Castità è amare l’altro nella vera libertà. Parla una nostra lettrice
Una nostra lettrice, dopo aver letto Voglio donarmi completamente a te, scrive un suo pensiero: “Avete presente quando qualcuno non fa ciò che vi aspettate da lui e allora sbottate? Ecco, lo fate perché siete persone poco caste. Se in un rapporto l’altro viene visto come una proiezione delle nostre aspettative e non come un essere a sé stante, io sto davvero creando un rapporto puro? Limpido?”.
La gioia di ricevere messaggi, lettere, confidenze da parte dei lettori non è mai diminuita nel tempo. Anzi, forse è proprio il passare degli anni ad avermi insegnato a riconoscere ancora di più il valore di quelle parole che arrivano da persone lontane, spesso sconosciute, e che raccontano di un incontro avvenuto attraverso le pagine di un libro. Sono messaggi che, qualche volta, arrivano inaspettati e che hanno il sapore di un dono: la conferma che le parole, quando vengono vissute come servizio e non semplicemente come espressione di sé, possono raggiungere qualcuno, accompagnarlo, persino fare del bene. E sono proprio queste persone, che magari non incontrerai mai, a darti una ragione in più per continuare a scrivere.
Qualche giorno fa, aprendo la mail, mi sono imbattuta nel messaggio di A.:
«Ciao! Ti invio queste cose che ho scritto perché il tuo libro mi ha cambiata. Grazie per i libri che hai scritto, parlano al cuore delle persone».
Si riferiva a Voglio donarmi completamente a te, edito da Punto Famiglia, un libro nel quale ho provato a raccontare l’amore e la sessualità a partire dalla prospettiva cristiana, nella convinzione che il Vangelo non abbia paura delle domande dell’uomo e che anche su temi così delicati non servano anzitutto risposte precostituite, ma uno sguardo capace di restituire profondità alla persona e alle sue relazioni.
Il messaggio di A. era accompagnato da una lettera, intitolata semplicemente “Castità”. E, leggendola, mi sono fermata su alcune sue intuizioni.
Scrive: «Avete presente quando qualcuno non fa ciò che vi aspettate da lui e allora sbottate? Ecco, lo fate perché siete persone poco caste.
Cercando sul vocabolario i sinonimi di castità appare purezza, perché? In che modo un termine che sembra definire nell’individuo la presenza o meno di rapporti sessuali può somigliare alla purezza?
Se in un rapporto l’altro viene visto come una proiezione delle nostre aspettative e non come un essere a sé stante, io sto davvero creando un rapporto puro? Limpido? Ho veramente voglia di incontrare una persona? O forse voglio solo cercare sicurezza nell’altro, annientando completamente ogni possibilità di relazione con l’altro».
Mi hanno colpito soprattutto queste ultime parole, perché contengono un’intuizione decisiva: la castità non riguarda soltanto ciò che facciamo con il nostro corpo. Riguarda il modo in cui guardiamo l’altro.
Forse è proprio qui che abbiamo bisogno di riscoprire il significato più ampio e più vero della castità. Una parola che rischia di essere immediatamente associata alla rinuncia, al divieto, al controllo della sessualità e che invece, nella sua radice più profonda, ha a che fare con la qualità dello sguardo e con la capacità di vivere ogni relazione nella verità.
L’altro è davvero altro da me.
Sembra una cosa ovvia, ma non lo è affatto. Quante volte, invece di incontrare una persona, incontriamo l’immagine che ci siamo costruiti di quella persona? Quante volte amiamo qualcuno finché corrisponde alle nostre aspettative, ci rassicura, ci conferma, ci fa sentire importanti? E quante volte, quando l’altro smette di essere quello che vorremmo, ci arrabbiamo, ci sentiamo traditi, reagiamo come se ci fosse stato sottratto qualcosa che ci apparteneva?
In realtà, forse, è proprio lì che si rivela la nostra fatica ad amare.
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La relazione comincia davvero quando l’altro smette di essere una risposta alle mie esigenze e torna a essere una persona.
Ecco perché la riflessione di A. sulla castità mi sembra così preziosa. La castità non è anzitutto una sottrazione, ma una forma di libertà.
È libertà dall’istinto di possedere.
È libertà dalla tentazione di usare l’altro per colmare un vuoto.
È libertà dalla necessità di trasformare una relazione in una garanzia contro la solitudine.
E riguarda certamente la sessualità, ma non soltanto la sessualità. Perché possiamo essere “impuri” anche senza alcun riferimento immediato alla dimensione sessuale, ogni volta che trasformiamo una persona in uno strumento per noi stessi: quando la cerchiamo soltanto perché ci serve, quando la manipoliamo attraverso il senso di colpa, quando pretendiamo che risponda alle nostre attese, quando non sopportiamo che abbia desideri, tempi, pensieri e libertà diversi dai nostri.
La castità, allora, diventa una parola che parla della relazione nella sua interezza.
E forse ci ricorda una cosa semplice e difficilissima: l’amore autentico non elimina la distanza tra due persone. La custodisce.
È questo, in fondo, il contrario dell’egoismo: non smettere di desiderare l’altro, ma desiderarlo senza divorarlo.
Per questo sono grata ad A. Non soltanto perché mi ha detto che un mio libro le ha fatto bene, ma perché, attraverso le sue parole, mi ha restituito qualcosa che avevo provato a raccontare e che lei ha saputo vedere da una prospettiva nuova. È una delle cose più belle della scrittura: pensi di essere tu a donare qualcosa a chi legge e poi scopri che, qualche volta, sono proprio i lettori a restituirti una parola, una domanda, una luce.
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