CORRISPONDENZA FAMILIARE
“Senza Dio l’uomo si perde”. Il Papa in un Paese che s’interroga
28 Settembre 2026
Foto copertina Vatican News on YouTube - Parigi – Arrivo a Place Charles de Gaulle e giro in papamobile, 26 Settembre 2026 – Papa Leone XIV
Parigi, Lourdes e Metz sono le tre tappe di un viaggio che in realtà ha coinvolto tutta la Francia, cattolica e non. Al di là di ogni rosea previsione. Un viaggio atteso da tempo, preparato con cura e vissuto con un entusiasmo che ha sorpreso molti commentatori. Impossibile ricordare tutti momenti di un’esperienza che fin d’ora possiamo definire storica perché non solo segna una tappa significativa del cammino ecclesiale ma rappresenta probabilmente un passaggio decisivo perché ha dato voce ad un popolo spesso messo a tacere in nome della laïcité e ha permesso al mondo cattolico di manifestare pubblicamente la propria fede.
Il viaggio è iniziato con un gesto semplice e geniale. Alle ore 10.00 di venerdì, in corrispondenza dell’arrivo del Papa in Francia, tutte le campane hanno suonato a festa. Le campane delle basiliche, dei santuari e delle parrocchie, le campane delle grandi città e dei piccoli centri… il loro suono, come quello di un’immensa corale ha attraversato tutto il Paese. Un’onda di gioia che portava nell’etere un messaggio dal sapore biblico: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”. Sì, diciamolo francamente: se la gente accorre per vedere il Papa, se ai bordi delle strade si vedono tante mamme con i loro piccoli nella speranza di ricevere una benedizione del Papa, è perché nell’uomo vestito di bianco riconoscono il Vicario di Cristo, colui che parla e agisce in nome e con l’autorità di Gesù, il Figlio di Dio.
Il primo giorno del viaggio è stato segnato dall’incontro con i giovani: erano 80mila, provenienti da tutta la Francia, quelli che fin dal primo pomeriggio hanno riempito lo Stade de France, lo stadio più grande e importante del Paese costruito per celebrare i Mondiali 1998, che hanno visto il primo trionfo dei Bleus guidati da Zinadine Zidane. Il tempio del calcio è diventato così una cattedrale a cielo aperto.
Quella sera non erano i calciatori ad attraversare il terreno di gioco ma i santi. Ad un certo punto la veglia di preghiera è diventata un libro di storia, una rapida e densa rappresentazione di quei santi che hanno contribuito a seminare e a far risplendere il Vangelo facendo della Francia la “figlia primogenita” della Chiesa. In pochi minuti, i giovani hanno avuto la possibilità di rileggere i passaggi più significativi di una storia bimillenaria: a partire da san Lazzaro e santa Maria Maddalena, considerati i fondatori della fede, passando attraverso Geneviève e Clodoveo, Giovanna d’Arco, Vincenzo de’ Paoli e Luisa di Marillac e il Curato d’Ars, per arrivare a Teresa di Lisieux e Charles de Foucauld. Una rapida rassegna per richiamare aspetti diversi dell’unica fede: la speranza, il coraggio, la carità, la preghiera, la fedeltà e la missione.
“Questi santi – ha detto Papa Leone – hanno cambiato la storia, facendo passare molti dalla sofferenza alla speranza, perché hanno cambiato anzitutto il proprio cuore, trasformandolo alla luce della fede”. Questa santità non appartiene al museo della storia ma continua ancora oggi a irrigare la vita della Chiesa e risplende nella testimonianza che i giovani sono e saranno chiamati a dare. Per questo il Papa ha consegnato ai giovani un invito, anzi un vero e proprio appello:
“senza timore ma con fiducia e pieni di gioia, possiamo già dire tutti, tutti insieme, sulle orme dei santi: Eccomi, Signore!”.
Siate “uomini e donne di Dio”, ha aggiunto il Pontefice. Spiegando che il legame con Lui ci rende davvero liberi perché risponde alle domande più profonde del cuore e dona il coraggio di custodire la speranza anche nei passaggi più dolorosi, come ha fatto il beato Marcel Callo (1921-1945), un giovane operaio francese che “nell’oscurità del campo di concentramento non ha mai smesso di tendere al bene, rimanendo interiormente libero”.
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“Come ti spieghi tanto entusiasmo?”, ha chiesto un giornalista ad uno dei giovani presenti alla veglia. La risposta è stata semplice e disarmante: “La Chiesa è la migliore alternativa rispetto alle altre”. È proprio così. Una Chiesa che non parla il linguaggio del mondo e non segue le mode rappresenta una reale alternativa per quanti percepiscono il vuoto, quelli che non si accontentano di riempire la vita di cose, quelli che hanno percepito o sperimentato la vanità di una brillante carriera e/o di tutte quelle mete che propone una società che, come ha detto il Papa, mettendo da parte Dio non sa più dare all’uomo ciò che di cui ha bisogno:
“È l’uomo che si perde, dicendo che Dio è morto: se Dio non è con lui, l’uomo non ha più salvezza e smarrisce il senso dell’esistenza, che si riduce a un vicolo cieco o al nulla” (25 settembre 2026).
La Chiesa è una reale alternativa ad una generazione che cerca di dare un senso alla vita. Nella notte di Pasqua, il 4 aprile 2026, in Francia più di 20mila persone hanno ricevuto il battesimo, per l’esattezza 21.386, in gran parte adolescenti e giovani. Un fenomeno che negli ultimi anni ha ricevuto un’improvvisa e inaspettata impennata. Basta pensare che, cinque anni fa i battezzati adulti erano meno di 5mila. Certo, non si tratta di grandi numeri e qualcuno potrebbe pensare che sono percentuali irrisorie se rapportate alla maggioranza. E tuttavia… sono il segno di un’inversione di tendenza, dicono che – in Francia e, più in generale, nel mondo occidentale – il cristianesimo non cammina lungo il viale del tramonto ma torna ad essere una proposta che affascina, convince e coinvolge.
Quello che sta avvenendo in Francia è una fecondità inattesa. I cattolici erano abituati a vedere banchi sempre più vuoti nelle chiese e sempre meno giovani frequentare la Messa. Le nuove generazioni sembravano refrattarie. Quell’assenza appariva come il segno di una permanente sterilità, come se la Chiesa avesse esaurito il suo slancio vitale, come se non fosse più capace di parlare all’umanità.
Quella sterilità era per molti cattolici, specie per quelli che avevano i capelli bianchi, fonte di amarezza e, chissà, forse anche di dubbi. La Chiesa sembrava camminare sul viale del tramonto. Così pensava qualcuno e forse più d’uno. E poi, all’improvviso ecco che arrivano figli non più attesi, figli della Provvidenza. Un dono che allarga il cuore e semina speranza.
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Possiamo e dobbiamo interrogarci sulle cause che hanno suscitato un nuovo interesse nei confronti del cristianesimo, malgrado le avversioni dei mezzi di informazione che hanno amplificato la dolorosa questione degli abusi. A mio parere, al di là e prima di tutte le possibili letture, è doveroso riconoscere che quello che oggi avviene in Francia è anzitutto – e direi anche soprattutto – opera della grazia, è segno che lo Spirito Santo continua ad agire nel cuore degli uomini e li prepara ad accogliere l’annuncio del Vangelo.
Quest’opera chiede a tutta la Chiesa di rispondere con una più generosa collaborazione. È necessario dare priorità all’annuncio del Vangelo. È quello che il Papa ha chiesto in modo particolare ai giovani. Li ha invitati ad annunciare il Vangelo con “coraggio e rispetto”, ad annunciarlo “come parola di verità e di vita”, come una “buona notizia per tutti”. Ed ha spiegato:
“Il Vangelo di Gesù, infatti, non porta al conflitto, ma invita sempre al perdono: mentre illumina il dramma della storia, ci educa alla cura fraterna. L’incontro con Cristo apre al dialogo e prepara alla pace, perché offre a ogni uomo e ogni donna la promessa più grande, che compie ogni desiderio: la promessa della vita eterna” (25 settembre 2026).
È stato commovente, alla veglia dei giovani, ascoltare la testimonianza di Chloé, una giovane di 25 anni che, insieme ad altri coetanei, organizza nelle piazze della città notti di adorazione e di lode per condividere e annunciare la fede. Se abbiamo la certezza che Cristo è venuto per dare vita all’umanità, a tutti e a ciascuno, non possiamo restare seduti. Dalla Francia arriva un’onda di entusiasmo che invita tutti a mettersi in cammino per seminare gioia e speranza.
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