Tra Cielo e terra

Assunzione della Vergine

Marcellus Koffermans, Assumption of the Virgin, 1501–1600. The Art Institute of Chicago.

Oggi contempliamo la Vergine tutta avvolta dalla luce divina. Un’icona consolante perché ricorda qual è la meta ultima. In effetti, un numero sempre maggiore di persone ha una speranza zoppa e miope che non sa guardare oltre il muro della morte. Noi invece sappiamo che la morte non è il traguardo ultimo ma solo un passaggio, un’altra tappa di quel pellegrinaggio che conduce all’incontro con Dio. È una certezza che dobbiamo proclamare, oggi più che mai, per vincere questo strisciante paganesimo che riduce tutto alla materia.

Se la vita è un pellegrinaggio che trova il suo punto di arrivo nell’abbraccio di Dio, significa che viviamo tra cielo e terra. La natura ha dato all’uomo due piedi per camminare a testa alta. Se vogliamo davvero camminare a testa alta, cioè non da schiavi, dobbiamo posizionare bene i piedi: avere un piede ben piantato sulla terra e un altro già nell’eternità. Terra e Cielo devono intrecciarsi senza mai confondersi, devono stare abbracciati senza mai perdere la propria identità.

La terra ricorda ciò che passa, il Cielo ciò che dura per sempre.

La terra ricorda da dove veniamo, il Cielo ci ricorda dove andiamo.

La terra ricorda che siamo fatti di fango, il cielo annuncia che siamo fatti per l’eternità.

Quando il cuore s’immerge nell’eternità, le cose della terra perdono valore, o meglio, acquistano il loro autentico valore perché vengono cercate e custodite solo come mezzi per rendere più dignitosa la vita; possono anche essere utili e anche importanti ma nessuna di esse ha valore assoluto, la vita stessa, intesa come esistenza, non ha valore assoluto. Dobbiamo perciò imparare a misurare tutto con l’eternità. Una cosa è davvero utile – e come tale va cercata – nella misura in cui favorisce il nostro cammino verso l’incontro definitivo con Dio. Tutti sgomitano per ottenere il successo e non pochi sono pronti a vendere l’anima al diavolo pur di conquistare i primi posti. Chi legge la vita nell’orizzonte dell’eternità si pone altri obiettivi, cerca solo ciò che dura per sempre e non teme di occupare gli ultimi posti

Vergine Maria, strappa dal cuore
tutto ciò che appesantisce il nostro cammino,
quello che non serve per giungere a Te
quello che getta ombre
e non aiuta a mantenere la rotta.

Luci e ombre

Oggi contempliamo la luce ma noi sappiamo che questo pellegrinaggio è carico di ombre che spesso offuscano la vista e fanno smarrire la meta. Non possiamo prevedere e neppure prevenire le prove. Possiamo però prepararci ad affrontarle chiedendo ogni giorno la grazia della perseveranza. alcuni consigli. Se vogliamo vincere ci sono quattro condizioni:

1) essere consapevoli della propria debolezza;
2) non stancarsi di lottare;
3) restare fedele alla preghiera;
4) non perdere di vista la meta ultima.

C’è un’ultima condizione, che tante volte si rivela decisiva ed è la comunione fraterna. Chiamiamo amici fidati quelli che sono fedeli nel tempo della fatica, amici fidati sono anche e soprattutto quelli che hanno fede, cioè coloro che nel tempo della prova condividono la sofferenza e pregano con noi e per noi. Che bello trovare amici cin i quali fare un patto per l’eternità, un patto con il quale ci aiutiamo a camminare insieme verso la luce di Dio.

Una storia

Alcuni anni fa, e proprio nei giorni che precedono la festa dell’Assunta, Nadia Toffa ha concluso i suoi giorni. Aveva quarant’anni. Una delle tante biografie che si concludono anzitempo. Questa però è più suggestiva perché la protagonista è stata giornalista e conduttrice televisiva, un volto noto, una personalità effervescente che ha raggiunto il successo. Una di quelle persone che tanti ammirano e invidiano. E poi, nel momento più bello della sua carriera, d’improvviso il buio, il malore e quella parola che nessuno vuole sentire: cancro. Lo ha affrontato a viso aperto, non si è chiusa, anzi ha fatto della malattia un itinerario, lungo quel cammino, così oscuro e faticoso per tutti, ha incontrato il volto di un Dio buono, ha trovato la pace.

Ha voluto raccontare la sua esperienza in un libro che ha titolo eloquente: Fiorire d’inverno. racconta come ha fatto pace con la vita: “era come se mi fosse dimenticato che la fragilità non è una debolezza ma la condizione dell’essere umano, ed è proprio lei che ci protegge e ci fa ascoltare quello che proviamo, quello che siamo nel corpo e nel cuore. “Vi spiego come sono riuscito a trasformare quello che tutti considerano una sfiga, in un dono, un’occasione, un’opportunità”.

Questa vicenda luminosa e drammatica è una parola di Dio per questo nostro tempo inquieto e bisognoso di certezze. Dinanzi alla morte siamo tristi ma la fede grintosa di questa giovane donna è una medicina dell’anima che ha dato coraggio a molti. In fondo la vita non misura con i giorni ma con l’amore. Ed è quello che oggi chiediamo alla Vergine Assunta:

O Maria,
Sospinta dallo Spirito,
Tu hai fatto della tua vita una divina avventura,
un instancabile pellegrinaggio verso il santo monte.
A cominciare da quel viaggio
che ti ha portata nella casa di Zaccaria.
Da allora non hai smesso di viaggiare,
portando in ogni luogo la speranza del Vangelo
e confortando i discepoli del tuo Figlio.
Maria, Vergine pellegrina,
donaci di camminare con la sguardo rivolto
alla meta ultima del nostro esistere.
Amen




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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