14 Settembre 2026
Passaggio obbligato
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,13-17
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Il commento
“… così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (3, 14-15).
L’annuncio non lascia dubbi: “bisogna che…”. il verbo greco indica una necessità. Piaccia o no, la croce di Gesù è un passaggio obbligato della storia, personale e collettiva. Una pagina della vita che non possiamo strappare dal calendario dei giorni. In fondo è quello che Gesù annuncia ai discepoli lungo la via di Emmaus: “Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” (Lc 24,26). Da notare che nel testo lucano troviamo lo stesso verbo che ha usato Giovanni [déō].
Perché la croce è necessaria? La liturgia della passione chiama la croce talamo, trono ed altare. Il talamo è il letto nuziale, il luogo in cui gli sposi rinnovano l’alleanza. Il trono è la sede di chi sta in alto, l’altare è il luogo del sacrificio. La croce, dunque, è la fonte della vita, il grembo di una storia nuova. Se vogliamo fare alleanza con il Signore dobbiamo mettere in conto una più viva partecipazione alla sua sofferenza. Alla zia che le chiedeva di pregare per alcune situazioni di sofferenza, Teresa di Lisieux risponde:
“Gesù amava troppo la mia cara zia per toglierle la croce!…” (LT 67).
La festa liturgica parla di croce, ma, nei testi biblici non troviamo questa parola, piuttosto troviamo la parola amore: “Dio ha tanto amato il mondo da donare il figlio unigenito” (3,16). Dona il Figlio perché desidera riversare nell’uomo la pienezza della vita. Amore e croce sono intimamente legati. Chi fugge la croce, chi la rifiuta a priori, chi cerca di evitare a tutti i costi i problemi e la fatica che il vivere comporta, non impara ad amare, perché nella vita amore e dolore sono costantemente intrecciati. La festa di oggi non è la cronaca di una sconfitta, ma l’annuncio che solo l’amore salva la storia dalla più totale disfatta. Perché se venisse a mancare l’amore, cosa resterebbe della vita in ogni suo ambito? È questa la fede che oggi vogliamo accogliere e proclamare.
Briciole di Vangelo
di don Silvio Longobardi
s.longobardi@puntofamiglia.net
“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).


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