Papa Leone sulla musica sacra: non è solo decorazione, ha una “funzione ministeriale”
Papa Leone sulla musica sacra: non è solo decorazione, ha una “funzione ministeriale”
“La musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all’azione liturgica, sia dando alla preghiera un’espressione più soave e favorendo l’unanimità, sia arricchendo di maggior solennità i riti sacri”. Papa Leone, durante l’udienza generale di mercoledì 19 agosto, ha citato queste parole della Sacrosantum Concilium, proseguendo il suo ciclo di catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II.
Leone XIV ha voluto sottolineare la “funzione ministeriale della musica nella liturgia, già messa in luce da San Pio X”. La musica, infatti, “è parte dell’azione liturgica e non mera decorazione della celebrazione. Nella liturgia, cantare e suonare significa pregare, sintonizzando il proprio cuore con quello delle sorelle e dei fratelli e con Dio, nella partecipazione attiva al mistero celebrato”.
In particolare, la musica “esprime la dimensione affettiva della preghiera, come afferma Sant’Agostino: «Cantare amantis est», cioè «cantare è proprio di chi ama» (Sermo 336, 1)”.
Questo, secondo il Pontefice “è molto importante, perché aiuta ad aprire il cuore all’agire di Dio nella grazia e a lasciarsene plasmare”.
Il canto, inoltre, favorisce la comunione. “Attraverso la sinfonia delle voci contribuisce all’unione degli animi, superando le differenze tra le persone e riunendo tutti nella lode a Dio. Diventa così epifania della Chiesa, manifestazione sensibile della comunione che appartiene alla sua stessa natura”.
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Al contempo, “dalla profonda valenza teologica del canto sacro, come parte integrante dell’azione liturgica, derivano alcune esigenze. Una prima è che, al di là delle mode o delle particolari sensibilità degli autori, esso deve rispondere a tutti i livelli a ciò che è più appropriato per il momento celebrativo. La forma, poi, specialmente nel suo aspetto melodico, dev’essere al tempo stesso nobile e semplice, di alta qualità musicale e facilmente eseguibile, soprattutto quando è destinata ad essere cantata da tutta l’assemblea (cfr SC, 121)”.
Per lo stesso motivo, “il Concilio raccomanda che anche i testi siano adeguati, profondi e nel contempo agevolmente comprensibili, ispirati principalmente alla Sacra Scrittura, ai libri liturgici e alla Tradizione spirituale della Chiesa”.
Un tema caro alla riforma conciliare è, ricorda Leone XIV quello dell’inculturazione, anche nel campo della musica sacra. Si sottolinea, in particolare, in relazione alle tradizioni musicali delle diverse culture, l’importanza di tenerle in seria considerazione, come parte della vita religiosa e sociale delle persone. Ovvero, per quanto possibile, si promuova la musica tradizionale di quei popoli, tanto nelle scuole, quanto nelle azioni sacre.
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