mostrare il fascino della meta, la partita è persa in partenza. 

Per impostare un viaggio è importante sapere due cose: dove siamo e dove vogliamo andare, qual è il punto di partenza e il punto di arrivo. Sembra una cosa scontata ma spesso capita di trascurare proprio le cose ovvie. 

Il punto di partenza è il desiderio di amare ed essere amati, presente in ogni persona. Quel desiderio sincero di vivere relazioni capaci di saziare il bisogno affettivo e di dare un senso alla vita. Un desiderio ingenuo che purtroppo si scontra con una cultura refrattaria alla responsabilità e allergica ai precetti, una cultura che innalza l’individuo a totem indiscusso del pantheon della modernità. Insomma la cultura del voglio essere felice, non importa come. Le regole vengono dopo e sono riconosciute valide solo se e nella misura in cui realizzano le attese individuali. 

Il punto di arrivo, la meta che dovrebbe affascinare e sollecitare il viaggio, è l’amore, inteso come piena comunione e condivisione tra l’uomo e la donna. Uso questa parola pur sapendo che è quanto mai carica di ambiguità. E tuttavia, proprio l’amore è capace di risvegliare energie sopite e suscitare slanci imprevedibili. La grande sfida è quella di presentare l’amore che unisce l’uomo e la donna, non come benessere individuale (dove tutto si misura con le esigenze dell’io) ma nella prospettiva dell’unità coniugale, dove tutto si decide in base al noi. L’amore inteso e perseguito come armonia di una coppia che impara a intrecciare i diversi e complementari registri della comunicazione affettiva. Malgrado la cultura che oggi imperversa, quella che sgrammatica l’amore, questa meta continua ad essere percepita come affascinante. 

L’Humanae vitae non risponde solo alla domanda sulla liceità dei mezzi contraccettivi, non riguarda solo il rapporto tra sessualità e procreazione, ma entra nel cuore di questa battaglia culturale, propone uno stile di vita in cui sessualità e amore siano al servizio non del diritto soggettivo al piacere ma di quell’unità coniugale che rappresenta la gioia vera e duratura della coppia e l’oggettivo fondamento della società. Paolo VI non guardava all’individuo ma alla persona umana. Non voleva dare le briciole ma aprire l’uomo alla pienezza della sua vocazione, “non solo naturale e terrena, ma anche soprannaturale ed eterna” (HV 7). 

L’amore coniugale è il centro e il cuore dell’Humanae vitae. Paolo VI non voleva salvaguardare un principio morale ma intendeva custodire la bellezza dell’amore coniugale che, a sua volta, rappresenta il centro e il cuore dell’umana società. Papa Montini ha giocato tutta la sua autorità. Sapeva di farlo e lo ha fatto perché era convinto, e lo ha scritto nelle prime battute, che questa “materia tocca da vicino la vita e la felicità degli uomini” (HV 1). Ed ha aggiunto: 

“Nel difendere la morale coniugale nella sua integrità, la Chiesa sa di contribuire all’istaurazione di una civiltà veramente umana; essa impegna l’uomo a non abdicare la propria responsabilità per rimettersi ai mezzi tecnici; difende con ciò stesso la dignità dei coniugi” (Hv 18). 

Contrariamente a quello che pensano molti nella Chiesa, mi riferisco anche ai vescovi, qui non è in gioco una battaglia di retroguardia, una scaramuccia di confine. Siamo nel cuore stesso di quella che, Paolo VI chiamava la “civiltà dell’amore”. Un’espressione affascinante che Papa Leone ha riproposto nella sua recente enciclica Magnifica humanitas

Leggi anche: Tra altare e talamo nuziale

Le parole contrastano non poco con la realtà. Nella Lettera alle famiglie Giovanni Paolo II ricorda che nella società attuale è in atto un combattimento tra la civiltà dell’amore e la civiltà delle cose (Gratissimam sane, 13). Se vogliamo proporre la verità dell’amore, dobbiamo accettare di essere derisi come ingenui sognatori. E non dobbiamo tirarci indietro quando vediamo che l’orizzonte si offusca. 

La sessualità oggi viene pensata come espressione di un diritto soggettivo, appare del tutto svincolata da ogni realtà oggettiva. Il primo passo è stato proprio quello di separare la sessualità dalla procreazione. La pillola ha cambiato in modo sostanziale il modo di pensare e vivere la relazione sessuale. Questo contesto si pone in netto contrasto con l’antropologia cristiana che invece pone l’accento sulla responsabilità e sulla relazione affettiva. Se non vogliamo restare subordinati a questa cultura, è necessario proporre coraggiosamente che un altro modo è possibile. Un altro mondo è possibile. 

Non è un tema qualsiasi, qui c’è in gioco la felicità dell’uomo e la stabilità dell’umana società. A giudizio di Giovanni Paolo II, che ha confermato con autorità l’insegnamento del suo Predecessore, è in gioco la fede stessa: 

"Si tocca qui un punto centrale della dottrina cristiana riguardante Dio e l’uomo. A ben guardare ciò che è messo in questione, rifiutando quell’insegnamento, è l’idea stessa della santità di Dio. Predestinandoci ad essere santi e immacolati al suo cospetto, egli ci ha creati 'in Cristo Gesù per le opere buone che ha predisposto perché noi le praticassimo' (Ef 2, 10): quelle norme morali sono semplicemente l’esigenza, dalla quale nessuna circostanza storica può dispensare, della santità di Dio che si partecipa in concreto, non già in astratto, alla singola persona umana" (12 novembre 1988).

La proposta è chiara ma se consideriamo attentamente le condizioni di partenza, il viaggio appare proibitivo, la stessa proposta appare eccessiva, nel migliore dei casi viene accolta nella categoria delle mete belle ma impossibili. Ma i cristiani amano gli sport estremi. Ecco perché siamo ancora qui a parlare di queste cose.




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

ANNUNCIO


ULTIMI COMMENTI

1 risposta su “La nostalgia del mare lontano. L’Humanae Vitae è ancora attuale?”

Quando Paolo VI conobbe John Billing e sua moglie Evelyn rimase meravigliato e edificato dagli studi sulla fecondità naturale e ne scoprì il valore educativo. Questa scoperta lo rassicurava sulla visione della “sessualità matrimoniale” che Humane Vitae proponeva. E i coniugi Billings furono confermati nei loro studi ed esperienze umane e cristiane.
Ogni rapporto sessuale è un “valore in sè” e non, come si dice, un’esperienza da collocare nella vita sessuale dei coniugi. Cioè la frase “abbiamo già tre figli e quindi gli altri rapporti devono essere contraccettivi perchè abbiamo già dato alla famiglia e alla società”. Lo si diceva e lo si dice anche nel mondo cattolico. E invece Paolo VI disse che ogni rapporto è a se stante perchè la sessualità non è un gesto ripetitivo. Gli ostacoli all’Humanae Vitae erano scontati nel mondo laicista, non in casa cattolica che invece furono polemici e persino offensivi. Poi Giovanni Paolo II ampliò e confermò la visione di Paolo VI, ora entrambi Santi della Chiesa cattolica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.