Don Aldo Bonaiuto avverte le coppie: “La familiarità non vi renda irrispettosi”
Tempo fa ebbi il piacere di ascoltare dal vivo, nella mia diocesi di Jesi, don Aldo Bonaiuto, un sacerdote molto carismatico che è stato la spalla destra di don Oreste Benzi per molti anni. “Posso dire che stare con don Oreste significava vivere accanto a un santo e dormire poco…”, ha detto con un filo di ironia, ricordando che i santi dormono poco, perché pensano giorno e notte a come risolvere situazioni di ingiustizia e vi si impegnano attivamente. “Don Oreste era così… e se gli partiva l’ingiustizia insopportabile niente lo fermava…”.
Don Aldo Bonaiuti ci ha raccontato molti episodi su don Oreste Benzi, che oggi è “servo di Dio” (è infatti in atto il processo che lo condurrà – a Dio piacendo – verso gli altari).
Ci ha raccontato di quando, alle tre di notte, usciva sotto la pioggia per recuperare i senzatetto che dormivano in mezzo ai rifiuti nei parchi limitrofi. Ci ha parlato dell’amore verso la vita e dei bambini salvati dall’aborto. Quando li vedeva correre per la chiesa, durante la messa, si fermava e sorrideva.
Bonaiuto, che segue le orme di Benzi, è attualmente impegnato su molti fronti: è giornalista e scrittore, ma prima di tutto sacerdote speso per i fratelli e le sorelle, nonché esorcista; vive in una delle sedi della Comunità Giovanni XXIII, di cui Benzi è stato fondatore, continua ad aiutare le “donne crocifisse” salvando molte di loro dalla strada. L’ultimo suo libro, che tratta proprio questo tema, ha avuto la prefazione di Papa Francesco.
Don Aldo, così si fa chiamare nella sua assoluta semplicità, ama parlare del rispetto per la vita nascente, come amava fare anche don Benzi, e si impegna in prima persona per soccorrere gli ultimi. Proprio in questi giorni, è impegnato in una missione a Gaza, intento a recuperare e poi collocare in diversi ospedali italiani 14 bambini provenienti dalla Striscia, che hanno bisogno di cure e sono affetti da gravi tumori.
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Da giovane, spesso, aveva paura di dare la vita. Di darla fino a questo punto. Don Benzi gli diceva che è sbagliato aspettare che a fare qualcosa di buono o di eroico sia sempre qualcun altro. “Se non lo fai tu, non lo fa nessuno”, gli diceva. E lui ha accolto l’invito, pian piano si è lasciato trasformare.
Durante la sua testimonianza a Jesi, sapendo che erano presenti i fidanzati che in quella parrocchia, si preparano a ricevere il sacramento del matrimonio, ha voluto lanciare un messaggio a tutte le coppie presenti, di fidanzati ma anche di sposi: “Non lasciate che la familiarità vi tolga il rispetto per l’altro”.
All’inizio, sostiene Bonaiuto, due innamorati sono portati a rivolgersi con gentilezza, a voler mostrare solo il meglio di sé. Poi, pian piano, la presenza dell’altro diventa abitudine e si inizia a parlare con meno riguardo, con meno amore.
L’altro non è più una meraviglia, non è più un mistero. Non solo lo do per scontato, ma mi rivolgo a lui o lei in modo aspro, lo derido, lo apostrofo con parole sempre meno gentili. Perdo il rispetto nei suoi confronti.
Mentre, forse, con un uno sconosciuto cerco di avere decoro, con mio marito o mia moglie esprimo insofferenza, utilizzo parole poco dolci o persino lo umilio, la umilio.
Ecco, allora, il suo consiglio, forse un po’ ironico ma significativo: “datevi del lei”.
Non nella forma, ma nella sostanza.
Non significa non essere intimi, ma stare in guardia dal pericolo che la familiarità ci tolga la sana reverenza verso l’altro. Dobbiamo ricordare che la persona che abbiamo accanto è sacra, non la posso trattare come “qualcosa di poco conto”.
Nel caso di due sposi, l’altro è colui o colei in cui Cristo stesso mi chiede di essere amato.
Cari innamorati, cari fidanzati, cari sposi: facciamoci un regalo vero… torniamo a parlarci con riguardo e con amore, qualsiasi sia la nostra età e a prescindere da quanti anni siamo assieme.
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