{"id":45214,"date":"2022-04-16T09:19:51","date_gmt":"2022-04-16T07:19:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/?p=45214"},"modified":"2022-04-16T09:20:59","modified_gmt":"2022-04-16T07:20:59","slug":"la-liberta-e-il-grembo-dellamore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/2022\/04\/16\/la-liberta-e-il-grembo-dellamore\/","title":{"rendered":"La Libert\u00e0 \u00e8 il grembo dell\u2019amore"},"content":{"rendered":"\n<p>La morte di Ges\u00f9 sulla croce racchiude solo l\u2019espiazione del peccato? Se fosse solo cos\u00ec, come conciliare l\u2019immagine di un Dio misericordioso con quella di colui che decide di far uccidere il proprio figlio per placare la propria collera?<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Quando pensiamo al termine <em>sacrificio <\/em>nella nostra mente affiorano, immediatamente, azioni come rinunce e mortificazioni finalizzate ad espiare azioni peccaminose per allontanare, cos\u00ec, la collera ed il castigo di Dio. Al termine <em>sacrificio<\/em>, poi, leghiamo immagini cruenti: altari insanguinati, lame, animali sgozzati. \u00c8 l\u2019immagine dell\u2019ecatombe che ci arriva dai poemi greci. A partire da questo scenario, impresso nella nostra mente, anche la morte di Cristo sulla croce \u00e8 legata, a volte, esclusivamente ad un sacrificio cruento. La morte del Figlio di Dio, a volte, \u00e8 percepita solo come mezzo per espiare la colpa originale e placare l\u2019ira di Dio. La morte di Ges\u00f9 sulla croce racchiude solo l\u2019espiazione del peccato? Se fosse solo cos\u00ec, come conciliare l\u2019immagine di un Dio misericordioso con quella di colui che decide di far uccidere il proprio figlio per placare la propria collera? Per cercare di proporre qualche risposta a queste domande provocatorie partiamo dall\u2019analisi dell\u2019etimologia del termine <em>sacrificio <\/em>che deriva dal latino <em>sacrificare<\/em>, composto da <em>sacrum,<\/em> azione sacra e <em>facere,<\/em> fare. Sacrificio, sacrificare significa compiere un\u2019azione sacra. Si tratta, dunque, del compimento di un\u2019azione che celebra il sacro, celebra ci\u00f2 che \u00e8 importante e d\u00e0 un senso a noi stessi e alla vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Il termine <em>sacro<\/em>, etimologicamente, significa separato, nascosto di l\u00e0 dal velo. Stando all\u2019etimologia dei termini possiamo dunque dire che il sacrificio non porta in s\u00e9 il significato di dolore, crudelt\u00e0, ma un significato di donazione. Tale accezione di donazione <em>libera <\/em>\u00e8 confermata nella lettera agli <em>Ebrei <\/em>10, 5-6 dove si legge: \u00abPer questo, entrando nel mondo, Cristo dice: <em>Tu non hai voluto n\u00e9 sacrificio n\u00e9 offerta, un corpo invece mi hai preparato<\/em>. <em>Non hai gradito n\u00e9 olocausti n\u00e9 sacrifici per il peccato<\/em>\u00bb. Come si pu\u00f2 notare la categoria sacrificale, cos\u00ec come \u00e8 presente nell\u2019immaginario collettivo, non \u00e8 presente nell\u2019orizzonte cristiano, pur avendo dei richiami nella figura dell\u2019agnello sacrificale.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Leggi anche:<strong> <\/strong><a href=\"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/2021\/04\/03\/il-sabato-santo-il-buio-prima-della-luce\/\"><strong>Il Sabato santo, il buio prima della luce<\/strong><\/a><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Nella cena pasquale, infatti, non troviamo la categoria del sacrificio, ma quella del dono. Dopo la lavanda dei piedi, dopo che Giuda \u00e8 uscito dal Cenacolo, Ges\u00f9 sembra donarsi liberamente ai suoi che stanno a mensa con lui. Le parole pronunciate da Ges\u00f9 secondo il racconto di Luca infatti, suonano cos\u00ec: \u00abQuesto \u00e8 il mio corpo, che \u00e8 dato per voi\u00bb (<em>Lc<\/em> 22,19). L\u2019evangelista non utilizza il termine <em>sacrificio<\/em> ma <em>dato<\/em>, donato per voi. Tale interpretazione \u00e8 ripresa e confermata in <em>1 Corinzi<\/em> 11, 24 dove si legge: \u00abQuesto \u00e8 il mio corpo, che \u00e8 per voi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Cristo, dunque, facendosi pane spezzato, accetta di essere ferito di una ferita d\u2019amore, che sublimando il dolore, diventa momento di dono radicale: \u201cPrendete, mangiate e bevete\u201d. In questi verbi Ges\u00f9 non si appartiene pi\u00f9. La ferita inferta dall\u2019amore diviene apertura di dono, azione sacra.<\/p>\n\n\n\n<p>Rileggendo la mistica cena nell\u2019ottica della categoria del dono, appare evidente che essa compie l\u2019incarnazione, perch\u00e9 tutto il vissuto del Cristo si concentra in essa, nel dono di s\u00e9 nel pane e nel vino per compiere l\u2019<em>una caro <\/em>con l\u2019umanit\u00e0. Diventa pi\u00f9 chiara la missione del Verbo, che si \u00e8 incarnato per <em>essere mangiato<\/em>. Pensando all\u2019incarnazione non si pu\u00f2 non scorgere una similitudine tra l\u2019Eucaristia e Maria: come il corpo di Maria che contiene dentro di s\u00e9 il corpo del Verbo, cos\u00ec l\u2019Eucaristia, nel segno del pane e del vino, contiene in s\u00e9 ci\u00f2 che in realt\u00e0 la contiene, cio\u00e8 il Cristo Risorto. Il pane che Cristo offre \u00e8 la sua carne presa da Maria, il vino \u00e8 il sangue anch\u2019esso preso da Maria.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando alla cena pasquale, va notato che la consegna del Cristo non avviene in modo idilliaco ma in modo drammatico. Cristo ha alle spalle il tradimento di Giuda, di fronte a s\u00e9 il futuro rinnegamento dei suoi e la sua imminente condanna a morte da parte del potere religioso e politico. Di tutto ci\u00f2, almeno negli ultimi giorni, Cristo \u00e8 pienamente consapevole e ci\u00f2 rende pi\u00f9 autentico e lucido il suo donarsi, potremmo dire un donarsi nella nuzialit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Cristo sembra sfruttare il tradimento di Giuda quasi come se giocasse d\u2019anticipo. Mentre questi lo consegna, Cristo lo anticipa e decide di consegnarsi spontaneamente ai suoi. Dentro il tradimento di Giuda, sembra trovarsi, seppur celato, il gesto di <em>Tr\u00e0dere <\/em>(tramandare se stesso) se stesso da parte del Cristo. Egli sa che occorre entrare nel dramma e andare fino in fondo, fino a quella condizione e situazione che il peccato determina. Colui che non ha commesso peccato, Dio l\u2019ha trattato da peccato per noi (<em>2 Cor<\/em> 5, 21). Cristo trasforma la dannazione nello spazio della donazione. Egli scende nel mistero oscuro della morte, per trasformarla dal di dentro. H. U. von Balthasar in <em>Teodrammatica<\/em>, (V. <em>L\u2019ultimo atto<\/em>, Jaca Book, 266) scrive: \u00ab\u00c8 la presa o l\u2019abbraccio con cui il Figlio di Dio afferra come da sotto, con l\u2019esperienza dell\u2019abbandono di Dio in croce, tutto il peccato dell\u2019umanit\u00e0 e le sue conseguenze, per realizzare cos\u00ec, (&#8230;) la redenzione\u00bb. \u00c8 come se Cristo abbracciasse la parte pi\u00f9 oscura dell\u2019umanit\u00e0, la parte del peccato, dell\u2019assenza di Dio per renderla una sola cosa con se stesso, sposandola a s\u00e9. E queste sono vere nozze!<\/p>\n\n\n\n<p>Cristo non si consegna nel vuoto, ma nelle mani e alla bocca di quelli che insieme costituiscono la sua piccola famiglia, la sua comunit\u00e0. Possiamo intravedere in questo consegnarsi un gesto carico d\u2019intimit\u00e0 e passionalit\u00e0 che coinvolge anche i sensi del corpo: Cristo si fa uno con quelli che lo accolgono pur nel loro stato di peccato e di rinnegamento. Questo dono nuziale viene celebrato e consumato dentro un tradimento che non scalfisce l\u2019amore. L\u2019amore nuziale di Cristo \u00e8 tale che ama dentro e oltre la morte: \u00e8 forte almeno come la morte. Questa, anzi, diviene cifra dell\u2019amore totale e della dedizione pi\u00f9 completa. \u00c8 attraverso questo <em>sacrificio<\/em> di morte d\u2019amore che Cristo esprime l\u2019amore totale per la Chiesa sua amata sposa. La morte di Cristo \u00e8, dunque, morte d\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sacrificio di Cristo si presenta come un gesto d\u2019amore oblativo libero. Egli sceglie di amare la propria Sposa, nonostante il peccato che l\u2019attanaglia portandola lontana dall&#8217;Amato. Questa azione sacra, separata, nascosta al di l\u00e0 del velo, con Cristo diventa alla portata di tutti. I Vangeli, alla morte di Ges\u00f9, annotano che il \u201cvelo del Tempio si squarci\u00f2 nel mezzo\u201d quasi a voler indicare che il sacro si unisce a ci\u00f2 che \u00e8 peccato. Ci\u00f2 che era separato, sacro, diventa peccato per rendere l\u2019umanit\u00e0 <em>capace<\/em> di amare dello stesso amore di Dio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte allo squarcio del velo, come non pensare al sacramento del matrimonio e alla formula del consenso? Quando gli sposi pronunciano le parole \u201cio accolgo te\u201d, intendono affermare che l\u2019altro \u00e8 un dono da accogliere e che essi stessi si fanno dono. Accogliere, infatti, significa fare spazio all\u2019altro. Fare spazio significa morire a se stessi e, dunque, <em>sacrificarsi <\/em>per amore dell\u2019altro. In questo caso, come nel caso di Cristo, il sacrificio \u00e8 accolto nella benevolenza e nell\u2019amore che rende leggera e gradevole la ferita d\u2019amore. Se gli sposi si accolgono reciprocamente ci\u00f2 sta a significare che essi accolgono anche tutti i loro piccoli o grandi rinnegamenti. Gli sposi, attraverso il sacramento delle nozze e lo squarcio del velo del Tempio, sono resi capaci di assumere ed amare anche i rinnegamenti che quell\u2019amore pu\u00f2 portare con s\u00e9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come due amanti che, travolti nel vortice della passione, non fanno calcoli e non si accorgono delle ferite che producono i dardi d\u2019amore, allo stesso modo Cristo, amante perfetto, nel suo infinito amore decide di assumere in s\u00e9 la melma del peccato: \u00abHo <em>desiderato ardentemente <\/em>di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione\u00bb (<em>Lc<\/em> 22, 15). Cristo mette a nudo il suo amore passionale attraverso il desiderio ardente di donarsi per poi unirsi all\u2019Amata. Dall\u2019incarnazione in poi Egli vive come una sorta di <em>fidanzamento <\/em>con l\u2019umanit\u00e0 preparando la sua sposa all\u2019unione piena che avverr\u00e0 sul <em>talamo <\/em>della Croce. Proprio come fanno (dovrebbero fare) due amanti che vengono invasi da un desiderio ardente di diventare una cosa sola attraverso il corpo, l\u2019anima e lo spirito e che, nel periodo di fidanzamento, si preparano a vivere l\u2019amore di donazione pieno dopo il sacramento delle nozze ponendo sull\u2019altro il sigillo di eterna appartenenza reciproca.<\/p>\n\n\n\n<p>Ges\u00f9 accoglie liberamente la croce consegnandosi volontariamente alla passione. Nelle parole del Cristo non c\u2019\u00e8 obbligo, ma libera adesione: \u00abAllora ho detto: Ecco, io vengo (&#8230;) per fare, o Dio, la tua volont\u00e0\u00bb (<em>Eb<\/em> 10, 7).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;La libert\u00e0 \u00e8 il grembo dell\u2019amore di donazione e non la disperata conquista dell\u2019autonomia. La libert\u00e0 di accogliere l\u2019altro invita gli sposi a percorrere i sentieri del dono e del servizio proprio come Cristo ci mostra nell\u2019ultima cena. Se manca l\u2019essenza dell\u2019amore, allora la relazione e il <em>Noi <\/em>coniugale consacrato rischiano di diventare un gioco di sentimenti, oppure la disperata ricerca e affermazione di se stessi, come purtroppo vediamo in tanti matrimoni.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi ama, come Ges\u00f9 ci indica, invece, non misura la vita con quello che riceve o potrebbe ricevere dall\u2019altro. Quello che si riceve all\u2019interno dell\u2019amore coniugale risulta essere sempre poco rispetto alle nostre attese. Se poi ci lasciamo imprigionare dall\u2019egoismo, non dando spazio all\u2019altro, misurando l\u2019amore con quello che riceviamo, entriamo in una logica commerciale. Nell\u2019<em>amore<\/em> come scambio. Questa logica impoverisce la relazione non facendo mai sbocciare l\u2019amore vero. Si rischia cos\u00ec di ritrovarsi, dopo anni, a vivere senza pi\u00f9 avere niente da dire e da dare. E ovviamente non ricevendo niente di ci\u00f2 che abbiamo sempre aspettato dall\u2019altro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019amore oblativo di Cristo ci porta a vivere la fedelt\u00e0 coniugale che \u00e8 disposta a scendere nella melma del peccato e, a volte, nonostante i piccoli o grandi tradimenti, conduce gli sposi a crocifiggere la volont\u00e0 di Amare uno solo &#8211; il coniuge &#8211; e Dio in lui. Tutto ci\u00f2 risulta possibile grazie all\u2019amore fedele di Dio per noi. Gli sposi cristiani, alla luce del dono d\u2019amore di Cristo, pi\u00f9 che difendere la loro felicit\u00e0 possono imparare a donare la vita goccia dopo goccia perch\u00e9, donandola, si permette agli altri di ricevere vita. Non si ama veramente se non si \u00e8 disposti ad amare anche le amarezze cos\u00ec come ha fatto Cristo. La felicit\u00e0 arriver\u00e0 postuma. Inaspettata. Come la Risurrezione per gli apostoli increduli.<\/p>\n\n\n\n<p>Se si decide di sposarsi veramente in Cristo e provare ad amare come Lui ci ha indicato, allora facciamo nostre le parole che Cristo fa risuonare dal talamo nuziale della croce, esse sono parole di per-dono: \u00abPadre perdona loro perch\u00e9 non sanno quello che fanno\u00bb. Nella vita coniugale il male si insinua con la nostra complicit\u00e0, ma noi non dobbiamo dargli spazio alimentandolo con parole e gesti. Si riesce a perdonare grazie al silenzio, all\u2019umilt\u00e0 e all\u2019ascolto della Parola. Se Cristo ci ha resi capaci di amare di questo amore allora non dobbiamo indietreggiare di fronte ai tradimenti e alle sofferenze che l\u2019amore umano ci consegna, ma accoglierli nell\u2019ottica della donazione e dell\u2019oblazione di s\u00e9 stessi, nell\u2019ottica del <em>sacrificio<\/em>. Ci si offre cos\u00ec la possibilit\u00e0 di gustare il vero amore che resta e non scappa di fronte alla sofferenza. Un amore che resta ai piedi della croce decidendo di scendere nel sepolcro con l\u2019Amato per poi risorgere con Cristo ed in Cristo.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte alla straordinaria bellezza dell\u2019amore di Dio l\u2019umanit\u00e0 resta ammutolita ed incredula. Il sabato santo diventa scrigno di questo silenzio assordante dell\u2019Amore che decide di amare il non amore. Il sabato racchiude anche l\u2019attesa dell\u2019amata che sperimenta l\u2019assenza dello Sposo: \u00abQuando lo sposo sar\u00e0 loro tolto, allora digiuneranno\u00bb (<em>Mt <\/em>9, 14-15). La Chiesa si ritrova ad essere l\u2019amata smarrita che porta nel cuore il desiderio di riavere lo Sposo con s\u00e9 e per s\u00e9, per donarsi a Lui.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per strade tutte sue, forse persino inconsapevoli, Battiato aveva scritto qualcosa di simile quando ricorda che \u00ab\u2026 ho bisogno della Tua presenza, per capire meglio la mia essenza\u00bb. Come quando ricorda che \u00abQuesto sentimento popolare, nasce da meccaniche divine, un rapimento mistico e sensuale\u00bb. E, infine: \u00abDovrei cambiare l\u2019oggetto dei miei desideri. Non accontentarmi di piccole gioie quotidiane. Fare come un eremita che rinuncia a s\u00e9 (sacrificio &#8211; dono). (&#8230;) Cercare l\u2019Uno al di sopra del Bene e del Male. Essere un\u2019immagine divina di questa realt\u00e0\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La morte di Ges\u00f9 sulla croce racchiude solo l\u2019espiazione del peccato? 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