11 Agosto 2026
Non addomesticare il Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,1-5.10.12-14
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.
Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».
Il commento
“Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?” (18,1).
Questo capitolo raccoglie alcuni insegnamenti in cui Gesù definisce con chiarezza le condizioni che fanno di una generica aggregazione di discepoli una vera comunità, icona della Chiesa, cioè la comunità della nuova alleanza voluta da Dio e sacramento del suo amore.
In primo piano appare il valore della piccolezza, l’evangelista la pone all’inizio come una premessa indispensabile (18, 1-4), subito dopo sottolinea la testimonianza che ciascuno è chiamato a dare per non scandalizzare i fratelli (18, 6-10); e la carità fraterna che impegna ciascuno a cercare l’altro, specie quando si smarrisce: “Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda” (18,14).
Mi soffermo sulla prima parte: “In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (18,3). Non si tratta di una semplice esortazione ma di un vero e proprio comando, espresso nella maniera più rigorosa possibile: diventare piccoli è la condizione essenziale per entrare nel Regno. O così o niente! Non c’è una via di mezzo. Non possiamo addomesticare il Vangelo in modo da adattarlo ai nostri gusti e alle nostre esigenze.
La piccolezza non è solo l’oggettivo punto di partenza ma il criterio decisivo di quella conversione del cuore che Gesù chiede ai suoi discepoli. Il Vangelo capovolge la mentalità dominante. Alcuni pensano che diventare grandi significa avere piena autonomia, acquisire un consenso sociale e ricevere l’applauso degli uomini. Chi vive così, è costretto a seguire le mode della maggioranza. Diventare come bambini, invece, significa coltivare la coscienza di essere figli e di poter contare sulla bontà del Padre. Chi vive così non si preoccupa della considerazione degli altri perché cerca unicamente di stare sotto lo sguardo di Dio. Il Vangelo assicura che i piccoli non ricevono riconoscimenti dagli uomini ma sono certamente “i più grandi nel regno dei cieli” (18,4). Una verità da accogliere e custodire con amore.
Briciole di Vangelo
di don Silvio Longobardi
s.longobardi@puntofamiglia.net
“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.
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