“Peccatore praticante”. Simon Enrico, papà di 25 anni, racconta la sua missione

Ha più di 23mila followers, la sua pagina Instagram è “Peccatore praticante”, titolo scelto per ricordarsi che un cristiano non è migliore degli altri, ma un figlio amato e perdonato. Stiamo parlando di Simon Enrico, un ragazzo di 25 anni, un padre, un marito, che non vive i Social come vetrina, ma come canale per condividere qualcosa di bello. 

Abbiamo conosciuto il creator digitale Simon Enrico, che molti conoscono come “Peccatore praticante”, dal titolo della sua pagina (Visitala qui).

Ci ha raccontato la storia di resurrezione di suo padre, l’incontro personale che ha avuto con Cristo, la vocazione al matrimonio con Monica, la sua esperienza di papà… Ecco a voi l’intervista completa.

Simon, parlaci un po’ di te…

La mia storia inizia con quella di mio padre. Lui è del ‘74 ed è diventato un tossicodipendente. Era un “dark”, praticamente viveva per strada. Fu uno fra i primi di Torino a sperimentare le droghe chimiche.

A 20 anni aveva già perso degli amici per overdose e lui stesso era finito più volte in ospedale. 

Poi, è arrivato l’incontro con la Comunità Cenacolo, di Madre Elvira. È entrato, ma non è più uscito. Nel senso che, una volta guarito, è rimasto lì, anche insieme a mia madre.

Quindi oggi i tuoi genitori lavorano nella Comunità Cenacolo? 

Loro non ne parlerebbero così, come di un “lavoro”. I miei genitori considerano la Comunità Cenacolo casa. Oggi si occupano di famiglie, insieme ad altre famiglie.

Come è stata la tua infanzia?

Io sono nato, nel 2001, in questo contesto di fede e sono cresciuto in un ambito che definirei “super di fede”, un luogo molto carismatico. Il che ha tanti aspetti positivi: la fede mi è stata trasmessa da subito ed è bello questo, un dono. Però, quando vivi un’esperienza simile ci sono anche degli aspetti problematici: non sei sicuro che quella fede sia “proprio la tua”. Vivi in un contesto dove la fede è “trascinata” da altri, non è ancora un tuo personale cammino. Io ho avuto tutto nella vita, a partire dalla Provvidenza di cui vivevamo, ho potuto sperimentare una vocazione precoce con Monica, che poi sarebbe diventata mia moglie, ma tutto questo non era sufficiente per riconoscere un Dio vivo, un Dio che ti chiama per nome, per sentire “Madre” la Chiesa a cui Cristo si era affidato… Sono arrivato al dubbio. Ho anche messo in discussione molti insegnamenti della Chiesa.

Hai avuto il tuo momento di ribellione…

Ho iniziato ad essere in lotta tra quello che pensavo io e quello che la Chiesa insegnava. Usavo estratti biblici per convincere altri che quel peccato o quell’insegnamento fosse da vedere diversamente. Ero molto superbo. Ad essere sincero, lo sono ancora, ci sto lavorando.

Poi, un giorno, mi sono sentito “piccolo”. Uno dei miei migliori amici, mentre discutevamo, mi ha detto: “Simon, non mi importa della tua opinione. Cosa insegna la Chiesa?”.

Un altro tassello importante è stato un regalo di mia zia: un’iscrizione all’applicazione di preghiera Hallow, che permette di meditare la Bibbia in un anno. Mi sono reso conto che non avevo mai letto la Bibbia veramente.

E poi?

Pagina dopo pagina, mi rendevo conto che ero stato “un pirla”: predicavo qualcosa che non conoscevo. Dio non era una sorta di spiritualità vaga: “Amate tutti e va bene tutto”. Dio era vivo. E i sacramenti erano la strada concreta per arrivare a quel Gesù vivo. Ho capito che se la Chiesa è millenaria, un motivo c’è. E durerà in eterno, perché davvero è la Chiesa di Dio!
Ho capito la profondità, l’autenticità, degli insegnamenti che io criticavo… Ne ho colto la bellezza.

C’è un passo del Vangelo che ti colpisce e che rispecchia la tua esperienza?

Io, come già detto, avevo ricevuto la fede, ma c’è stato un periodo in cui ho sentito che quella fede era stanca, stava morendo. Poi, come i discepoli di Emmaus, ho incontrato quel Gesù vivo! Quello che ti chiama per nome. Ho sentito un bruciare fortissimo dentro di me. Avevo uno zelo incredibile… 

E l’idea di aprire una pagina sui Social?

Un vescovo mi ha consigliato di aprire un profilo Instagram, che mi permettesse di condividere e testimoniare. Ho avuto occasione di parlare con tanti giovani, di conoscere tanti gruppi… Ancora una volta, ho capito che ero stato superbo e saccente. Perché dicevo: “In Italia non c’è nessuno che crede più”. Invece ho scoperto che ci sono tanti giovani che cercano Dio… Ho capito che, invece di criticare soltanto, dobbiamo essere umili, per cercare e valorizzare il buono. 

Come mai ha scelto “Peccatore praticante” quale nome della pagina?

Perché il mio intento di apostolato è trasmettere che siamo tutti fragili e tutti in cammino. Non ho titoli, ho la mia esperienza, che è in itinere. Anche io cado, come tutti… Questa pagina è già dal titolo un’esercitazione di umiltà. Io sono un figlio amato. Parliamoci chiaro: non ho mai avuto problemi affettivi, ero amato anche prima, ma prima di conoscere personalmente Cristo non avevo trovato la mia identità. Oggi so che sono quel figlio amato da Dio e da sempre, questo cambia tutto: questa è la mia identità! La mia vera identità! Eppure, non cancella ciò che siamo e saremo sempre: dei peccatori praticanti… Anche se siamo cristiani. Volevo sottolineare con questo titolo il ruolo della grazia: è Dio che ci fa ogni volta creature nuove!

Adesso, però, non vediamo l’ora di sapere qualcosa di te e tua moglie…

Io e Monica ci siamo conosciuti quando io frequentavo il primo superiore e lei il terzo, in oratorio… Da subito, insieme alle farfalle sullo stomaco, eravamo affascinati entrambi dal fatto che fossimo credenti… Da sempre parliamo di matrimonio, davvero: fin dall’inizio. Gli altri ci prendevano in giro. Ma noi lo sapevamo: o finiva così o ci saremmo lasciati… Non esistevano mezze misure.

E questa nostra intuizione ci è stata confermata al corso prematrimoniale. Ci hanno detto: “Che vi sposiate o che vi lasciate, in entrambi i casi avete vinto. È questa la chiamata cristiana del fidanzamento”. 

E quando avete creato poi la vostra famiglia?

Spesso dicevamo frasi come: “Un giorno, quando avremo figli”. Nessuno ci prendeva sul serio…

Sono arrivato in quinto superiore, lei era più grande di me di due anni. Dopo la maturità le ho chiesto di sposarmi…

Ci siamo fatti quella promessa sul serio, ci siamo detti: “Noi vorremmo sposarci domani… Lo faremo appena sarà possibile” e abbiamo lanciato la sfida a Dio. Gli abbiamo detto: “Noi abbiamo nel cuore questa vocazione, adesso, però, aiutaci”. Dio non ha aperto quella porta, l’ha spalancata! Io non avevo ancora iniziato l’università. Ci siamo rivolti a delle suore, che sapevamo avere posto per accoglierci da novelli sposi. Abbiamo chiesto di poter vivere lì, con loro. All’inizio ci hanno detto no. Un mese dopo ci hanno richiamato, con nostra grande sorpresa. Ci hanno detto: “Lasciateci pregare ancora un po’ per questa intenzione”. E alla fine ci hanno detto di sì! 

Ci siamo sposati e abbiamo iniziato lì la nostra vita da sposi. Io studiavo Fisioterapia, mia moglie Scienze dell’Educazione. Lavoravamo in ogni momento libero dallo studio. Io portavo la pizza, lei faceva ripetizioni. Perché non puoi solo fidarti della Provvidenza, devi fare tutta la tua parte.

Sappiamo che sei padre di due splendide bambine…

All’inizio volevamo aspettare per i figli, ma poi ci abbiamo ripensato. Mia moglie si è laureata incinta. La figlia più grande ha due anni e mezzo, la seconda sei mesi

Oggi la vita è più stabile: io ho un lavoro fisso in ospedale e mia moglie è maestra. Abbiamo dato il massimo, ma siamo anche stati tanto sostenuti. Abbiamo avuto due famiglie che ci hanno supportato. Abbiamo capito che avere fede è questo: tu dai il 100%, poi dove non arrivi tu, arriva Lui… Per noi è stato così. 

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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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