7 Agosto 2026

Rallentare insieme, la vera vacanza

Le fotografie delle vacanze raccontano spiagge affollate, tramonti perfetti, tavole imbandite. Ma raramente mostrano ciò di cui una famiglia ha davvero bisogno: tempo. Tempo non per consumare luoghi, ma per ritrovarsi. Tempo per camminare insieme, parlare senza guardare l’orologio, riscoprirsi oltre la frenesia che per undici mesi all’anno ci costringe a vivere gli uni accanto agli altri più che gli uni con gli altri. Il dono più prezioso dell’estate è la possibilità di fermarsi. Non semplicemente di interrompere il lavoro, ma di interrompere la corsa.

Per questo mi ha colpito una storia arrivata dalla Francia. Da alcuni anni Anne-Marie e Alain Lemaire, due nonni, dedicano una parte delle loro estati a percorrere con i nipoti il Cammino di Santiago. Non una vacanza qualunque, ma un pellegrinaggio fatto di sentieri, pioggia, salite, stanchezza e soste condivise. Il primo tratto di quel cammino, nel luglio del 2018, partì da Le Puy-en-Velay, uno dei luoghi da cui tradizionalmente prende avvio il pellegrinaggio verso Santiago. Pioveva a dirotto. Jean aveva appena sei anni, Madeleine otto e Augustin undici. Dopo appena cinquecento metri il più piccolo si voltò verso la nonna e domandò con l’impazienza che appartiene a tutti i bambini: «Nonna, ci siamo quasi?».

Quella sera arrivarono in un piccolo albergo completamente bagnati. Qualcuno aveva acceso il camino. I bambini si asciugarono davanti al fuoco, bevvero una cioccolata calda e ricominciarono a ridere. Il pellegrinaggio era appena iniziato. E forse, senza saperlo, stava iniziando anche qualcosa di molto più importante: la costruzione di una memoria familiare. Non è un caso che sempre più famiglie scelgano il Cammino di Santiago. Gli studiosi raccontano che negli ultimi anni il pellegrinaggio è cambiato volto: non partono più soltanto persone sole in cerca di risposte, ma sempre più spesso famiglie, genitori, nonni e nipoti. Perché camminare insieme significa regalarsi ciò che oggi manca più di ogni altra cosa: il tempo.

Forse dovremmo ricordarlo proprio in questi giorni d’estate. Le vacanze non servono soltanto a riposarsi. Servono a ricostruire la famiglia. Anche Gesù è cresciuto così. Nazaret non è stata soltanto una casa. È stata una scuola di tempo condiviso. Maria, Giuseppe e Gesù hanno conosciuto la quotidianità dei pasti consumati insieme, del lavoro, del silenzio, delle strade percorse fianco a fianco. Ogni anno salivano in pellegrinaggio a Gerusalemme. La santità della Santa Famiglia è maturata anche dentro quel ritmo umano, lento, paziente, fatto di giorni ordinari vissuti insieme. Le nostre famiglie hanno smarrito non tanto la capacità di amarsi, quanto quella di camminare insieme. Viviamo rincorrendo tutto. Le vacanze si trasformano in programmi da ottimizzare, in itinerari da consumare, in fotografie da pubblicare. I figli passano da un’attività all’altra. Gli adulti non spengono mai davvero il telefono. Persino quando siamo insieme continuiamo a essere altrove.

Un pellegrinaggio fatto bene invece ti regala un nuovo stile, si cammina parlando, si aspetta il più piccolo, ci si ferma quando uno è stanco. Il silenzio non mette a disagio. Un figlio, tra vent’anni, forse dimenticherà il villaggio in cui ha dormito o il numero dei chilometri percorsi ma non dimenticherà mai la mano del papà che lo aiutava nella salita. Non dimenticherà la mamma che rideva della sua impazienza. Non dimenticherà il camino acceso dopo la pioggia.

Le famiglie hanno disperatamente bisogno di questo: di esperienze che non producano prestazioni ma relazioni. Di estati che non siano soltanto evasione ma occasione di ritrovarsi. Di giornate abbastanza lente da permettere ai figli di fare quelle domande che normalmente non trovano spazio tra un impegno e l’altro. Non è necessario andare fino a Santiago. Non tutti possono farlo. Ma ogni famiglia ha bisogno del suo cammino. Può essere una settimana in montagna, un pellegrinaggio, un sentiero vicino casa. Le cose più importanti non si trovano alla fine del cammino. Accadono mentre cammini con qualcuno che ti vuole bene.



Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.

Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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