{"id":67408,"date":"2026-09-19T09:38:18","date_gmt":"2026-09-19T07:38:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/?p=67408"},"modified":"2026-09-19T09:38:19","modified_gmt":"2026-09-19T07:38:19","slug":"la-stanza-accanto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/2026\/09\/19\/la-stanza-accanto\/","title":{"rendered":"La stanza accanto"},"content":{"rendered":"\n<p>Ho letto su <em>Aleteia<\/em> francese la storia di Penelope e di suo padre Arnaud Ducoin. L\u2019ho riletta pi\u00f9 volte, con quella sensazione che certe storie lasciano addosso: il desiderio di voltare pagina e, insieme, la consapevolezza che non possiamo farlo troppo in fretta. Penelope aveva 18 anni quando si \u00e8 tolta la vita, il 29 febbraio 2024. Era stata una bambina brillante, sportiva, piena di amici. Poi, intorno ai quindici anni, qualcosa aveva cominciato a spezzarsi. L\u2019autolesionismo, l\u2019anoressia, i tentativi di suicidio. Gli specialisti, le cure, l\u2019attenzione di una famiglia che si descrive come un\u2019oasi di tenerezza. Eppure c\u2019era una stanza nella quale i genitori non riuscivano a entrare: quella dello smartphone.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Soltanto dopo la morte della figlia, entrando nel suo computer, Arnaud e G\u00e9raldine hanno scoperto decine di contenuti su TikTok che parlavano di morte, autolesionismo e suicidio, fino ad arrivare a mostrare modalit\u00e0 concrete per togliersi la vita. Il padre usa una frase che mi sembra importante: \u00abTikTok non ha ucciso mia figlia. Ma ha facilitato le condizioni della sua morte\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Non spetta a me stabilire responsabilit\u00e0 giudiziarie, n\u00e9 trasformare una tragedia familiare in una sentenza contro una piattaforma. Ma una domanda, quella s\u00ec, dobbiamo avere il coraggio di porcela: che cosa succede ai nostri figli quando entrano ogni giorno, per ore, in un mondo digitale che noi adulti non vediamo? Noi pensiamo di sapere cosa fanno i nostri figli perch\u00e9 li vediamo con un telefono in mano. Sappiamo che sono in camera, che stanno \u00abguardando TikTok\u00bb, che stanno chattando. Ma sappiamo davvero con chi parlano? Che cosa guardano? Quali parole cercano? Quali video vengono loro proposti? Quali persone incontrano? Quali pensieri, paure, ossessioni vengono continuamente rimandati loro davanti agli occhi?<\/p>\n\n\n\n<p>I social non sono semplicemente luoghi nei quali ciascuno sceglie liberamente cosa vedere. Gli algoritmi selezionano e ripropongono contenuti sulla base di ci\u00f2 che cattura l\u2019attenzione. Se un ragazzo vulnerabile si ferma su un contenuto legato all\u2019anoressia, all\u2019autolesionismo, alla morte, pu\u00f2 essere esposto ad altri contenuti dello stesso genere. \u00c8 il meccanismo della spirale: ci\u00f2 che inizialmente si guarda per curiosit\u00e0 pu\u00f2 diventare il mondo nel quale ci si ritrova a vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Non possiamo chiamare tutto questo semplicemente \u00ablibert\u00e0\u00bb e non possiamo nemmeno cavarcela dicendo che \u00abi ragazzi sono pi\u00f9 tecnologici di noi\u00bb. Saper usare uno smartphone non significa sapere difendersi da ci\u00f2 che quello smartphone pu\u00f2 offrire. Un quindicenne pu\u00f2 essere abilissimo nell&#8217;utilizzare un&#8217;applicazione e contemporaneamente essere fragilissimo davanti a un contenuto, a una manipolazione, a un adulto sconosciuto, a una comunit\u00e0 virtuale che alimenta le sue paure.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo la storia di Penelope riguarda anche noi. Riguarda i genitori che, qualche volta, consegnano uno smartphone per necessit\u00e0, per tranquillit\u00e0, perch\u00e9 \u00abormai ce l&#8217;hanno tutti\u00bb. Riguarda noi adulti che abbiamo lasciato entrare nelle case uno strumento potentissimo senza aver ancora imparato davvero a governarlo. Riguarda una societ\u00e0 che discute molto di libert\u00e0 digitale e troppo poco della libert\u00e0 concreta di un adolescente di sottrarsi a meccanismi che ne catturano l&#8217;attenzione e possono amplificare le sue fragilit\u00e0. E riguarda soprattutto una domanda che dovremmo farci prima che sia troppo tardi: <em>conosciamo il mondo nel quale abitano i nostri figli quando noi non ci siamo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non basta chiedere \u00abcom&#8217;\u00e8 andata oggi?\u00bb. Forse dobbiamo imparare a chiederci anche cosa portano dentro i nostri figli senza trasformare la famiglia in una polizia, ma nemmeno rinunciando al compito di vigilare e di accompagnare perch\u00e9 educarli significa amarli abbastanza da sapere che non sono invulnerabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la morte di Penelope, uno dei figli della famiglia ha chiesto di essere battezzato. Arnaud racconta che la fede \u00e8 diventata per loro un aiuto quotidiano in mezzo al dolore. Quando una famiglia attraversa una notte cos\u00ec, scopre che nessuna tecnologia pu\u00f2 rispondere alle domande ultime. C&#8217;\u00e8 un dolore che non si risolve con un algoritmo, una perdita che nessun contenuto pu\u00f2 riempire, una vita che nessun \u00abmi piace\u00bb pu\u00f2 salvare. Solo la fede pu\u00f2 dare un senso. Torniamo ad occupare, come adulti, il posto che ci spetta: esserci. Essere nella stanza accanto ma anche dentro la vita dei nostri figli prima che il mondo digitale diventi per loro pi\u00f9 familiare della loro stessa casa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho letto su Aleteia francese la storia di Penelope e di suo padre Arnaud Ducoin. L\u2019ho riletta pi\u00f9 volte, con quella sensazione che certe storie lasciano addosso: il desiderio di voltare pagina e, insieme, la consapevolezza che non possiamo farlo troppo in fretta. 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(2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Ges\u00f9 (2020), In vacanza con Dio (2022).","url":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/author\/giovanna-abbagnara\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67408"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/15"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67408"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67408\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67409,"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67408\/revisions\/67409"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/media\/57029"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67408"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67408"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67408"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}