CORRISPONDENZA FAMILIARE
Quando i figli vanno lontano. La trepidazione delle mamme
14 Settembre 2026
Foto di Gizem toprak
Tra le tante richieste di preghiera che gli amici mi consegnano, ci sono anche quelle che riguardano i figli che crescono e partono per continuare altrove gli studi, spesso in altre città e Paesi. Sono quasi sempre le mamme a scrivermi, felici e trepidanti, orgogliose per quei figli così determinati e capaci ma anche preoccupate. Malgrado la facilità dei mezzi di comunicazione, il cuore di una madre percepisce quella distanza geografica come un muro. Accogliere la distanza geografica come un «nuovo parto» significa imparare a fare spazio, custodendo nel cuore la trepidazione e affidandosi all’esempio della Vergine Maria.
Caro don Silvio, stiamo vivendo giorni molto emozionanti, pieni di cambiamenti e di nuove strade che si aprono davanti a noi. Nostro figlio si laurea e siamo davvero molto orgogliosi di lui. Nel cuore, però, insieme alla gioia, sento anche un po’ di tristezza, perché dopo la laurea partirà per Milano per continuare i suoi studi. È il cammino che desidera e siamo felici di accompagnarlo in questo nuovo passo della sua vita. Domani partiremo presto per portare su tutto il necessario e preparare la sua nuova casa. Ti chiediamo di ricordarlo nelle tue preghiere. Lo affidiamo al Signore e alla Vergine Maria, perché lo accompagnino in questo nuovo cammino, custodiscano nel suo cuore i valori che ha ricevuto e lo proteggano sempre, guidando i suoi passi e le sue scelte. Anna
Carissimo Don Silvio, volevo condividere con te questo momento particolare della mia vita: sto vivendo una nuova maternità. Ho detto spesso ai nostri figli che noi nasciamo come genitori con loro e ogni volta che c'è un cambiamento, ogni volta che c'è un passaggio, dobbiamo rinascere come genitori per imparare ad esserci sempre, anche se cambiano le condizioni. È accaduto così in tutti i passaggi vissuti con ciascuno di loro: dal più semplice, come l'ingresso all'asilo, al più complesso, come quello che è accaduto pochi giorni fa, con la partenza della nostra seconda figlia, 19 anni appena, che ha cominciato l'università all'estero. È stata una lunga gestazione tra il suo infinito desiderio di sapere, di sperimentarsi, di fare nuove esperienze, di conoscere nuove realtà, di costruire il proprio futuro, e la nostra paura del nuovo, dell'incognita, del non tenere tutto sotto controllo. Ho avuto diversi colloqui con lei per accompagnarla nella scelta universitaria, a volte gli scambi sono stati anche accesi, perché non è sempre semplice aiutare nelle scelte rispettando i desideri che a volte neanche lei stessa sapeva decifrare. Poi ho capito che stava giungendo il momento di partorire di nuovo, di generare una figlia adulta, di gettare la zavorra per farla volare alto e di non tarparle le ali. Sono così cominciati i trepidanti preparativi, sia quelli interiori che quelli materiali e organizzativi, e ho chiesto aiuto ad un'altra mamma: la nostra Mamma Celeste. Lei, che si è saputa mettere da parte per fare spazio al Figlio, mi ha sostenuto, e a Lei ho potuto affidare nostra figlia, prevedendo una tappa a Fatima quando l’abbiamo accompagnata alla residenza universitaria. Non era proprio vicinissimo, ma abbiamo intrapreso questo viaggio come un pellegrinaggio prima del nostro rientro a casa. Un piccolo viaggio nel viaggio. È stato un momento semplice, alla Cappella delle Apparizioni, un dialogo tra mamme, una consegna, …Veglia Tu su di lei. Dopo Fatima è giunto il momento del parto: un saluto, un abbraccio veloce senza troppi fronzoli, con il cuore sereno e grato. Nel viaggio di ritorno, accompagnati in aereo per tutto il tempo dal pianto insistente di un neonato, non potevo non pensare al giorno in cui è venuta alla luce. Ricordo l’ostetrica che mi disse: «Questa bambina le farà vedere i sorci verdi!», perché aveva tirato su la testa come una bambina già grande. Eh sì, questa testolina alta, determinata, audace e tenace, che accetta una sfida più grande di se stessa, che decide di costruire il suo futuro lontano da tutto e da tutti! Sicuramente ci saranno momenti difficili, ma lei sa che qui c’è un grembo sempre pronto ad accoglierla e a generarla di nuovo! Accompagnaci anche tu con la preghiera caro padre, come hai sempre fatto! Agnese
Tra le tante richieste di preghiera che gli amici mi consegnano, ci sono anche quelle che riguardano i figli che crescono e partono per continuare altrove gli studi, spesso in altre città e Paesi. Sono quasi sempre le mamme a scrivermi, felici e trepidanti, orgogliose per quei figli così determinati e capaci ma anche preoccupate. Malgrado la facilità dei mezzi di comunicazione, il cuore di una madre percepisce quella distanza geografica come un muro. Vedere i figli allontanarsi da casa, da quella casa in cui sono cresciuti, in cui li hanno visti ridere e piangere, suscita emozioni che le parole non riescono ad esprimere in modo adeguato.
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Vederli partire è come un nuovo parto. Le braccia che allora hanno stretto il figlio appena nato, ora si aprono per lasciarlo andare verso luoghi sconosciuti. Un dolore ancora più acuto di quello precedente. Ha ragione Kahlil Gibran quando poeticamente ricorda ai genitori che non possono abitare la casa dei figli: “Potete offrire dimora ai loro corpi, ma non alle loro anime. Perché le loro anime abitano la casa del domani, che voi non potete visitare, neppure nei vostri sogni”.
Mi è capitato spesso di pensare al giorno in cui Gesù lascia Nazaret per iniziare il suo ministero pubblico. Fino a quel momento la Vergine ha seguito con trepidazione il cammino interiore di quel figlio così diverso da tutti gli altri, ha rispettato e accompagnato i suoi silenzi, ha raccolto le sue confidenze, ha cercato di scrutare il mistero che Dio aveva riposto in Lui. E tutto questo per anni, lunghi anni, senza pretese, con la santa impazienza di chi desidera che venga il Regno promesso. Per lunghi anni, la Vergine ha accompagnato il Figlio, restando in silenzio accanto a Lui. Non conosceva la volontà di Dio, cercava di scoprirla ogni giorno, non sapeva quando e come Dio avrebbe fatto risuonare la sua voce ma aveva imparato a fidarsi, consegnano a Lui ogni umanissima trepidazione.
E venne infine il giorno del distacco. Su questo evento, e tanti altri che hanno segnato gli anni vissuti a Nazaret, i Vangeli stendono un velo di comprensibile silenzio. Stando alla narrazione di san Luca questo distacco avviene quando Gesù aveva circa trent’anni. Trenta lunghi anni vissuti in una comunione con la Madre, resa ancora più intima dopo la morte di Giuseppe. Un legame che nessuno può descrivere adeguatamente. Forse solo un poeta può tentare di scrutare il mistero.
Quando Gesù comunica alla Madre la sua decisione, vede il suo volto percorso da una tristissima gioia, i suoi occhi limpidi attraversati da una luce di speranza che spezza per un attimo l’umanissima paura che abita il suo cuore materno. La speranza che nasce dalla certezza che inizia il tempo della gloria, quello in cui Dio manifesta la sua misericordia. E tuttavia, come quello di ogni altra madre, anche Maria vive con sofferenza quel distacco. Non ha mai dimenticato le parole profetiche del vecchio Simeone: “Anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Non sa come e quando quelle parole si realizzeranno ma sa che, dopo aver gustato i misteri della gioia, inizia il tempo del deserto, quello in cui il dolore busserà con più insistenza alla sua porta. E si prepara a rinnovare l’eccomi della fede.
Il distacco da Nazaret è inevitabile, Maria lo sa bene e non vuole in alcun modo impedire al Figlio di compiere la sua missione. Lo sa e certamente nel silenzio della preghiera ha chiesto al Padre la grazia di vivere il tempo della solitudine nel più fiducioso abbandono. Questa fede non le impedisce di soffrire intimamente a causa del distacco. È una madre e come ogni madre è intimamente legata al Figlio. Soffre anche perché a lei non è dato di seguirlo, rimane a Nazaret e condivide da lontano, con una più intensa preghiera, la missione del Figlio. Finora è stata totalmente a servizio del Figlio, si è prodigata per lui solo, lo ha visto crescere, lo ha seguito ad ogni passo, ha accompagnato i suoi silenzi, ha pregato con lui, ha sofferto con lui per la morte di Giuseppe. È stata sempre accanto al Figlio. Ora invece è chiamata a stare in disparte. Deve accettare che altri si prenderanno cura del Figlio, altri saranno gli amici più stretti, quelli ai quali Gesù affiderà le sue confidenze. La fede attenua ma non elimina la fatica.
È questa l’icona che consegno alle mamme che mi hanno scritto e a tutte le altre che seguono con legittima inquietudine il cammino dei figli. La Santa Vergine non si limita a consolare ma insegna a vivere nella fede ogni tappa della vita. Le parole e i gesti di affetto non mancheranno, anzi diventano ancora più necessari, ma s’intrecciano con una preghiera che la distanza rende più ardente e fiduciosa.
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).


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