29 Luglio 2026

San Luigi Martin, il padre che insegnò alle figlie ad avere un Amico

Ci sono padri che lasciano ai figli una casa, un mestiere, un cognome rispettato. E poi ci sono padri che consegnano un’eredità molto più nascosta e infinitamente più preziosa: il volto di Dio. È questa l’eredità di san Luigi Martin, di cui oggi ricorre l’anniversario della nascita al Cielo (29 luglio 1894). Non lasciò alle sue figlie un patrimonio da amministrare, ma un’amicizia da custodire. La sua non fu un’esistenza straordinaria agli occhi del mondo. Faceva l’orologiaio. Lavorava con precisione. Amava sua moglie Zelia con una tenerezza infinita. Educava le figlie. Pregava. Una vita apparentemente ordinaria, eppure capace di cambiare la storia della Chiesa perché da quella casa sarebbe uscita Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni e dottore della Chiesa.

Ci piace pensare che i santi nascano per miracolo. In realtà, molto spesso, nascono dentro famiglie dove qualcuno ha preso sul serio il Vangelo. Teresa non è cresciuta semplicemente ascoltando parlare di Dio. È cresciuta guardando un padre e una madre che vivevano di Dio. Li vedeva inginocchiati davanti all’Eucaristia. Li vedeva commuoversi durante la preghiera. Vedeva il padre affrontare la vita con una pace indescrivibile nonostante la morte prematura della sua sposa. Prima ancora di ricevere una lezione di catechismo, aveva davanti ai suoi occhi persone care che avevano trovato l’Amico.

È questa, forse, la parola più bella del Vangelo: «Non vi chiamo più servi… vi ho chiamati amici». Gesù avrebbe potuto pretendere obbedienza. Invece offre una relazione. Il cristianesimo non nasce anzitutto da un elenco di doveri, ma dalla scoperta di essere introdotti nell’intimità stessa di Dio. È qui che i santi Martin trovarono il segreto della loro vita. La santità non fu il frutto di uno sforzo eroico per diventare perfetti, ma della fedeltà quotidiana a questa amicizia. Una parola che oggi abbiamo quasi smarrito.

Abbiamo ridotto la fede a convinzione, a morale, talvolta persino a battaglia culturale. Ma prima di tutto la fede è una relazione. È sapere che c’è Qualcuno che desidera il nostro bene più di quanto noi stessi sappiamo desiderarlo. Luigi e Zelia Martin avevano costruito tutta la loro casa su questa certezza. Per questo riuscirono ad attraversare prove che avrebbero spezzato chiunque: la morte di quattro figli piccoli, la malattia di Zelia, la vedovanza, la sofferenza degli ultimi anni di Luigi. Non erano una famiglia risparmiata dal dolore. Erano una famiglia abitata da una Presenza.

Anche il loro matrimonio continua a provocare la nostra cultura. Oggi siamo abituati a pensare l’amore come emozione, intensità, attrazione. I Martin ricordano invece che un matrimonio diventa grande quando gli sposi imparano ad essere amici. L’amico è colui che desidera il bene dell’altro prima del proprio. È colui che continua a custodire la bellezza dell’altro anche quando il tempo porta rughe, fatiche, incomprensioni. La stima reciproca, la capacità di sostenersi, la gioia sincera per i doni dell’altro furono il terreno sul quale fiorì il loro amore. Che cosa vedono i figli quando ci osservano? Vedono adulti continuamente affannati, assorbiti dal lavoro, preoccupati soltanto di garantire benessere e sicurezza? Oppure incontrano uomini e donne che hanno trovato un senso capace di sostenere anche il dolore? Ci affanniamo a lasciare ai figli un buon titolo di studio, una casa, qualche risparmio. Tutto importante. Ma rischiamo di dimenticare l’unica eredità che nessuna crisi economica potrà mai svalutare: insegnare loro dove cercare la felicità.

Non sappiamo quali siano state le ultime parole che Teresa sentì pronunciare dal padre prima di entrare definitivamente nel Carmelo. Sappiamo però quale immagine conservò nel cuore per tutta la vita: quella di un uomo inginocchiato, con gli occhi lucidi, incapace di parlare di Dio senza commuoversi. Prima ancora di insegnarle il catechismo, Luigi le aveva insegnato una cosa infinitamente più importante: che Dio è qualcuno che si può amare. Forse è proprio questa la più grande eredità che un padre possa lasciare ai figli. Nel giorno in cui ricordiamo la sua nascita al Cielo, san Luigi Martin continua a rivolgere anche a noi una domanda: i nostri figli, guardandoci vivere, avranno voglia di diventare amici di Cristo?



Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.

Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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