FEDE E FAMIGLIA
“Mamma, perché siamo gli unici bambini a Messa?”. Estate, famiglia e vita di fede
D’estate cambiano i ritmi, le abitudini. In ferie si rallenta, si prende tutto con più leggerezza. E, per molti, sembra andare in vacanza anche la fede: le parrocchie si svuotano e la pausa estiva pare riguardare anche il nostro rapporto con il Signore. Cosa dire ai bambini quando, portandoli a Messa, si accorgono che la chiesa è sempre più vuota?
«Mamma, anche oggi siamo gli unici bambini in chiesa!». È una frase che può arrivare all’improvviso, magari proprio d’estate, quando le chiese si fanno più silenziose, le famiglie partono e le consuete abitudini sembrano sospendersi. I bambini osservano, fanno confronti, si accorgono di ciò che li circonda. E una domanda, semplice, può nascondere molto più di una curiosità: «Perché siamo qui, se gli altri non ci sono?».
D’estate cambiano i ritmi e anche la fede, per molti, sembra andare in vacanza: le parrocchie si svuotano, le Messe diventano meno frequentate e la pausa estiva pare riguardare anche il nostro rapporto con il Signore.
Per chi ha incontrato davvero Cristo, il numero dei presenti non è ciò che determina il valore della Messa. Non andiamo in chiesa se ci vanno tutti, né perché è una consuetudine, o perché “si fa così”. Andiamo perché lì incontriamo una Presenza. Perché abbiamo bisogno di Lui.
La fede non è una moda e non può dipendere dalla maggioranza.
Eppure, quando ci sono di mezzo i bambini, la questione diventa delicata. Perché loro guardano. E imparano molto più da ciò che vedono che da ciò che diciamo.
«Perché siamo gli unici?», possono chiedere, se vedono i compagni partire, andare in spiaggia, dormire fino a tardi, giocare, divertirsi. Se sanno che molti di loro non vanno a Messa al di fuori del periodo del catechismo.
È una domanda che non va liquidata con un «Perché bisogna andarci» e nemmeno con un rimprovero: «Non devi pensare a quello che fanno gli altri».
Il punto è essere veri testimoni, anche con loro.
Non andiamo a Messa per riempire le chiese.
Non ci andiamo per sentirci migliori.
Non ci andiamo per poter dire che siamo più bravi degli altri.
Ci andiamo perché stando con Gesù impariamo a vivere meglio.
Possiamo cercare il riposo, ed è giusto. Possiamo desiderare il mare, la montagna, una passeggiata, un bel panorama, una giornata senza programmi. È giusto. Ma, proprio come il corpo ha bisogno di nutrirsi e di dissetarsi, anche l’anima ha bisogno di Vita.
Leggi anche: Ero ateo, sono sacerdote: mia madre pregava che trovassi la felicità
La lotta contro l’egoismo, la vanità, l’invidia, la rabbia, la superficialità e tutti quei piccoli e grandi peccati che ci appesantiscono non va in ferie. Il nostro bisogno di amore, di verità, di perdono e di speranza non conosce calendario.
E allora possiamo insegnare ai nostri figli una cosa semplice e profondissima: Cristo non è un’abitudine da sospendere durante l’estate. È una Presenza da cercare sempre.
Quando una persona vuol bene davvero, non ha bisogno di trovare una folla per desiderare di stare con chi ama. Non ci sediamo a tavola necessariamente quando ci sono molte persone, non cerchiamo una persona cara perché la stanza è affollata.
La Messa, per un cristiano, non è anzitutto un appuntamento sociale. È un incontro.
Forse, proprio una chiesa semivuota può diventare, per un bambino, l’occasione di comprendere che la fede non è qualcosa che facciamo perché lo fanno tutti.
L’ultima volta che i miei figli mi hanno detto che sarebbero stati gli unici bambini a Messa, ho cercato anzitutto di ascoltarli. Non volevo minimizzare quella sensazione di estraneità. Per un bambino può essere davvero difficile sentirsi diverso dai propri coetanei. Non serve fingere che non lo sia.
Ho raccontato loro, allora, di alcune Messe feriali alle quali partecipavo ai tempi dell’università. A volte eravamo pochissimi. Ricordo persino alcune occasioni in cui eravamo soltanto io e il sacerdote. Un celebrante, una fedele e Cristo Eucaristia.
Eppure, il mio cuore era in pace. Non mi sentivo sola, mi chiedevo soltanto come fare perché altri scoprissero quel tesoro.
La Chiesa non nasce dai grandi numeri. Nasce dalla presenza di Cristo e da persone che si riuniscono nel suo nome. Anche pochi possono essere una comunità. Anche pochi possono diventare un piccolo centro da cui si irradia una luce.
Ho raccontato ai miei figli anche un episodio molto più personale. Ero in vacanza. Avevo davanti un mare limpido, una spiaggia meravigliosa, tutto ciò che apparentemente serviva per stare bene.
Eppure, ero triste.
Avevo dentro malumori, incertezze, angosce. Non avevo voglia di divertirmi, di giocare, di fare chissà che. Avrei dovuto sentirmi felice, perché ero in un posto bellissimo, ma dentro di me c’era un peso che il paesaggio non riusciva a cancellare.
L’indomani scoprii che in una chiesa poco distante veniva celebrata la Messa feriale al mattino. Ci andai.
Accolsi Cristo.
E poi, alle nove, tornai in spiaggia.
Il mare era lo stesso. La sabbia era la stessa. Il sole era lo stesso.
Eppure, tutto aveva un altro colore.
Non per magia. Non perché, dopo la Messa, i problemi fossero improvvisamente scomparsi. Le mie angosce erano ancora lì. Ma ora erano abitate da Cristo.
Leggi anche: Cosa insegna l’Eucaristia ai cristiani? A donare sé stessi. Parla il Papa
La sua presenza non cancella necessariamente le difficoltà, ma può cambiare il modo in cui le attraversiamo. Porta speranza dentro ciò che ci sembrava senza speranza. Porta una luce che non dipende dalle circostanze.
Quel giorno l’ho riconosciuto nelle cose più semplici: nella voglia di nascondere i piedi sotto la sabbia e poi tirarli fuori all’improvviso per far ridere il mio nipotino; nella voglia di sorridere; nel desiderio di buttarmi tra le onde con il cuore un po’ più libero.
Oggi, non giudico chi d’estate va in spiaggia e non pensa a Dio. Capita anche a me di lasciarmi prendere dalle cose. Preferisco, piuttosto, fare memoria di quando Cristo mi ha donato sé stesso, lenendo la nostalgia che avevo di Lui.
Preferisco provare a condividere il bene che mi fa stare alla sua Presenza.
E ai miei figli voglio insegnare questo: che Dio non se ne fa nulla dei nostri precetti, se osservati per abitudine. Non basta occupare una panca, se non abbiamo il cuore aperto; se non desiderio di vivere con Lui la più bella delle storie d’amore.
Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia
Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












ULTIMI COMMENTI
Trovo che sia davvero un grande «atto di civiltà» la proposta di legge veneta che consentirebbe di tumulare le ceneri…
Emma Bonino resterà sempre nei miei ricordi come una grande donna che ha portato avanti con coraggio la lotta per…
Emma Bonino resterà sempre nei miei ricordi come una grande donna che ha portato avanti con coraggio la lotta per…