4 Agosto 2026
Ritrovare l’essenziale
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 15,1-2.10-14
In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!».
Riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!».
Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?».
Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».
Il commento
“Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi?” (15,2).
Alla critica dei farisei, Gesù risponde con un’accusa che getta ombre pesanti sulla dottrina che i farisei insegnano: “E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione?” (15,3). Loro si vantano di essere i veri, anzi gli unici custodi della Legge, Gesù invece li rimprovera di aver sostituito o deformato la Parola di Dio con le loro interpretazioni. La questione della purezza dei cibi è un esempio eloquente.
Nelle pagine della prima alleanza troviamo una chiara distinzione tra animali puri e animali impuri, tra i cibi che potevano essere mangiati e quelli che dovevano assolutamente essere evitati. Al di là delle motivazioni storiche, questa Legge ricordava agli ebrei che anche quando si mettevano a tavola dovevano ricordarsi di Dio e rispettare alcuni precetti. Anche i pasti diventavano così un’occasione per manifestare e vivere il legame con il Dio d’Israele. In questo modo la fede non restava confinata in un angolo della vita ma entrava in ogni ambito dell’umana esistenza. Questa luce era stata offuscata da una precettistica fin troppo rigorosa che accentuava la norma e dimenticava l’essenziale.
Oggi facciamo memoria San Giovanni Maria Vianney (1786-1859), un santo che la Chiesa onora con il titolo di Patrono dei parroci. In apparenza non ha fatto nulla di straordinario. Il suo ministero sacerdotale si esercitava in gran parte attorno alla chiesa parrocchiale: Messa quotidiana e confessioni. Tante ore seduto al confessionale per accogliere i pellegrini che, sempre più numerosi, affluivano ad Ars. Un uomo che ha vissuto l’essenziale e, proprio per questo, attirava le persone.
Oggi corriamo il rischio di ridurre la fede a brandelli, una fede fatta di tante cose che si sovrappongono e a volte si contrappongono. Una fede in cui la luce di Dio convive con scelte e comportamenti che, pur senza entrare in aperto conflitto con il Vangelo non sono sempre coerenti con quello che Dio chiede. Anche noi abbiamo bisogno di ritrovare l’essenziale. Ed è questa la grazia che oggi chiediamo.
Briciole di Vangelo
di don Silvio Longobardi
s.longobardi@puntofamiglia.net
“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).


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