BRICIOLE DI VANGELO

4 Settembre 2026

Lasciarci amare da Dio

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 5,33-39
 
In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

Il commento

“Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro?” (5,34).

Alla luce dei versetti precedenti, che la liturgia non riporta, l’insegnamento di Gesù diventa ancora più luminoso. Dopo il racconto della pesca miracolosa (5, 1-11), l’evangelista inserisce tre episodi: la guarigione del lebbroso, il perdono concesso al paralitico e la chiamata di Levi (5, 12-32). Questi racconti hanno un elemento comune, manifestano in modo evidente la misericordia di Dio.

In fondo è questa la ragione che muove Dio a realizzare una nuova alleanza, quella che Gesù annuncia ai discepoli di Giovanni quando, parlando di Sé stesso, svela che è venuto lo Sposo d’Israele, promesso dai profeti. La divina misericordia è la luce che, d’ora in poi, illuminerà ogni cosa. È questa la radicale novità del Vangelo. È un tema che trova una particolare risonanza nell’opera lucana (7, 36-50; 15, 1-32; 23, 39-43).

L’evangelista non nasconde che l’annuncio della misericordia si scontra con la mentalità dei farisei. Nel racconto del paralitico gli scrupolosi custodi della Legge considerano una bestemmia le parole con le quali Gesù comunica al malato il perdono di Dio (5,21). Allo stesso modo ritengono che mangiare e bere con pubblicani e peccatori (prima della loro conversione) è cosa incompatibile con la fede d’Israele (5,30).

Gesù risponde a tono alle obiezioni dei farisei, la questione è troppo importante per lasciare margini di ambiguità. Il Figlio di Dio non è venuto per aggiungere altri e più rigorosi precetti e neppure per ammorbidire quelli della Legge antica. È venuto piuttosto per rivestire l’uomo con l’abito della grazia e donargli così la possibilità di vivere secondo il cuore di Dio. Non si tratta di riparare un vestito vecchio ma di indossare un vestito nuovo (5,36). Gesù annuncia che la grazia di Dio precede ogni nostro agire. Accogliere il suo amore è dunque il punto di partenza della vita di fede, è il nostro primo impegno. Oggi chiediamo la grazia di lasciarci amare da Dio.



Briciole di Vangelo

di don Silvio Longobardi

s.longobardi@puntofamiglia.net

“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.


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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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