Semi della teologia del corpo nei romanzi. La storia di Lily e Atlas
Screenshot IT ENDS WITH US - Official Trailer (HD)
Da tempo sogno questa nuova rubrica: un itinerario per mettere in luce i “semi” della Teologia del corpo che si trovano, sparsi e a volte nascosti, nella nostra cultura. Forse non ce ne rendiamo pienamente conto, ma alcuni racconti, alcuni film, alcuni romanzi catturano la nostra attenzione e ci interpellano proprio lì dove siamo più profondamente umani: nei nostri desideri, nelle nostre ferite, nel modo in cui immaginiamo l’amore.
Molti, forse, non vanno in chiesa e non hanno mai letto le catechesi di Giovanni Paolo II sul matrimonio e sul significato del corpo. Eppure, magari si commuovono davanti a un film che mostra l’unità di una coppia in situazioni estreme, o la capacità di attendere, pazientare, crescere insieme perché l’amore maturi in modo sano.
Non so quanti di voi ricordino l’espressione usata dal Concilio Vaticano II, “Semi del Verbo”, con cui si indicava la presenza di “semi” della verità di Cristo anche al di fuori dei confini visibili della Chiesa Cattolica.
Lo scopo della rubrica “Semi della Teologia del corpo” sarà imparare ad affinare lo sguardo e porgere l’orecchio verso ciò che di vero e realmente umano si trova nella cultura contemporanea sull’amore sponsale.
La storia di Lily
Oggi vorrei prendere in esame il racconto del romanzo It Ends with Us. Siamo noi a dire basta, della statunitense Colleen Hoover.
Non spoilererò la trama e il finale. Mi limiterò a riflettere su alcuni aspetti di questa storia molto famosa che mi sembrano particolarmente interessanti per il nostro percorso.
Lily, la protagonista, ha il cuore appesantito dalla vicenda matrimoniale dei suoi genitori: il padre picchiava la madre. E lei, crescendo, ha fatto una promessa a sé stessa: non accettare mai la violenza in una relazione, rispettare sé stessa, non ripetere quel copione.
Ecco un primo aspetto che ci richiama la Teologia del corpo: noi siamo dono, il nostro corpo è un dono e la persona non può mai essere ridotta a oggetto del potere o del desiderio altrui.
La violenza non c’entra nulla con l’amore, mai.
Nemmeno quando l’altro ci attrae. Nemmeno quando ci riempie di attenzioni. Nemmeno quando manifesta una gelosia che, almeno all’inizio, può persino essere interpretata come interesse o coinvolgimento.
Donarsi significa morire al proprio egoismo, non lasciar morire la propria dignità.
Atlas e Ryle: due modi diversi di entrare in relazione
Lily ha due relazioni importanti nella sua vita: una con Atlas, l’altra con Ryle. La differenza tra queste due storie ci aiuta nella nostra riflessione.
Atlas è incantato da Lily: la vede per la prima volta in lontananza, dalla finestra, mentre si muove nella sua camera. Lei lo aiuta in un momento di fatica. Diventano amici.
Lui, anzitutto, la ammira: non sembra volerla semplicemente “avere”.
La storia inizia da un’amicizia vera. I due parlano, si conoscono, condividono sogni, desideri e paure. Pur essendo adolescenti e dunque poco preparati a un amore per la vita, anche a causa delle loro difficili situazioni familiari, cercano ciascuno il bene dell’altro.
La loro storia non nasce anzitutto dal sesso.
E questo è interessante non perché il sesso sia qualcosa di estraneo all’amore – tutt’altro – ma perché, nella loro relazione, il desiderio del corpo sembra essere inserito dentro un desiderio più grande: quello di conoscere e custodire la persona.
La loro intimità cresce attraverso le parole, la fiducia, la condivisione delle fragilità. Si scambiano idee, affrontano insieme piccole e grandi persecuzioni.
Il corpo non viene cancellato: viene, per così dire, riconosciuto dentro una relazione personale unica.
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Quando Lily conosce Ryle, invece, è notte. Si trovano su una terrazza. Lei è appena stata al funerale del proprio padre; lui ha appena visto morire un bambino sotto ai ferri, essendo medico.
La relazione tra i due parte da premesse molto diverse: dopo nemmeno un quarto d’ora di conoscenza, lui le dice in modo molto diretto che vorrebbe fare sesso con lei.
Il desiderio sessuale fa parte della nostra umanità e può essere una dimensione autentica del dono di sé. Il problema nasce quando il corpo può essere separato dalla persona, quando posso desiderare il tuo corpo senza essere disposto a conoscere, custodire e amare te.
Con Ryle, il desiderio fisico viene esplicitato prima ancora che i due abbiano avuto la possibilità di conoscersi davvero.
Quella velocità rivela il posto che Lily occupa nel desiderio di Ryle: non desidera il suo corpo perché desidera lei. Ciò non è possibile, per due persone che si sono appena presentate.
Questa considerazione ci porta molto vicino al cuore della Teologia del corpo.
L’altro non è un oggetto del mio desiderio
La relazione con Atlas non ha nulla di esplicitamente “cristiano”: non si parla di vocazione cristiana al matrimonio, non si accenna al matrimonio in chiesa, non emerge un proposito di castità prematrimoniale o matrimoniale.
Eppure, emerge che l’amore è vero quando contiene anche l’amicizia. Che l’altro non è semplicemente qualcuno da conquistare e sedurre, ma una persona da conoscere e di cui avere cura.
Emerge, soprattutto, una verità che il cristianesimo non inventa, ma riconosce e illumina: il corpo non è una cosa che possediamo e che possiamo mettere a disposizione dell’altro come se fosse separabile da noi. Il corpo è parte della persona e, proprio per questo, porta con sé un significato.
È anche questo che Giovanni Paolo II cerca di mostrare attraverso la sua riflessione: nel dono del corpo è implicata la persona intera.
La relazione tra Lily e Atlas non è un modello cristiano di matrimonio. Non dobbiamo forzare il romanzo dentro categorie che non gli appartengono.
Ma se il lettore si affeziona alla loro storia, forse è perché coglie una verità essenziale: l’amore non consiste anzitutto nel possedere l’altro, ma nel riconoscerlo, conoscerlo, custodirlo e desiderarne il bene.
Fare l’amore quando c’è tutto questo e quando si punta al “per sempre” (ovvero a custodire il bene della relazione nel tempo) significa donarsi nella verità.
Chi lo riconosce, cristiano o no, non è poi così lontano dalla Teologia del corpo.
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