Da quando è morta Emma Bonino, i social sono diventati ancora una volta il luogo in cui sembra impossibile stare davanti alla morte senza trasformarla in una bandiera. Da una parte c’è chi la celebra come una grande protagonista della storia italiana, esaltandone soprattutto le battaglie per la legge 194, fino a costruire intorno alla sua figura una sorta di canonizzazione laica davvero stucchevole. Dall’altra c’è chi reagisce ricordando, con parole spesso durissime, ciò che quella stessa storia ha significato per milioni di bambini mai nati e il ruolo che Bonino ebbe nella battaglia per la legalizzazione dell’aborto.
Io, davanti a tutto questo, resto soprattutto basita dalla rabbia. Dalla soddisfazione, talvolta nemmeno troppo nascosta, per la morte di una donna. Dalla violenza di alcune espressioni, che in questi giorni ho visto rivolgere anche a me per il solo fatto di aver provato a dire che, da cristiani, possiamo giudicare con chiarezza le azioni senza pronunciare un giudizio definitivo sulla persona. Qualcuno si è indignato perché questo sarebbe buonismo.
In realtà credo che sia una delle cose più difficili che la fede ci chiede. Certo che non dimentico la sua storia politica, né faccio finta che la sua battaglia per la 194 sia stata un dettaglio marginale. Ogni bambino concepito è una persona e la vita nel grembo materno merita sempre di essere custodita. E quella battaglia della Bonino e di altri ha avuto e continua ad avere un peso enorme. Ma proprio qui, forse, dobbiamo imparare a distinguere. Possiamo essere duri con una persona quando si battaglia sulle idee, quando si denuncia un errore, quando si difende ciò che riteniamo vero. Ma non possiamo trasformare la persona stessa nel bersaglio della nostra durezza. Sant’Agostino lo afferma con chiarezza: «Felice chi ama te, l’amico in te, il nemico per te». Il nemico per te. Non perché improvvisamente sia diventato amico, non perché le sue idee siano diventate giuste, ma perché anche lui appartiene a Dio.
A me sembra che stiamo dimenticando, accecati dalla necessità di dire la nostra, di difendere la nostra parte, di avere l’ultima parola, che siamo figli di un Padre d’amore, non di una tifoseria. E un Padre che ama i suoi figli non ci chiede di scegliere tra la verità e la misericordia, ma di imparare a tenerle insieme. Per questo mi addolora tanto la sottile soddisfazione di chi guarda alla morte della Bonino come alla caduta di un’avversaria, quanto mi lascia perplessa la celebrazione che rischia di consegnarla alla memoria collettiva senza più alcuna ombra, come se le sue battaglie potessero essere giudicate buone soltanto perché lei è stata una donna determinata, libera e capace di lasciare un segno nella storia.
Possiamo essere chiarissimi sulla vita e, nello stesso tempo, incapaci di odiare chi non l’ha difesa come avremmo voluto. Possiamo contestare una battaglia senza trasformare chi l’ha combattuta nel nostro nemico assoluto. È questa, forse, la testimonianza che oggi ci viene chiesta. Perché se per difendere la vita finiamo per perdere l’amore, che cosa abbiamo davvero difeso? E se per celebrare una donna arriviamo a cancellare le vite che lei non ha riconosciuto, quale idea di dignità stiamo celebrando?
La verità non ha bisogno della rabbia per essere vera. E il cristiano non dovrebbe mai dimenticare che, mentre difende la verità, dall’altra parte della sua parola c’è sempre una persona. Così come, quando si esalta l’aborto come conquista di civiltà, non bisogna dimenticare che dall’altra parte c’è un bambino che vuole vivere e venire al mondo. E anche un padre, troppo spesso totalmente fatto fuori da ogni scelta.
C’è una preghiera che ripetiamo ogni giorno nel Rosario che viene da Fatima. «Porta in Cielo tutte le anime, specialmente quelle più bisognose della tua misericordia». E chi sono le anime più bisognose della misericordia, se non anche quelle che non pensano di averne bisogno? Sarò ingenua come quell’amico diacono che, appena appresa la notizia della morte della Bonino, ha detto al suo padre spirituale: «Celebriamo una Messa per lei stasera?».
Al di là della certezza granitica con cui molti commentatori sentenziano che l’anima della Bonino sia già all’inferno, a me piace ricordare ciò che il Curato d’Ars disse a una donna disperata per la sorte del marito, morto suicida: «Tra il ponte e l’acqua, ha potuto fare un atto di pentimento».
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia
Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).



2 risposte su “Emma Bonino, la verità senza la rabbia”
Possiamo anche ritenere che l’aborto personale di Emma Bonino le abbia cambiato la vita. Sembra che abbia voluto trascinare nella sua scelta, drammatica, tante altre donne. “Fate come me” sembrava dire la Bonino, “ribellatevi alla fertilità” intesa come condanna per le donne e non per l’uomo che, forse, non lo voleva quel loro figlio. “Che sia gratuito e per tutte”. Sembra quasi un manifesto di rabbia e opposizione ostinatamente perseguito, sull’esempio degli abortisti americani come il dottor Nathanson (poi pentitosi e convertitosi) che eseguì l’aborto di suo figlio. Ma poi Nahtanson girò il mondo per rivelare l’inganno tremendo dell’aborto e le sue conseguenze. Invece la Bonino non ascoltò nessuno, nemmeno chi le diceva che certe sue idee erano sbagliate. Non ascoltò nemmeno Papa Francesco. Comunque la pietà cristiana non può mancare.
Emma Bonino resterà sempre nei miei ricordi come una grande donna che ha portato avanti con coraggio la lotta per la libertà e i diritti delle donne che grazie a lei ora possono giustamente decidere in autonomia se portare avanti o no una gravidanza in tutta sicurezza. Grazie, Emma.