Indissolubilità: la carezza che Dio offre ad ogni matrimonio. Due sposi raccontano
Antonio e Raffaella hanno iniziato a raccontarci del loro matrimonio la scorsa settimana, donandoci spunti preziosi su come la grazia del sacramento nobiliti l’amore umano. La loro testimonianza era stata consegnata ai giovani il 31 maggio, a Bergamo, durante un convegno organizzato da FederVita. Da lì, l’idea di intervistarli. Nella prima parte dell’intervista ci hanno consegnato riflessioni sulla castità prematrimoniale, su come si passa dall’innamoramento all’amore e sul perchè sposarsi in tre: ovvero, mettendo Gesù al centro. Oggi, la seconda parte dell’intervista.
Antonio e Raffaella, nella vostra testimonianza, donata ai giovani riuniti da FederVita a Bergamo lo scorso 31 maggio, avete parlato di un cammino, in cui si impara per tutta la vita ad amare di più l’altro e a crescere nella comunione. Alcuni esempi?
Antonio e Raffaella: Ci siamo accorti, e ogni giorno lo possiamo testimoniare, che il matrimonio è un continuo cammino di conversione, in cui la posta in gioco è veramente amare chi hai di fianco ogni giorno un pochino di più. Poi ci sono giorni in cui questo sarà più semplice e giorni in cui sarà come scalare l’Everest senza bombole, ma la strada è chiara. È molto incoraggiante riconoscere di essere “in cordata” con il coniuge e con tanti amici, che percorrono le stesse valli. Questo consente di affrontare con la giusta serenità anche le notti più buie. L’indissolubilità è la carezza che Dio offre ad ogni matrimonio, per rinvigorirlo nel cammino. È davvero “il bastone e il vincastro” che danno sicurezza. Non si tratta affatto di un’imposizione dall’alto, come viene spacciata dalla cultura dominante. Le gioie e i traguardi dell’altro diventano i tuoi, e davvero gioisci delle gioie del coniuge e soffri con lui/lei per le sofferenze e ingiustizie che può trovarsi ad attraversare.
Raffaella: fra i molti gesti di amore gratuito ricevuti da Antonio, forse complice il caldo di questi giorni, desidero raccontare questo: si era nei primi anni di questo secolo (e io ero in debito di sonno che nemmeno il debito dei paesi poveri di wojtyliana memoria può rendere l’idea); un primo agosto veramente iper caldo, per lasciarmi riposare, Antonio ha deciso di portare le nostre prime due figlie, in treno, da Novara fino a Gardaland, per una gita fuori porta… direi che, se non è amore questo, stento a trovare esempi più pregnanti!
Antonio: anche per me vale la stessa cosa: i gesti che ricordo più facilmente non sono eclatanti, ma sono tanto semplici, quanto importanti. Penso, ad esempio, a quando viaggio in treno, perdo le coincidenze e Raffaella viene a prendermi in stazione anche ad ore improbabili; oppure quando qualcosa mi preoccupa e si fa carico di ascoltarmi e darmi consigli saggi ed equilibrati. Oppure, quando senza averlo chiesto, mi fa trovare della buona birra nel frigorifero…
Lavoro e vita familiare: come li avete conciliati?
Antonio e Raffaella: Lavoro e vita familiare sono assi importanti su cui trovare la quadra. Abbiamo cercato di non lasciarci dominare dal lavoro, nonostante le preoccupazioni professionali siano sempre molto pressanti.
Raffaella: Io sono docente alla scuola primaria, mi piace molto e ho sempre cercato di conciliare la cura verso la famiglia e l’impegno lavorativo in modo da non penalizzare né l’uno, né l’altro. Non è stato facile. Talvolta ho rinunciato, peraltro con serenità e piena consapevolezza che fosse bene così, ad alcune opportunità di formazione o a ricoprire incarichi più impegnativi, per salvaguardare la cura della famiglia: sottolineo che non sono affatto pentita delle scelte che ho fatto.
Antonio: per me il rapporto famiglia-lavoro è un punto difficile, perché il mio lavoro mi porta a stare lontano da casa diversi giorni della settimana. Io non potrei fare questo lavoro senza avere il sostengo pieno e incondizionato di Raffaella. Penso di essere riuscito a trasmetterle l’idea che nonostante io svolga la mia professione con impegno e grande passione, non la metto al primo posto nel mio cuore. Questo punto mi sembra decisivo: le persone da amare prima delle cose da fare. Non sarebbe possibile dire con sincerità “ti voglio bene” a mia moglie e ai miei figli, se questo non fosse vero. Mi colpisce, e lo vivo come autentica testimonianza d’amore, il fatto che mia moglie sia stata davvero felice per me, quando ha saputo che, dopo un ben po’ di “gavetta” e dopo avere subito forse qualche ingiustizia, avevo finalmente ottenuto la posizione professionale coerente con il mio percorso, per quanto questa posizione fosse lontana da casa. Raffaella sa che questo impegno non è per me un alibi per stare lontano dalla vita di famiglia, né una fuga dagli impegni di casa. Inoltre, sa quanto sia importante per me trasmettere e condividere, anche come padre, il valore di quello che faccio in ambito professionale.
Educazione dei figli… Cosa avete imparato? Cosa direste a due neo-genitori?
Antonio e Raffaella: “Educazione dei figli” è un capitolo molto importante. Le decisioni a loro riguardo vanno prese tra marito e moglie, trovando la giusta relazione (a volte la giusta distanza…) con le famiglie d’origine. Ciò va fatto con intelligenza, cortesia e fermezza. L’uomo e la donna che lasciano padre e madre per sposarsi lo fanno per creare un legame nuovo, che deve inesorabilmente staccarsi ed essere diverso dalla storia e dalle modalità dei propri rispettivi genitori, vissute nella famiglia di provenienza. La confusione o l’immaturità su questo fronte è causa di problemi infiniti, se non addirittura di nullità matrimoniali.
Occorre essere uniti a partire dalle piccole cose, come quella della “custodia del linguaggio”: ci siamo sempre impegnati nel rispettarci fra noi coniugi, fra genitori e figli e viceversa. Anche nei momenti di rabbia o di difficoltà abbiamo evitato la grevità delle parole e delle offese. È necessario nutrire e alimentare stima e rispetto fra marito e moglie, fra genitori e figli, e tra i figli nella loro relazione reciproca.
Abbiamo imparato, anche dai nostri errori, che i figli hanno bisogno di un padre e di una madre consapevoli dell’importanza l’uno del ruolo dell’altro. Molto importante è anche maturare come genitori nella consapevolezza che i figli ci sono dati in custodia, sono di un Altro e a Lui dobbiamo riconsegnarli. Sarà necessario, soprattutto quando diventeranno più autonomi, sapere “rimanere in panchina”, sapere soffrire quando non sembrano adottare le scelte migliori, mantenere e nutrire la speranza che Dio metterà loro davanti le occasioni per superar anche le tempeste più dure. Può essere difficile, ma è necessario, fare loro capire che è la loro stessa persona ad essere “cosa molto buona”, prima che i loro pregi, i loro difetti o le loro prestazioni. È la loro stessa persona ad essere stata desiderata e voluta da un Amore che ci precede e custodisce noi e loro.
E la preghiera?
Antonio e Raffaella: Per mantenere vivo tutto questo, pregare per loro è fondamentale. Chiediamo a Dio di aiutarci a nutrire, a volte anche contro ogni speranza, la speranza per loro, di sapere coltivare un “pregiudizio positivo” su di loro. Per quanto pensiamo di conoscerli, ci potranno stupire, perché noi non ne abbiamo l’esclusiva. Solo il loro Creatore li conosce davvero nel profondo ed è capace di donare a noi la forza di un Amore che va oltre sia alle aspettative, sia alle delusioni. A un certo punto i figli dovranno inevitabilmente staccarsi da noi, mettere in discussione ciò che gli abbiamo consegnato, per farlo veramente proprio oppure per rifiutarlo. Ci sarà poi un momento, ed è il loro diventare adulti, in cui ci “risceglieranno” come padri e madri, con i nostri errori e difetti, salvando quello che riterranno buono per loro. L’educazione dei figli, soprattutto quando questi si apprestano a diventare giovani adulti, come nel nostro caso, dovrebbe portare i genitori a maturare la consapevolezza dell’importanza della libertà: non certo la libertà nichilista di fare qualsiasi cosa, ma certamente la realtà, a volte anche dura, di un bene che non può essere imposto o indotto, ma che alla fine deve essere fatto credendoci, volendolo. Conservare il seme del bene, sapendo che il tempo della semina non è quello del raccolto, può apparire davvero una forma di martirio, forse il più grande e il più paradossale, chiesto a un genitore.
I figli, in ultima analisi, sono un’occasione unica, e davvero grande, di vera conversione per ogni genitore, che si lasci interpellare da Chi li ha desiderati e glieli ha affidati.
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












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