Un anno senza Charlie Kirk. Cosa diceva sulla vita nascente?

Di Gage Skidmore from Surprise, AZ, United States of America - Charlie Kirk, CC BY-SA 2.0

Di Giada Moneti (@nesentilavoce)

Stavo scrollando senza troppa convinzione, me lo ricordo bene. Ad un tratto, il gelo. Era il video di un omicidio, ma ancora non lo sapevamo: Charlie Kirk era stato colpito da un proiettile durante una tappa del suo ciclo di conferenze universitarie The American Comeback Tour, presso la Utah Valley University a Orem.

Seguivo Charlie sui social: poco sapevo del suo attivismo nel dettaglio ma, attraverso i video dei suoi dibattiti, avevo imparato ad apprezzarne il coraggio, la schiettezza e la dialettica. Sui valori fondamentali, come la vita nascente, mi trovavo allineata alle sue posizioni con la differenza che, in passato, non sapevo difenderle: era come se fossero grandi ideali senza basi (se non quelle cattoliche), fragili nelle discussioni.

E poi c’era Charlie Kirk, che su questo e altro non aveva paura di mettersi in gioco e di argomenti ne aveva eccome.

Una sedia e un microfono sono bastati per morire. C’è chi ha detto che se l’è cercata, chi ha esultato e festeggiato della morte di un padre di famiglia.

L’odio lo aveva circondato come anche la stima di tanti, tantissimi. E, al netto delle posizioni politiche, ero felice di sapere che qualcuno difendeva la vita nascente (un argomento su tanti) a viso aperto e con fermezza.

“Quando inizia la vita?” chiedeva.

“Quando si è capaci di ragionare”, “Quando si diventa indipendenti”, “Quando il bambino viene alla luce…”: le risposte si moltiplicavano.

“Dunque, dovrebbe essere legale uccidere un bambino di un anno, dal momento che non è ancora indipendente, né sa ragionare?” e così iniziavano ad incrinarsi gli argomenti altrui.

“Ma è un grumo di cellule!”, dicevano altri.

“Anche io e te siamo un grumo di cellule: di taglia diversa, perché cresciuti. Di che specie è questo grumo? È vivo? Se non è vivo, perché non smette di crescere?”, incalzava.

“Il corpo è della donna, può farci ciò che vuole!” gli urlavano.

“Quando una madre fa una festa per la futura nascita, perché allora la chiama baby shower? È un bambino o è il suo stesso corpo, quello dentro di lei?”, continuava.

“Io non sono favorevole all’aborto ma se una donna vuole abortire deve essere libera di farlo” gli dicevano i cosiddetti “pro-choice” cristiani. E Charlie replicava: “Dunque, sei a favore dell’aborto legale, in realtà. Ti va bene se qualcuno abortisce. Ma ci sono leggi morali universali oppure è tutto relativo? Dire che siamo contro l’omicidio ma ci va bene se qualcuno uccide, è essere contrari all’omicidio?”.

Inesorabilmente, gli argomenti di chi aveva davanti cadevano, smascherando il grande inganno.

Qua sopra ho riassunto, a memoria, le sue principali risposte sul tema.

In questo primo anniversario senza Charlie, mi chiedo: come si comunica la Verità? C’è solo un modo di comunicarla ed è sempre quello giusto, oppure no?

Charlie metteva un microfono in mano ai suoi interlocutori e dibatteva, discuteva. Diceva che accadono bad things quando gli uomini smettono di parlare – e il suo assassino non era certo disponibile al dialogo. Nonostante i suoi toni, i modi diretti, la sua politica, Charlie ha mantenuto il punto – niente manifestazioni, flash mob, gesti eclatanti… solo le sue parole, seduto davanti agli altri. Chissà cosa avrebbe detto Charlie su ciò che è accaduto di recente in Massachusetts, dove la legge adesso consente l’aborto fino al nono mese. Un abominio applaudito da una schiera di donne, uno scenario infernale che mette i brividi. Il peccato trova la porta spalancata con il consenso dell’uomo.

Il mondo pro-life americano continua, oggi, la sua battaglia per la vita onorando la memoria di Charlie Kirk. Microfono e sedia non appartenevano solo a lui ma ai tanti suoi amici che, con tenacia, continuano a dibattere sui valori fondamentali in pubblica piazza.

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Come cristiani, chiediamoci con onestà: come possiamo comunicare la Verità, che è Cristo? In che modo Lui ci sta chiamando ad annunciarLo nel mondo, nelle nostre relazioni, nei dibattiti?

La Verità chiede anzitutto di non essere rinnegata ma riconosciuta: da questo riconoscimento, arriverà anche il nostro modo di comunicarlo al mondo.

Da Charlie ho imparato, senz’altro, a non evitare gli argomenti scomodi. Nel momento in cui, da adolescente, ero chiamata a dire la mia su aborto o eutanasia, mi trovavo, come ho accennato, senza difese: sono da sempre stata contraria a entrambi ma non riuscivo ad essere convincente, a portare argomenti laici che fossero solidi quanto quelli del mio interlocutore. Era molto frustrante. Mi fidavo della Chiesa e mi pareva di parlare una lingua diversa dall’opinione comune – che è sempre stata poco democratica e molto aggressiva nei confronti dei detrattori (provate a dire sui social che siete contro l’aborto e vedrete che shitstorm arriva. A me hanno augurato persino la morte, l’unica volta che ho provato a commentare sul tema).

Charlie mi ha dato, nel tempo, quegli argomenti che cercavo: basilari, laici oltre che religiosi, ineccepibili. Poi sono diventata mamma ed è stato tutto ancora più chiaro di prima.

Nessuno di coloro che sono nati è venuto al mondo già grande, già maturo: siamo tutti nati da un “Sì” alla vita, da una madre che, con resilienza, ci ha permesso di venire alla luce. Il problema dell’uomo è la sua breve memoria: come il popolo di Israele fugge spesso lontano da Dio, dimentico del Suo amore. Anche noi ci dimentichiamo che veniamo da un incontro e da una gestazione. Non vogliamo realmente vedere in faccia la realtà e questa è una grande vittoria di “quello del piano di sotto”. Ad oggi, i più poveri sono coloro che non hanno voce, i bambini non ancora nati. La nostra voce, perciò, non può spegnersi per quieto vivere ma deve risuonare, ferma e gentile, ogni qualvolta ne abbiamo l’occasione.

E quando entriamo nella Verità, occorre essere grati al Signore che ci permette di vederla e desiderosi di condurre altri ad essa.

Il demonio può avere attrattiva, ma “zero argomenti autentici”: le bugie cadono presto davanti alla Verità. E in questo primo anniversario della morte di Charlie, preghiamo per tutti coloro che difendono la vita, in ogni modo e con i talenti che Dio ha dato loro. Perché la Verità avanzi, un passo alla volta.




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