CORRISPONDENZA FAMILIARE
Come fare dell’amore coniugale un cammino di quotidiana santificazione?
3 Agosto 2026
Nei giorni scorsi ho partecipato alla Settimana formativa che l’associazione Veritas amoris Italia propone a sposi, sacerdoti e consacrati. A tutti coloro che hanno a cuore la verità della famiglia e desiderano approfondire il Vangelo dell’amore e del matrimonio. Un’iniziativa importante e significativa in un tempo in cui il magistero profetico di Giovanni Paolo II sulla famiglia non sempre trova uno spazio adeguato. Un progetto che certamente promuove e favorisce una più diffusa ministerialità a servizio della famiglia nei vari ambiti della vita ecclesiale e sociale. Oggi condivido con voi alcuni passaggi di un dialogo con Giovanna Abbagnara nel corso della trasmissione La gioia dell’amore che mensilmente proponiamo su Radio Maria.
Perché è importante offrire agli sposi la possibilità di ricevere una formazione specifica su matrimonio e famiglia che li aiuti a comprendere la loro vocazione e il loro ruolo?
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Tutti i battezzati hanno bisogno di ricevere una formazione che li aiuti a vivere con consapevolezza la propria fede. Non basta più essere cristiani credenti, è necessario diventare cristiani convinti, solo questi ultimi possono vivere e testimoniare la fede nel contesto di una cultura che marginalizza o deforma la fede. La parabola del seminatore ricorda tutti gli ostacoli e le difficoltà che incontra il seme, una volta caduto nella terra. E ricorda anche che germoglia e produce frutto solo quando la Parola viene accolta e custodita con amore geloso (Lc 8,4-15).
Tutti i battezzati sono chiamati in causa e gli sposi più degli altri perché, come diceva Giovanni Paolo II agli inizi degli anni ‘80, con quella chiarezza che ha sempre contrassegnato il suo magistero, “la famiglia è oggetto di numerose forze che cercano di distruggerla o comunque di deformarla” (FC 3). Accanto alle minacce e alla crescente marginalizzazione sociale, il Papa spiega che oggi è in atto un processo culturale che tende a sfigurare il volto della famiglia. Basta pensare al fatto che il legame che unisce l’uomo e la donna nel patto nuziale, non viene presentato come famiglia naturale ma come famiglia tradizionale, cioè un modello che appartiene al passato, un’esperienza fuori moda.
Se gli sposi sono ben formati non solo possono vivere con gioia la loro esperienza, senza lasciarsi tentare dalle sirene culturali, sempre più insistenti e incisive; ma potranno a loro volta formare altri sposi, sia con il magistero della vita che con quello delle parole. Aggiungo però che la formazione di cui parlo non si riferisce semplicemente ad una più approfondita conoscenza culturale e/o teologica ma trova il suo radicamento in una vita di fede in cui la preghiera e i sacramenti hanno un ruolo decisivo. Emerge qui l’importanza delle diverse realtà ecclesiali, e in particolare dei movimenti, che hanno il compito di accompagnare, nutrire e custodire la fede dei battezzati.
In relazione alla vita degli sposi e delle loro famiglie, qual è la sfida più grande, la chiave che apre la porta, il punto di partenza per un vero cammino di santificazione?
La prima sfida è quella di invitare gli sposi a camminare nelle vie del Vangelo avendo come ideale la santità della vita. A partire dal Vaticano II è abbastanza comune, direi quasi scontato, affermare che tutti sono chiamati alla santità. Nell’Esortazione Gaudete et exsultate (2016) Papa Francesco ha scritto che Dio “ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente” (GE 1). Ed ha poi specificato che non parla soltanto dei grandi testimoni della fede ma anche della santità ordinaria, quella che possiamo vedere “nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere”. È quella che, con una felice espressione, Papa Bergoglio chiama la “santità della Chiesa militante”, la santità “della porta accanto” (Gaudete et exsultate, 7).
Far risuonare l’invito alla santità è utile ma radicalmente insufficiente. È necessario individuare e proporre con chiarezza i passi da fare e quelle scelte che concretamente favoriscono il cammino di fede.
Nel contesto di una cultura che esalta l’individualismo e, di conseguenza, accentua la fragilità delle relazioni, come possono gli sposi fare dell’amore coniugale un cammino di quotidiana santificazione? Come intrecciare la grammatica dell’affettività con l’esperienza della fede? Come aiutare gli sposi a vivere l’amore come un patto che nasce da Dio e mostra il volto di Dio? Come fare della vita nuziale una luce che mostra la bellezza e la fecondità del Vangelo?
Dobbiamo rispondere a queste domande e farlo nel modo più concreto possibile, se vogliamo che l’invito alla santità non resti un ideale affascinante ma… troppo lontano dalla realtà.
La seconda sfida, quella che assume un valore decisivo nel cammino di santificazione, è legata al ruolo della grazia nell’esperienza di fede. Nel Messaggio pubblicato il 19 marzo scorso, in occasione del 10° anniversario di Amoris laetitia, Papa Leone ha sottolineato che uno degli aspetti qualificanti di quel documento è quello di “risvegliare la fiducia nella grazia”. È questa, a mio parere, la chiave che dà forma e stabilità alla proposta di fede.
Il tema della grazia è quanto mai ampio perché abbraccia tutta la vita in tutti i suoi aspetti. La grazia è l’amore di Dio che precede e accompagna ogni nostra scelta. Se manca la fiducia nell’amore di Dio, non possiamo neppure ascoltare e accogliere la Parola che risuona attraverso la Chiesa. O meglio, ascoltiamo distrattamente e senza credere davvero che quella Parola può trovare effettiva realizzazione nella vita. Mi piace ricordare che il Vangelo di Marco si conclude con un’espressione significativa, dopo aver consegnato agli Undici – e dunque a tutta la Chiesa – il mandato missionario, l’evangelista scrive: “Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano” (Mc 16,20). Gli apostoli partono ma non sono soli, possono contare sulla presenza amorevole del Risorto.
Non basta richiamare la grazia, che giunge a noi attraverso i canali naturali e soprannaturali, attraverso la vita ordinaria o straordinaria, occorre anche aiutare gli sposi a mettersi nella condizione di riconoscere e accogliere l’amore di Dio. Quante volte gli sposi partecipano a Messa senza fede, cioè senza avere coscienza che quella celebrazione riversa nella Chiesa, e nel cuore dei credenti, una straordinaria “potenza eucaristica” (Giovanni Paolo II). Quante volte, invece di accostarsi con fiducia alla grazia sacramentale del Perdono, che sana ogni ferita e ridona il coraggio di ricominciare, gli sposi pensano di affrontare e superare con le proprie forze i limiti della vita a due.
Senza la grazia, malgrado la buona volontà e la sincerità delle intenzioni, la santità appare come un traguardo troppo lontano dalla vita e impossibile da raggiungere. Occorre dunque invitare gli sposi a intrecciare la vita quotidiana con i tempi di preghiera in cui l’ascolto della Parola e la grazia dei sacramenti non solo alimenta la relazione con Dio ma diventa sorgente sempre feconda della relazione coniugale e genitoriale.
Sono solo alcuni appunti di una riflessione più ampia che occorre seminare nei solchi della vita ecclesiale per fare della famiglia il luogo in cui, prima e più che altrove, il Vangelo s’incarna e da cui si irradia per una nuova e più efficace evangelizzazione.
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).


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