Separazione e divorzio. Accompagnare anche il dolore dei figli

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Quando una coppia si separa e ci sono dei figli, è difficile pensare che i bambini possano restare completamente fuori da ciò che accade. La separazione, infatti, non riguarda soltanto due adulti che interrompono una relazione: riguarda un intero sistema di affetti, abitudini, riferimenti e legami che chiamiamo famiglia. Non è soltanto la coppia a modificare il proprio assetto; è la famiglia intera che attraversa una trasformazione.

I figli vivono tutto questo dal loro punto di vista, con la loro sensibilità, con le loro domande spesso non espresse, con i loro tempi di comprensione. Per questo è importante ascoltare, soffermarsi sul loro sguardo e non dare per scontato ciò che provano. Ogni storia è diversa, ogni bambino reagisce in modo personale. Tuttavia, credo sia importante riconoscere una verità che a volte si fatica a nominare: nella maggior parte dei casi, una separazione rappresenta per i figli una sofferenza, una ferita, un passaggio che richiede un lavoro interiore per essere compreso e attraversato.

Dire questo non significa emettere sentenze, distribuire colpe o ignorare la complessità delle vicende umane. Ci sono situazioni nelle quali la separazione arriva dopo anni di difficoltà, conflitti o sofferenze profonde, a volta arriva come conseguenza di matrimoni che non sono stati validi fin dall’inizio. Riconoscere il dolore che i figli possono vivere non significa condannare i genitori; significa semplicemente dare dignità alla realtà e alle emozioni dei bambini.

Su Punto Famiglia insistiamo molto sull’importanza della formazione dei fidanzati. Perché siamo consapevoli che il matrimonio non è una favola che “procede da sola” grazie ai sentimenti. È una vocazione, una responsabilità, un’impresa impegnativa e meravigliosa insieme. Può generare una straordinaria ricchezza umana e spirituale, ma richiede strumenti, consapevolezza, maturità, capacità di dialogo e di affrontare le inevitabili crisi che ogni storia incontra.

Per questo ammettere che il divorzio lascia delle ferite e che i figli ne portano spesso il peso non dovrebbe essere vissuto come una pietra scagliata contro qualcuno. Dovrebbe piuttosto diventare una motivazione in più per tutti coloro che si occupano di accompagnare i giovani verso il matrimonio, aiutandoli a prepararsi con realismo e profondità.

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C’è una cosa che forse andrebbe detta più spesso ai fidanzati. Quando vi scegliete, non state scegliendo soltanto la persona con cui condividere la vostra vita. State scegliendo, potenzialmente, il futuro padre o la futura madre dei vostri figli. State scegliendo la persona con cui un giorno costruirete il mondo affettivo nel quale i vostri bambini cresceranno. È una prospettiva che può fare paura, ma che allo stesso tempo restituisce tutta la grandezza e la serietà dell’amore.

Qualche giorno fa, in un centro estivo, una bambina ha chiesto a due suoi amici di aiutarla a far tornare insieme la sua mamma e il suo papà. Non era una scena da film, né una campagna pubblicitaria. Era semplicemente la realtà di una bambina che esprimeva un desiderio profondo del suo cuore. Naturalmente non tutti i figli di genitori separati formulano lo stesso desiderio, e non tutti lo manifestano nello stesso modo. Ma episodi come questo ci ricordano che i bambini vivono ciò che accade, lo interpretano, lo elaborano e spesso custodiscono dentro di sé speranze, paure e nostalgie che gli adulti rischiano di non vedere.

Ignorare questa realtà per timore di mettere a disagio gli adulti non aiuta i bambini. Al contrario, ascoltarla con rispetto può renderci più attenti alle loro esigenze e più capaci di accompagnarli.

Mi tornano allora alla mente le parole di don Renzo Bonetti, pronunciate durante una serata della Scuola Nuziale: «Il figlio nasce dall’unità. Ovulo e spermatozoo danno vita all’embrione. Il figlio è l’unità dei genitori. E allora il primo latte da dare ai figli è l’unità. Non basta l’unità per generare un figlio, ci vuole unità anche per allevare il figlio».

Sono parole che non negano le fragilità umane e non cancellano le storie difficili. Ci ricordano però un ideale grande: il bisogno profondo che ogni figlio ha di sentirsi nato da un amore che cerca di restare unito, di collaborare, di custodire insieme la sua crescita

Parlare di questo con sincerità non significa giudicare chi ha vissuto una separazione. Significa riconoscere che i legami familiari hanno un valore immenso e che il bene dei figli merita tutta la nostra attenzione, il nostro ascolto e il nostro impegno. Perché ogni bambino ha bisogno non di una famiglia perfetta, ma di adulti che sappiano guardare con verità e responsabilità alle conseguenze delle proprie scelte, mettendo sempre al centro il suo bene. Anche quando la vita prende strade diverse e l’unità coniugale viene meno, resta una responsabilità preziosa: continuare a cercare, per quanto possibile, un’unità nell’amore verso i figli, affinché possano sentirsi sempre amati da entrambi e non portare da soli il peso delle fratture degli adulti.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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1 risposta su “Separazione e divorzio. Accompagnare anche il dolore dei figli”

I figli preferiscono sentire i genitori litigare, urlare, arrabbiarsi, vivere separati in casa che vederli separarsi e poi anche divorziare. Tanti studi lo dimostrano. I bambini capiscono molto bene il perdono. Le coppie devono farsi aiutare e insistere nel cammino di guarigione della relazione. I separati sono “solo” separati e la riunificazione è possibile e i terapeuti di coppia devono fare il possibile. Gli esempi ci sono e sono visibili. I bambini hanno ragione.

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