Ci sono mercati che conoscono le oscillazioni della finanza, le guerre, le crisi energetiche e le recessioni. E ce n’è uno che, invece, sembra non fermarsi mai. È il mercato degli esseri umani. Oggi si celebra la Giornata mondiale contro la tratta delle persone. Save the Children ricorda che in Europa, nel 2024, sono state identificate circa 9.500 vittime di tratta. Di queste, 1.555 erano minorenni, in aumento rispetto all’anno precedente. A livello mondiale, più di una vittima su tre è un bambino o un adolescente. Numeri certamente inferiori alla realtà, perché la tratta vive di invisibilità, paura e silenzio.
Sono dati che indignano. Ma, forse, dovrebbero soprattutto farci riflettere. La tratta non è soltanto un fenomeno criminale. È uno straordinario affare economico. Esiste perché produce guadagni enormi. Dietro ogni ragazza costretta a prostituirsi, ogni bambino sfruttato nel lavoro, ogni adolescente reclutato per attività illegali, c’è qualcuno che ha fatto un calcolo: quella vita vale più come merce che come persona. La povertà non genera automaticamente la tratta. Le guerre, le migrazioni forzate, le disuguaglianze rendono milioni di persone vulnerabili. Ma la vulnerabilità, da sola, non basta. Serve sempre qualcuno disposto a trasformarla in profitto. La tratta nasce nel momento in cui la fragilità umana diventa un investimento.
Viviamo in un tempo che parla continuamente di dignità, inclusione e diritti. Eppure continuiamo a costruire mercati nei quali il corpo umano diventa una risorsa economica. Cambiano le forme, ma la logica resta la stessa: ciò che conta non è più chi sei, ma quanto rendi. La persona viene misurata per la sua utilità, il suo corpo per il suo valore commerciale, la sua debolezza per il profitto che può generare.
Fa impressione leggere, nel rapporto di Save the Children, che oggi anche le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale stanno modificando profondamente le modalità di adescamento, reclutamento e controllo dei minori. Non perché l’intelligenza artificiale sia il problema. Il problema è sempre il cuore dell’uomo. Ogni innovazione amplifica ciò che siamo. Se il cuore cerca il bene, la tecnologia cura. Se cerca il profitto a ogni costo, persino un algoritmo può diventare uno strumento di sfruttamento.
Ogni volta che una persona smette di essere riconosciuta come un fine e diventa un mezzo, un prodotto, una prestazione, un costo o un guadagno, si compie il primo passo verso la tratta. Le mafie arrivano dopo. Prima c’è sempre un’idea dell’uomo che ha già smarrito il suo volto. Finché ci saranno uomini capaci di fare denaro sulla vulnerabilità di altri uomini, la tratta continuerà a cambiare volto senza mai scomparire. E la vera sfida non sarà soltanto arrestare i trafficanti, ma ricostruire una cultura nella quale nessun essere umano possa più essere considerato una merce.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).




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