{"id":46847,"date":"2022-08-23T08:54:19","date_gmt":"2022-08-23T06:54:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/?p=46847"},"modified":"2022-08-23T09:31:13","modified_gmt":"2022-08-23T07:31:13","slug":"certe-volte-mi-chiedo-se-non-sia-io-una-di-quelle-cui-molto-e-stato-dato-e-molto-sara-chiesto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/2022\/08\/23\/certe-volte-mi-chiedo-se-non-sia-io-una-di-quelle-cui-molto-e-stato-dato-e-molto-sara-chiesto\/","title":{"rendered":"\u201cCerte volte mi chiedo se non sia io una di quelle cui molto \u00e8 stato dato e molto sar\u00e0 chiesto\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p>Ero ancora adolescente quando il mio padre spirituale ci present\u00f2 la figura di Benedetta Bianchi Porro. Ero in quell\u2019et\u00e0 in cui si \u00e8 affascinati da modelli e miti da seguire. Un\u2019esistenza breve quella di Benedetta, appena 28 anni ma come scrive il Cardinale Angelo Comastri nella prefazione alla sua biografia che conservo tra i libri pi\u00f9 belli: la vita di Benedetta \u00e8 ancora oggi \u00abun archivio di esperienze, dove \u00e8 possibile fare continue scoperte.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Nasce a Dovadola, in provincia di Forl\u00ec, l\u20198 agosto 1936. Di salute cagionevole, \u00e8 colpita da una emorragia gi\u00e0 alla nascita e la madre le conferisce il battesimo di necessit\u00e0 con acqua di Lourdes. \u201cIo penso che cosa meravigliosa \u00e8 la vita anche nei suoi aspetti pi\u00f9 terribili; e la mia anima \u00e8 piena di gratitudine e di amore verso Dio per questo\u201d: a pronunciare queste parole \u00e8 lei stessa a soli vent\u2019anni, gi\u00e0 cieca, sorda e totalmente paralizzata da una malattia subdola e devastante che ha risparmiato solo la sua intelligenza, un filo di voce e una mano per mezzo della quale comunica con il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>La malattia \u00e8 la sua via di santit\u00e0: a tre mesi la poliomielite, che le lascia una gamba pi\u00f9 corta dell\u2019altra per cui sar\u00e0 chiamata \u201cla zoppetta\u201d; poi deve indossare uno scomodissimo busto, per le deformazioni della schiena. Malgrado la guerra (\u00e8 nata nel 1936), la salute non proprio brillante e svariati traslochi, riesce a diplomarsi e ad iscriversi all\u2019universit\u00e0 ad appena 17 anni. Vuole diventare medico per aiutare gli altri, perch\u00e9 sa benissimo cos\u2019\u00e8 la malattia. E non solo per i malanni dell\u2019infanzia, quanto piuttosto per ci\u00f2 che sta turbando la sua adolescenza ed infrangendo tanti sogni: a partire dai 13 anni comincia ad accusare una progressiva perdita dell\u2019udito, che si acuisce con il passare degli anni. Poi comincia a barcollare e per camminare deve appoggiarsi ad un bastone, mentre a 20 anni un\u2019ulcera della cornea le indebolisce paurosamente la vista.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019anno successivo (siamo nel 1957) i suoi studi di medicina le permettono un\u2019autodiagnosi, confermata poi dai medici: la sua malattia si chiama morbo di Recklinghausen, ed \u00e8 un proliferare di piccoli tumori che minano il sistema nervoso. Con straordinaria forza di volont\u00e0, malgrado la sordit\u00e0, continua a studiare ed a sostenere gli esami, incontrando anche professori insensibili che si fanno beffe del suo handicap. Un primo intervento chirurgico alla testa le provoca una paresi facciale; un secondo intervento al midollo, nel 1959, la paralizza completamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver attraversato la notte buia della sofferenza e della solitudine, essersi terrorizzata per lo spettro della cecit\u00e0 e della sordit\u00e0, aver pianto sui pi\u00f9 bei sogni che ha visto frantumarsi, finalmente una luce comincia ad illuminare il suo buio interiore. Ges\u00f9 comincia a farsi strada nella sua vita e la sua \u00e8 una presenza sempre pi\u00f9 significativa e preziosa, che d\u00e0 un senso alle giornate interminabili, al dolore fisico, al buio ed al silenzio che la circonda: \u201cMi accade di trovarmi a volte a terra, sotto il peso di una croce pesante. Allora Lo chiamo con amore e Lui dolcemente mi fa posare la testa sul suo grembo\u201d. Attorno al suo letto tanti amici cercano di riempire la sua solitudine, ma tornano a casa pieni della serenit\u00e0 che trasmette, come quando riesce a sussurrare loro: \u201cLa vita in s\u00e9 e per s\u00e9 mi sembra un miracolo, e vorrei poter innalzare un inno di lode a Chi me l\u2019ha data \u2026 Certe volte mi chiedo se non sia io una di quelle cui molto \u00e8 stato dato e molto sar\u00e0 chiesto\u2026\u201d. L\u2019unico modo per comunicare sar\u00e0 un alfabeto tracciato sul palmo della mano.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1962 la portano a Lourdes, alla ricerca di un miracolo che avviene, ma per la malata coricata sulla barella accanto. Ritorna a Lourdes l\u2019anno dopo e questa volta il miracolo \u00e8 per lei: non della guarigione fisica, ma della scoperta della sua vocazione alla croce: \u201cMi sono accorta pi\u00f9 che mai della ricchezza del mio stato e non desidero altro che conservarlo\u201d. Nel gennaio 1964 si accorge che le sue condizioni generali sono peggiorate parecchio: \u201cspero che la \u201cchiamata\u201d non si faccia attendere troppo\u201d, dice serenamente agli amici. La chiamata arriva il 23 gennaio e si congeda da questo mondo con un messaggio di speranza: \u201cAmate la vita, perch\u00e9 anch\u2019io sono stata contenta di quello che Dio mi ha dato\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ero ancora adolescente quando il mio padre spirituale ci present\u00f2 la figura di Benedetta Bianchi Porro. Ero in quell\u2019et\u00e0 in cui si \u00e8 affascinati da modelli e miti da seguire. 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