{"id":63078,"date":"2025-10-14T06:00:00","date_gmt":"2025-10-14T04:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/?p=63078"},"modified":"2025-10-13T23:04:27","modified_gmt":"2025-10-13T21:04:27","slug":"giornata-internazionale-per-chi-ha-perso-un-figlio-in-gravidanza-o-post-parto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/2025\/10\/14\/giornata-internazionale-per-chi-ha-perso-un-figlio-in-gravidanza-o-post-parto\/","title":{"rendered":"Giornata internazionale per chi ha perso un figlio in gravidanza o post-parto"},"content":{"rendered":"\n<p>Dopo la morte di un figlio in grembo, di solito si crea una spirale di silenzio: non si nomina il bambino neanche per sbaglio, \u201c<em>\u00e8 stata solo una brutta esperienza<\/em>\u201d e va allontanata al pi\u00f9 presto per non rischiare che la tristezza sia troppa; ma come si fa a dimenticare un bambino, attorno al quale tutto \u00e8 girato per mesi? Ecco perch\u00e9 domani, 15 ottobre, si celebra il \u201cBabyloss Awareness Day\u201d, giornata dedicata ai genitori e alle famiglie che perdono un figlio durante la gravidanza o dopo la nascita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Milioni di persone si incontrano per commemorare i bambini volati via troppo presto, illuminando i monumenti di rosa\/azzurro come gesto simbolico. L\u2019appuntamento nasce per favorire<strong> <\/strong>la conoscenza e la consapevolezza della cittadinanza sul<strong> lutto perinatale, <\/strong>facendo luce sulle implicazioni nella vita dei genitori coinvolti, e per chiedere ai governi<strong> <\/strong>di<strong> azzerare le morti perinatali evitabili<\/strong>, migliorando l\u2019assistenza<strong> <\/strong>alle In Italia le attivit\u00e0 attorno al 15 ottobre sono coordinate dall\u2019Associazione <em>Ciao Lapo,<\/em> fondata nel 2006 per occuparsi della salute della mamma e del bambino, assicurando attivit\u00e0 di prevenzione sui fattori di rischio e di sensibilizzazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i suoi principali risultati segnaliamo, la partecipazione alla stesura delle <strong><em>Raccomandazioni italiane per l\u2019assistenza alla morte in utero<\/em><\/strong>, documento che mira ad abbattere le diseguaglianze nella gestione clinica e psicologica della morte in utero, garantendo a tutti i genitori lo stesso standard di assistenza, in ogni ospedale italiano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In Italia viene definito \u201cnato-morto\u201d il feto partorito senza segni di vita dopo circa 25 settimane di gestazione e bench\u00e9 la prevalenza del fenomeno si attesti intorno a 3-4 su 1000, la natimortalit\u00e0 rappresenta ancora un tab\u00f9. Non se ne parla ai corsi di accompagnamento alla nascita, alle visite e nemmeno sui social media. Evitare di menzionare la possibilit\u00e0 non esclude che si verifichi e, quando accade, la carenza di informazione determina un impatto emotivo ancor pi\u00f9 forte nelle coppie, con esiti talora devastanti sull\u2019integrit\u00e0 psicofisica e sociale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A questo si aggiunga che <strong>la scienza ancora non \u00e8 in grado di fornire informazioni sulle cause di morte in oltre il 50% dei nati morti tardivi<\/strong>. Questo equivale a non trovare una ragione: per un essere umano, la cosa peggiore che possa accadere, peggiore anche del lutto e di tutto ci\u00f2 che a esso consegue.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Leggi anche: <a href=\"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/2025\/10\/09\/liberta-di-scelta-o-isolamento-della-donna-riflessioni-sulla-legge-194\/\">Libert\u00e0 di scelta o isolamento della donna? Riflessioni sulla legge 194<\/a><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>\u00c8 impossibile cercare di descrivere il turbine di emozioni che investe, in particolare, la madre, in seguito ad un evento simile, portare nel grembo un piccolo per mesi, preparare, sognare, e poi in un attimo perdere tutto, spesso senza saperne il perch\u00e9 e sentirsi in colpa comunque, sola, l\u2019unica!&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Immediatamente il circolo familiare si chiude a testuggine, per proteggere quella madre ma anche per isolarla, nel suo dolore, nel bisogno di condivisione. La notizia corre silenziosa, non si chiede, per non scoprire lo strazio. Si piange, ma solamente di nascosto. <strong>Non si nomina il bambino, neanche per sbaglio, <\/strong><strong><em>\u00e8 stata solo una brutta esperienza<\/em><\/strong><strong> e va allontanata al pi\u00f9 presto per non rischiare che la tristezza sia troppa e non se ne riesca pi\u00f9 a \u201cguarire\u201d<\/strong>. Ma come si fa a dimenticare un bambino, attorno al quale tutto \u00e8 girato per mesi? Come si fa a non guardare tutte le sue cose, i momenti passati insieme e tutti i progetti rimasti? Come si fa a fare finta di niente? Oppure come si fa a farlo e tenerselo per s\u00e9? La negazione genera sofferenza, solitudine, fa sentire sbagliati. Ecco perch\u00e9 <strong>la divulgazione ed eventi come il Babyloss Awareness Day, un giorno in cui famiglie, operatori e istituzioni possono affrontare insieme la complessit\u00e0 del lutto perinatale e onorare il ricordo di questi bambini.<\/strong> \u00c8 fondamentale fare luce sull\u2019importanza di dare sostegno diretto alle famiglie, <strong>formare gli operatori sugli aspetti psicologici e psicosociali dell\u2019assistenza al lutto in gravidanza e dopo la nascita. <\/strong>La sensibilit\u00e0 e i modi di fare personali, bench\u00e9 espressi in buona fede, non sono sufficienti a sostenere una madre, una famiglia colpita da lutto perinatale e si sottovaluta la necessit\u00e0 dell\u2019elaborazione condivisa. Informarsi, capire cosa \u00e8 successo e cosa \u00e8 necessario per attraversarlo insieme, pu\u00f2 fare tutta la differenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui si inserisce il lavoro di associazioni e volontari che operano nei punti nascita promuovendo la ricerca in campo medico e psicologico, buone pratiche di assistenza fin dal ricovero, dimissione e post, svolgendo corsi di formazione gratuita per gli operatori dell\u2019area materno infantile. Perfino l\u2019INPS, tra le tante tutele che riserva a maternit\u00e0 e paternit\u00e0, prevede che, al verificarsi di:<em> interruzione di gravidanza a&nbsp;180 giorni dall&#8217;inizio della gestazione, decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternit\u00e0, <\/em><em>la lavoratrice pu\u00f2 astenersi dal lavoro per l&#8217;intero periodo di <\/em><strong><em>congedo di maternit\u00e0<\/em><\/strong>; parimenti, il padre. Se perfino lo Stato riconosce un periodo congruo di riposo ed elaborazione per chi ha perso un figlio, perch\u00e9 ci si aspetta che dimentichiamo, da un giorno all\u2019altro, i nostri bambini come il ricordo di una brutta esperienza?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo la morte di un figlio in grembo, di solito si crea una spirale di silenzio: non si nomina il bambino neanche per sbaglio, \u201c\u00e8 stata solo una brutta esperienza\u201d e va allontanata al pi\u00f9 presto per non rischiare che la tristezza sia troppa; ma come si fa a dimenticare un bambino, attorno al quale [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":63079,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[132],"tags":[8342,8344,8343,1073,4004,4002,8345,3503,7390],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.8 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ 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