“One of the least of these my brothers, just as you did it to me”. È questa la scritta, accompagnata dal disegno di un bambino nel grembo materno, sulla maglietta che indossava il mio caro amico fra Carlo tornando ieri da una passeggiata al mare. La traduzione è quella del Vangelo di Matteo, al capitolo 25: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Una frase forte che parla di accoglienza, di cura, di attenzione verso chi è più fragile. Una frase che, a pensarci bene, dovrebbe mettere d’accordo tutti. E invece è bastata una maglietta.
Il mio amico si è imbattuto in una signora che, leggendo quella scritta, ha cominciato a inveire contro di lui, in inglese. Non conosco le parole esatte che gli ha rivolto e non voglio aggiungere nulla a ciò che è accaduto ma conosco abbastanza bene lui per sapere che non ha risposto con la stessa moneta. Quella maglietta, tra l’altro, non era stata comprata per provocare qualcuno. L’aveva acquistata anni fa, durante un pellegrinaggio a Lourdes, presso un Centro di aiuto alla Vita e da allora lo sguardo verso il bambino non ancora nato fa parte del suo ministero quotidiano.
È uno di quelli che, quando c’è una donna in difficoltà, una gravidanza complicata, una storia che rischia di finire male, non si limita a dire che bisogna aiutare: si muove. Più di una volta mi ha segnalato situazioni, mi ha chiesto di interessarmi a un caso, ha cercato una strada perché una vita potesse essere accolta. E allora quella maglietta mi è sembrata ancora più bella perché non dice qualcosa contro qualcuno, ma presta la voce a qualcuno: il più piccolo, il più fragile, quello che rischiamo di non vedere.
Ma evidentemente siamo diventati così allergici alle idee degli altri da non riuscire più nemmeno a sopportare una frase del Vangelo stampata su una maglietta. Possiamo manifestare, gridare, rivendicare ogni possibile opinione, identità, appartenenza. Possiamo riempire strade e social di simboli e messaggi. Possiamo chiedere che ogni sensibilità abbia diritto di cittadinanza. E tutto questo va bene, perché la libertà non è un privilegio concesso soltanto a chi la pensa come noi. Ma la libertà, se è autentica, deve valere anche quando davanti a noi c’è qualcuno che porta un messaggio che non condividiamo.
Anzi, è proprio lì che si misura. È facile essere liberi quando tutti intorno a noi applaudono. È molto più difficile esserlo davanti a una parola che ci irrita, a una fede che non comprendiamo, a un’idea che ci mette in discussione. La libertà non consiste nel pretendere che l’altro taccia perché ciò che dice ci disturba. E nemmeno consiste nell’aggressività con cui difendiamo le nostre convinzioni mentre neghiamo all’altro il diritto di avere le sue.
C’è qualcosa di profondamente paradossale in questa storia, ma anche di inquietante nell’aggressività della reazione perché una cosa è non condividere un messaggio, un’altra è sentirsi autorizzati a zittire chi lo porta. Quella maglietta non impone nulla. Non chiede alla signora di convertirsi, di cambiare idea, nemmeno di fermarsi a parlare. Dice soltanto, con le parole di Gesù, che il modo in cui guardiamo il più piccolo riguarda ciascuno di noi ed è proprio questo che oggi ci mette più a disagio: il fatto che qualcuno abbia ancora il coraggio di dire pubblicamente ciò in cui crede. Siamo ancora capaci di chiamare libertà una società nella quale è libero solo chi non disturba nessuno?
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).



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