28 Luglio 2026

Il giorno in cui un algoritmo entrò nella culla

Le rivoluzioni più grandi arrivano sempre in punta di piedi anzi si presentano come un progresso inevitabile, una soluzione più efficiente, una tecnologia che renderà tutto più semplice. E noi, quasi senza accorgercene, cambiamo linguaggio. Poi cambiamo mentalità. Infine cambiamo il modo di guardare l’uomo. È accaduto anche questa settimana, con una notizia passata quasi inosservata. Negli Stati Uniti entrerà in funzione il prossimo anno Aura, il primo laboratorio di fecondazione in vitro interamente automatizzato. Nessun embriologo che esegue direttamente le procedure, ma robot, algoritmi, sistemi automatizzati. È chiaro che il progetto arriverà anche in Europa, in America Latina, in Medio Oriente.

Qualcuno leggerà questa notizia e penserà: “È soltanto un passo avanti della medicina“. Forse. Ma ci sono passi avanti che obbligano anche a fermarsi perché non ogni avanzamento tecnico coincide automaticamente con un progresso umano. Si parla di un sistema automatizzato. Pensandoci, negli ultimi anni abbiamo automatizzato le fabbriche. I magazzini. I caselli autostradali. Le banche. Perfino le risposte ai clienti. Adesso stiamo automatizzando il luogo dove una vita comincia.

È difficile non avvertire un brivido perché qui non stiamo parlando di un software che aiuta un medico a leggere una radiografia. Qui la tecnologia entra nel gesto più delicato che esista: l’inizio dell’esistenza di una persona e se ogni algoritmo nasce per scegliere perché è la sua natura confrontare dati, attribuire punteggi, riconoscere schemi, individuare la soluzione ritenuta migliore, allora significa che anche l’inizio della vita risponderà a questi criteri!

Da anni il dibattito sulla procreazione assistita si concentra soprattutto sul desiderio legittimo di avere un figlio. Un desiderio che merita rispetto, ascolto, vicinanza. Sarebbe disumano ignorare la sofferenza di chi affronta la sterilità. Ma proprio perché quella sofferenza è vera, non possiamo permettere che renda invisibile un’altra domanda, forse ancora più decisiva: che cosa diventa il figlio? L’algoritmo deve essere addestrato. E chi lo addestra gli insegna, inevitabilmente, cosa cercare. Quali caratteristiche privilegiare. Quali risultati massimizzare. Quali probabilità aumentare. Non esiste un algoritmo neutrale. In questo modo l’efficienza entra nel mistero della vita e rischia di trasformarsi in selezione.

Non c’è bisogno di evocare scenari distopici. Basta osservare ciò che accade già oggi. La tecnica, quasi sempre, procede per piccoli passi. Oggi automatizza un processo. Domani introduce nuovi criteri di valutazione. Dopodomani promette percentuali di successo ancora più alte. Ogni passaggio appare ragionevole. Ogni passaggio sembra persino doveroso. Finché un giorno ci si accorge che nessuno ricorda più dove fosse il confine. Ogni bambino dovrebbe poter venire al mondo con una certezza, almeno una: di non essere mai il prodotto di un calcolo perché la dignità di una persona non può essere il risultato di un algoritmo. Davanti ad una culla dovremmo inginocchiarci con stupore ma presto finiremo per controllare che il sistema abbia eseguito correttamente la procedura. E non è fantascienza, purtroppo.



Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.

Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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