25 Agosto 2026

Il figlio sbagliato

Cosa accade quando un figlio viene pensato come il risultato di una selezione? Da un’inchiesta della BBC emerge, in questi torridi giorni d’agosto, che almeno trenta famiglie, la maggior parte britanniche, sospettano che siano stati utilizzati per la fecondazione assistita fatta in una delle cliniche di Cipro, ovuli o spermatozoi di donatori diversi da quelli scelti; in undici casi i test del Dna hanno già evidenziato un’origine genetica diversa da quella attesa. La metà dei casi riguarda una stessa clinica, la Dogus IVF Centre. Gli esperti interpellati dalla BBC parlano di un fenomeno incompatibile con la semplice casualità e di un possibile problema sistemico.

C’è un elemento inquietante nel dossier riportato: i genitori non avevano scelto quei donatori a caso. Li avevano selezionati sulla base della storia clinica, dell’aspetto, della personalità, dell’istruzione, degli interessi. Un catalogo, insomma, dal quale scegliere il patrimonio genetico del figlio perché il “risultato” fosse quanto più simile ai genitori commissionanti. Non sappiamo se qualcuno di quei genitori, una volta cresciuto il bambino, abbia pensato: non è quello che avevo scelto. Non abbiamo elementi per attribuire a queste famiglie un sentimento del genere e sarebbe profondamente ingiusto farlo. Ma possiamo porci la domanda culturale. Perché è questo il punto che più mi inquieta: se è possibile scegliere prima alcune caratteristiche del figlio, che cosa accade quando il figlio reale, quello che cresce davanti ai nostri occhi, non corrisponde alle attese? La vita, invece, ha sempre qualcosa di irriducibilmente sorprendente.

Un figlio non è mai la somma delle caratteristiche genetiche che abbiamo desiderato. Non è il colore degli occhi, l’altezza, l’intelligenza, l’origine geografica, la predisposizione a una certa malattia o l’elenco delle qualità di un donatore. Un figlio è qualcuno che arriva e che, proprio perché è qualcuno, eccede sempre il progetto che avevamo su di lui. È questa la grande differenza tra generare e progettare. Quando si progetta qualcosa, l’oggetto deve corrispondere al progetto. Se non corrisponde, si parla di errore, difetto, non conformità. Quando si accoglie una persona, invece, la persona non è chiamata a corrispondere al progetto: è il progetto che deve continuamente misurarsi con la persona.

E forse proprio qui si trova una delle contraddizioni più dolorose della fecondazione eterologa e dell’industria della fertilità: si promette ai genitori un controllo sempre maggiore proprio nel territorio nel quale l’essere umano dovrebbe imparare ad accogliere ciò che non può controllare. La vicenda di Cipro Nord rende tutto questo quasi drammaticamente visibile. Quelle famiglie avevano scelto un donatore. Avevano pagato perché venisse utilizzato quel patrimonio genetico. Hanno scoperto, o temono di aver scoperto, che il bambino è geneticamente diverso da quello che avevano immaginato. E adesso cercano la verità attraverso il Dna.

Ma il bambino non è cambiato. È cambiato lo sguardo degli adulti su di lui. E questa è forse la cosa più terribile. Il bambino non è mai “sbagliato”. Può essere sbagliato un laboratorio. Può essere sbagliato un contratto. Può essere sbagliata una procedura. Può essere criminale una frode. Ma non può essere sbagliata una persona che è venuta al mondo. Anzi, proprio questi bambini dovrebbero essere i primi a essere difesi da ogni conseguenza psicologica e sociale di questa vicenda. Non hanno scelto nulla. Non hanno ingannato nessuno. Non sono responsabili del modo in cui sono stati concepiti. E forse dovremmo un po’ interrogarci sull’atrocità della fecondazione eterologa con un po’ di onestà e dire che tutto questo sì che è profondamente inumano. Un figlio è una persona e spero che a questi trenta bambini nessuno dica mai: tu sei il figlio sbagliato.



Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.

Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

ANNUNCIO


ULTIMI COMMENTI
  1. Trovo che sia davvero un grande «atto di civiltà» la proposta di legge veneta che consentirebbe di tumulare le ceneri…

  2. Emma Bonino resterà sempre nei miei ricordi come una grande donna che ha portato avanti con coraggio la lotta per…

Vai all'archivio di "Un Caffè sospeso"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.