29 Agosto 2026

Il silenzio che ci rimette in cammino, buona ripresa

La fine dell’estate ha sempre qualcosa di malinconico. È come se, insieme alle giornate che si accorciano, ci fosse chiesto di riporre anche quella parentesi di libertà che ci ha permesso di respirare un po’ più lentamente. Si torna alle agende, agli impegni, alle notifiche, alle cose da fare. Eppure quest’anno sento che dalla montagna porto con me qualcosa che non voglio lasciare andare. La montagna mi ha aiutata. Mi ha aiutata a fare silenzio.

Non soltanto il silenzio dei boschi, quello che al mattino si riempie del canto degli uccelli e la sera sembra dilatarsi sotto un cielo immenso. Mi ha aiutata il silenzio dai rumori del mondo: dalle parole dette troppo in fretta, dalle opinioni che ci raggiungono da ogni parte, dal bisogno continuo di sapere, commentare, mostrare, apparire. Per qualche giorno ho potuto semplicemente stare. Camminare. Guardare. Ascoltare. Sottrarmi almeno per un poco, al rumore e scoprire che non serve poi molto per essere felici.

Una strada tra gli alberi da scalare e la fatica nelle gambe non abituate. Un sentiero condiviso con le persone che ami. Una sosta per bere e riprendere fiato. Una conversazione senza fretta. Una risata. Il tempo di raccontarsi le cose che durante l’anno restano sepolte sotto la fretta. Una cena in un’osteria sperduta, magari con i menù scritti a penna, dove nessuno sembra avere fretta di trasformare la semplicità in qualcosa di sofisticato. Sono dettagli, si dirà ma significativi. Abbiamo bisogno di tornare ai dettagli. Alle cose che non fanno rumore. A ciò che non ha bisogno di essere fotografato per essere vero, né pubblicato per avere valore. Abbiamo bisogno di una vita meno preoccupata dell’apparenza e più innamorata dell’essenziale.

La montagna, in questo, è una grande maestra. Ti ricorda che per arrivare in alto devi accettare la fatica. Che non puoi saltare i passi. Che ogni salita ha il suo ritmo e che spesso chi cammina accanto a te conta più della meta. E mentre cammini, qualcosa dentro si rimette al suo posto. Forse perché i sentieri hanno memoria. Attraversano paesi, antiche mulattiere, chiese, ruderi, eremi, luoghi che hanno visto passare generazioni di uomini e donne. Ti ricordano che prima di noi altri hanno camminato, lavorato, sofferto, sperato. E che anche noi siamo dentro una storia più grande di quella che ogni giorno raccontiamo di noi stessi.

È una consapevolezza semplice e preziosa: non siamo il centro del mondo. Siamo pellegrini. Camminiamo dentro una storia che ci precede e che continuerà dopo di noi. E allora anche la fatica acquista un altro significato. Non è soltanto il peso dei passi, ma la misura di una vita che non può essere tutta comoda, immediata, consumata senza attesa. Vorrei portare con me entrando nella nuova stagione questo: la lentezza imparata sui sentieri, la gratitudine per le persone con cui ho condiviso il cammino, il gusto delle cose semplici, la libertà di non dover apparire.

E soprattutto quello sguardo verso l’alto che la montagna, quasi naturalmente, insegna ad avere perché quando cammini tra le montagne ti capita di alzare gli occhi. E lassù il cielo sembra più vicino. Ti ricorda che, per quanto possiamo perderci nei rumori del mondo, c’è una direzione che non dobbiamo dimenticare. Verso il Cielo come diceva il mio amato Piergiorgio Frassati. Quel Cielo da portare nella vita di ogni giorno.



Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.

Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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