10 Settembre 2026

La salvezza delle anime “dovrebbe essere” la legge suprema

Ho letto la lettera che Mons. Rob Mutsaerts, vescovo ausiliare di ’s-Hertogenbosch nei Paesi Bassi, ha indirizzato a papa Leone XIV. È una lettera aperta, resa pubblica nell’agosto scorso, mentre la Chiesa continua il cammino del Sinodo sulla sinodalità. Al centro della missiva c’è una preoccupazione seria che mi ha particolarmente colpita: la salvezza delle anime. «Salus animarum suprema lex», scrive il vescovo. La salvezza delle anime è la legge suprema. Sarà perché questa è stata la preoccupazione principale di santa Teresa di Gesù Bambino, la mia santa del cuore, ad attirare la mia attenzione: “entro al Carmelo per salvare le anime dei peccatori e per pregare per i sacerdoti”.  

È una riflessione pertinente mentre la Chiesa sta celebrando il suo Sinodo che si concluderà nel 2028 perché suscita alcune domande inevitabili: dopo tanti incontri, consultazioni, documenti, tavoli di ascolto, percorsi e processi, siamo riusciti a dire più chiaramente chi è Cristo? La fede è cresciuta? Le persone si sono avvicinate ai sacramenti? Sono aumentate le vocazioni? Abbiamo aiutato qualcuno a convertirsi?

Io credo profondamente che la Chiesa abbia bisogno di mostrare al mondo il volto misericordioso di Dio. Ne abbiamo un bisogno enorme. In un tempo nel quale tante persone vivono ferite, fallimenti, solitudini, sensi di colpa e smarrimenti, nessuno può annunciare il Vangelo senza avere negli occhi la tenerezza del Padre. Una Chiesa che non sa chinarsi sull’uomo ferito tradisce il Vangelo. Ma c’è un equivoco che dovremmo avere il coraggio di smascherare: mostrare il volto misericordioso di Dio non significa rendere indistinto il volto della verità.

La misericordia non dice all’uomo: «Non importa quello che fai» ma «la tua vita vale così tanto che puoi ricominciare». Non cancella il peccato chiamandolo con un altro nome. Non toglie la Croce per rendere il cristianesimo più facilmente digeribile. Non trasforma il Vangelo in uno specchio nel quale ciascuno possa semplicemente ritrovare confermate le proprie convinzioni. Gesù, sul cammino verso Emmaus, ascolta. Ascolta davvero. Cammina accanto a quei due uomini delusi, lascia che raccontino ciò che è accaduto, entra nella loro amarezza ma poi li corregge. Apre le Scritture. Rimette ordine nella loro lettura degli avvenimenti. Non si limita a dire loro che la loro delusione è comprensibile. Li conduce alla verità. E quando finalmente lo riconoscono nello spezzare il pane, quei due non organizzano un altro incontro per discutere dell’esperienza vissuta: si alzano e tornano a Gerusalemme.

Abbiamo certamente bisogno di comunione ma la comunione non è il consenso, almeno non nella veste che oggi viene presentato. Abbiamo bisogno di dialogo ma dialogare non significa avere paura di dire che una cosa è vera e un’altra è falsa. Abbiamo bisogno di una Chiesa capace di accogliere tutti ma accogliere una persona non significa necessariamente confermare ogni sua scelta.

Il mondo non ha bisogno di una Chiesa che ripeta quello che già pensa. Ha bisogno di una Chiesa che sappia indicare ciò che il mondo non riesce più a vedere. E da dove nasce la chiarezza cristiana? Non nasce dai documenti evidentemente, nasce dalla vita di uomini e donne che rendono credibile ciò che annunciano. La lettera di Mutsaerts insiste su una cosa che mi sembra decisiva: le grandi riforme della Chiesa non sono cominciate dalle strutture, ma dai santi. «Non meno ascolto, ma più santità. Non meno partecipazione, ma più conversione. Non meno dialogo, ma più annuncio». Ancora una volta torna il tema della santità che mi piacerebbe essere affrontato con più convinzione sentendo io stessa di aver bisogno di qualcuno che mi indichi le alte vette per guardare oltre i miei peccati.

Non so se questa sia tutta la risposta alle questioni che la Chiesa sta affrontando. So però che possiamo moltiplicare gli incontri, affinare i linguaggi, costruire percorsi, elaborare documenti ma alla fine resta una domanda molto semplice, quella con cui il vescovo conclude la sua lettera: abbiamo avvicinato a Gesù Cristo le persone che ci sono state affidate? Non quanto siamo stati bravi a parlare tra noi, ma quanto siamo stati capaci di condurre qualcuno a Cristo. Non quanto abbiamo evitato di disturbare, ma quanto abbiamo avuto il coraggio di indicare una strada. Non quanto siamo apparsi misericordiosi, ma quanto la nostra misericordia ha saputo accompagnare qualcuno fino alla verità.

Che cosa cerca davvero oggi un uomo quando entra in una chiesa? Qualcuno che gli dia ragione o qualcuno che gli indichi Cristo? Un pastore che lo rassicuri o un pastore che, amandolo abbastanza, abbia anche il coraggio di dirgli la verità? E noi, davanti alle ferite del nostro tempo, abbiamo ancora il coraggio di essere buoni pastori e buoni testimoni?



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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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1 risposta su “La salvezza delle anime “dovrebbe essere” la legge suprema”

«Salus animarum suprema lex»: tutto l’operato della Chiesa dovrebbe essere a questo scopo; ma la preoccupazione di oggi sembra riguardare soprattutto la salute del corpo, l’ecumenismo, la pace tra i popoli, stare al passo col secolo… Complimenti per il blog…

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