{"id":67397,"date":"2026-09-18T10:38:10","date_gmt":"2026-09-18T08:38:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/?p=67397"},"modified":"2026-09-18T10:38:46","modified_gmt":"2026-09-18T08:38:46","slug":"quando-la-dignita-e-essere-amati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/2026\/09\/18\/quando-la-dignita-e-essere-amati\/","title":{"rendered":"Quando la dignit\u00e0 \u00e8: essere amati"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abPortami a casa\u00bb. Mia suocera lo ripeteva continuamente. Non indicava la casa in cui aveva vissuto per tanti anni, quella dove c\u2019erano i figli, i nipoti, le fotografie, i mobili scelti insieme. Voleva tornare molto pi\u00f9 indietro. Voleva tornare nella casa della sua infanzia, dai suoi genitori, dai fratelli, in quel tempo lontano che nella sua mente era diventato improvvisamente pi\u00f9 vero del presente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una delle cose pi\u00f9 dolorose del morbo di Alzheimer una malattia neurodegenerativa che colpisce nel mondo circa 7,7 milioni di persone ogni anno, 80mila in Italia. I malati poco alla volta traslocano nel passato. Il presente si sfoca. I volti sempre pi\u00f9 indefiniti fino a non riconoscere pi\u00f9 nemmeno i propri figli. La malattia infatti porta via pezzi di memoria, di autonomia, di linguaggio, di orientamento. E costringe chi sta accanto a fare una cosa che nessuno insegna: continuare ad amare una persona anche quando quella persona sembra non essere pi\u00f9 capace di riconoscere il proprio amore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una delle esperienze pi\u00f9 dure che possa capitare a una famiglia perch\u00e9 a un certo punto non sai pi\u00f9 se tua madre sa che sei suo figlio, se tuo padre ricorda il tuo nome, se quella donna che hai visto per tutta la vita riesce ancora a riconoscere il volto che ha accarezzato centinaia di volte. Tante volte mi sono domandata: che cosa restava di \u201cmamma\u201d Argentina da quando la sua memoria era andata via? La risposta pi\u00f9 facile sarebbe stata: sempre meno ma forse \u00e8 proprio qui che rischiavo di sbagliare. Una persona non \u00e8 mai la somma delle sue prestazioni, delle sue capacit\u00e0, dei suoi ricordi. Non \u00e8 ci\u00f2 che riesce ancora a fare. Non vale perch\u00e9 sa lavorare, decidere, produrre, parlare, ricordare. E non smette di valere quando qualcuno deve aiutarla a mangiare, a lavarsi, a vestirsi, a spostarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Una persona rimane persona anche quando diventa completamente dipendente dagli altri. Lo sappiamo quando si tratta di un bambino. Nessuno si sognerebbe di dire che un neonato vale meno perch\u00e9 non \u00e8 autonomo, perch\u00e9 non produce nulla, perch\u00e9 ha bisogno di essere accudito in ogni cosa. Perch\u00e9 dovrebbe essere diverso quando la dipendenza arriva alla fine della vita?<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia questa domanda prima di parlare troppo facilmente di vite che non avrebbero pi\u00f9 senso. Certamente assistere una persona con una grave demenza \u00e8 faticoso. A volte \u00e8 estenuante. Ci sono notti insonni, medicine, pannoloni, visite, ricoveri, spese che si accumulano, decisioni da prendere quando non sai mai se stai facendo davvero la cosa giusta. Ci sono giornate in cui la stanchezza ti fa pensare: quanto pu\u00f2 durare ancora? E non bisogna vergognarsi di dirlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Anzi, forse \u00e8 proprio quando smettiamo di fingere che la cura sia sempre dolce e luminosa che possiamo cominciare a prenderci cura davvero perch\u00e9 la sofferenza non riguarda soltanto chi \u00e8 malato. Entra nelle case, cambia gli equilibri, mette alla prova i matrimoni, i fratelli, i figli. Costringe a redistribuire il tempo, il denaro, le energie. Chiede a qualcuno di lasciare il lavoro o di ridurre la propria vita per occuparsi di chi non pu\u00f2 pi\u00f9 farlo da solo.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, dentro questo dolore, accadono cose che non si possono mettere in una cartella clinica. Un giorno una canzone napoletana trasmessa in radio le ha fatto ricomparire un sorriso. Ha iniziato a canticchiarla come faceva mentre preparava il pranzo domenicale e noi aspettavamo di gustare le sue delizie. Sono i doni inaspettati cos\u00ec come una voce familiare che pu\u00f2 calmare un&#8217;agitazione o un nipote che entra nella stanza e per qualche istante riaccende qualcosa, ridona un sorriso o uno sguardo carico d\u2019amore per chi le accudisce.<\/p>\n\n\n\n<p>La cosa pi\u00f9 difficile \u00e8 proprio questa: imparare a non guardare una persona soltanto attraverso ci\u00f2 che ha perso. La nostra cultura ci abitua a misurare quasi tutto. Quanto produci. Quanto rendi. Quanto sei autonomo. Quanto sei efficiente. Quanto puoi decidere per te stesso. Ma la vita umana conosce stagioni in cui nessuno di questi criteri regge. C&#8217;\u00e8 un&#8217;et\u00e0 in cui abbiamo bisogno di essere portati in braccio. E ce n&#8217;\u00e8 un&#8217;altra in cui forse abbiamo di nuovo bisogno che qualcuno ci porti. In mezzo ci illudiamo di essere autosufficienti. Poi la vita ci ricorda che non lo siamo mai stati davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>E forse \u00e8 proprio questa la lezione pi\u00f9 scomoda che mi ha consegnato mia suocera: non siamo amabili perch\u00e9 siamo capaci. Siamo capaci perch\u00e9 siamo stati amati. Davanti a una persona fragile possiamo scegliere di vedere soltanto ci\u00f2 che la malattia ha distrutto oppure possiamo cercare, con pazienza, quello che la malattia non \u00e8 riuscita a portarle via. E forse \u00e8 proprio l\u00ec, in quel piccolo spazio rimasto intatto, che ancora una volta possiamo incontrare una persona.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abPortami a casa\u00bb. Mia suocera lo ripeteva continuamente. Non indicava la casa in cui aveva vissuto per tanti anni, quella dove c\u2019erano i figli, i nipoti, le fotografie, i mobili scelti insieme. Voleva tornare molto pi\u00f9 indietro. 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(2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Ges\u00f9 (2020), In vacanza con Dio (2022).","url":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/author\/giovanna-abbagnara\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67397"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/15"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67397"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67397\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67399,"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67397\/revisions\/67399"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/media\/57029"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67397"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67397"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67397"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}