“Non guardarle è peccato”. Il Forum delle Associazioni Sociosanitarie scrive a Sky sport
In un recente spot di Sky Sport vengono utilizzati elementi propri della fede cattolica, fino ad arrivare alla scena finale nella quale un sacerdote pronuncia la frase “Andate e vedetele tutte”, riferita alle partite di calcio. Chiaramente, gli autori volevano solo creare uno spot attraente e ironico, sfruttando la cultura cristiana che accumuna gli italiani. Eppure, la libertà creativa dovrebbe avere dei limiti, basati sul rispetto.
“Scriviamo in qualità di cittadini, cattolici praticanti, accomunati da una profonda sensibilità e rispetto per la fede religiosa, qualunque essa sia. Desideriamo esprimere il nostro sincero disappunto e la nostra indignazione per lo spot pubblicitario attualmente trasmesso anche sulle reti televisive Rai e dedicato alla programmazione delle partite di Coppa sui canali Sky”.
Si apre così il comunicato di Aldo Bova, Presidente nazionale del Forum delle Associazioni sociosanitarie. Poi, arriva una premessa fondamentale: “Siamo consapevoli che la pubblicità ricorra frequentemente all’ironia, alla parodia e alla provocazione e non intendiamo certo contestare, in linea generale, la libertà creativa di chi realizza campagne pubblicitarie. Non siamo contrari all’umorismo e non riteniamo che la rappresentazione di sacerdoti, chiese o situazioni legate alla vita ecclesiale debba essere necessariamente considerata offensiva”.
Ciò che si ritiene non condivisibile è il modo in cui, nello spot in questione, “vengono utilizzati alcuni elementi propri della fede cattolica, fino ad arrivare alla scena finale nella quale un sacerdote pronuncia la frase «andate e vedetele tutte», riferita alle partite di calcio”.
Il riferimento alla formula liturgica «Prendete, e mangiatene tutti» è evidente e, prosegue il documento “per un cattolico praticante quelle parole non costituiscono una semplice espressione linguistica o una citazione culturale. Esse appartengono al cuore della celebrazione eucaristica e richiamano le parole pronunciate da Gesù nell’Ultima Cena, nell’istituzione dell’Eucaristia. Sono parole pronunciate durante la Messa nel momento più alto della celebrazione, nel quale la Chiesa rinnova sacramentalmente il memoriale del sacrificio di Cristo e celebra la Sua presenza reale nell’Eucaristia”.
La formula è intimamente legata al Sacramento dell’Eucaristia, per questo nel documento si parla di mancanza di rispetto, nel momento in cui viene “volutamente evocata, per mezzo della figura di un sacerdote e all’interno di una chiesa, per concludere con una battuta pubblicitaria finalizzata a promuovere la visione di una serie di partite di calcio”.
Seguono, poi, altri esempi, sull’utilizzo che la pubblicità fa di altri simboli sacri o luoghi importanti per la fede dii un cattolico. Tra questi, vediamo il confessionale, che “per un credente, non è semplicemente un elemento scenografico: è il luogo nel quale il penitente, con umiltà e fiducia, si accosta al Sacramento della Riconciliazione e riceve, attraverso il ministero del sacerdote, la misericordia e il perdono di Dio”.
Chiaramente, gli autori volevano solo “realizzare uno spot ironico” e si esclude la “volontà esplicita di offendere la fede cattolica”. Eppure, come il comunicato specifica, “un’offesa alla sensibilità religiosa non dipende necessariamente dalle intenzioni di chi la compie, ma anche dall’uso che viene fatto di ciò che per altri è sacro”.
Non si chiede che la pubblicità “rinunci all’ironia” o mettere in discussione “la libertà creativa di Sky”. Si domanda soltanto che “tale libertà venga esercitata con attenzione e rispetto quando si utilizzano simboli, luoghi, gesti e parole che per milioni di persone rappresentano realtà sacre”.
Per questo motivo, si chiede a Sky Italia di “modificare lo spot, eliminando almeno la scena finale sopra richiamata, in modo da evitare l’accostamento diretto tra la formula eucaristica e la promozione commerciale delle partite”.
Infine, una precisazione non secondaria: “La presente richiesta non nasce da spirito polemico, né dal desiderio di impedire l’espressione artistica o pubblicitaria; consegue, piuttosto, dal desiderio, che riteniamo altrettanto legittimo, di vedere rispettato ciò che costituisce il centro della nostra fede e della nostra vita spirituale”.
La convinzione che c’è dietro al comunicato è che “una grande realtà televisiva come Sky possa comprendere che il rispetto delle sensibilità religiose non rappresenta un limite alla creatività, ma una forma di attenzione verso il proprio pubblico”.
Il comunicato parla a nome delle 350mila persone che fanno riferimento alle sedici associazioni nazionali che costituiscono l’assemblea del Forum, dei cinque Forum regionali (Valle d’Aosta, Marche, Campania, Puglie, Sicilia) e delle 280 strutture territoriali del Forum.
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Una proposta per gli educatori cristiani
Come Punto Famiglia, vogliamo fare una proposta agli educatori cristiani che ci seguono. Se vi è affidata la catechesi di ragazzi e adolescenti e se hanno visto questo spot, perché non discuterne insieme? Che cosa ne pensano? Lo trovano semplicemente divertente oppure avvertono qualcosa di stonato? E, soprattutto, dove collocano il confine tra libertà creativa e rispetto per ciò che è sacro?
Può essere un’occasione preziosa per partire proprio da una pubblicità e arrivare a parlare di ciò che essa richiama, spiegando ai ragazzi che cosa significano davvero, nella vita di fede, quei simboli che nello spot vengono utilizzati in chiave ironica: il sacerdote, la chiesa, il confessionale, le parole della liturgia.
Perché forse la provocazione, anche quando non viene condivisa, può diventare un punto di partenza per una domanda educativa: che cosa c’è dietro un simbolo? E perché, per un credente, non è mai soltanto un’immagine? In fondo, educare alla fede significa anche aiutare i più giovani a riconoscere il significato profondo di parole, gesti e luoghi che rischiano, altrimenti, di diventare semplicemente elementi della nostra cultura, privati del loro significato più autentico.
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