CORRISPONDENZA FAMILIARE

“Non abbiamo tempo per annoiarci”. L’esperienza della paternità

21 Marzo 2022

In un’epoca in cui aumenta la sensazione di orfanezza, il tema della paternità mi sembra particolarmente urgente. Ho chiesto perciò ad un papà di raccontare la sua esperienza. Mi rendo conto che non è facile, non basta raccontare singoli eventi perché la paternità non è un capitolo della vita ma è come una luce che entra in ogni angolo dell’esistenza.

“Padri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui”. Sono parole che Papa Francesco ha consegnato alla Chiesa nella Lettera Patris corde, pubblicata all’inizio dell’anno dedicato a san Giuseppe (8 dicembre 2020). Fin dal titolo – Con cuore di padre – egli ha voluto sottolineare che la paternità è l’epicentro di una vita radicalmente e interamente segnata dal dono di sé. Giuseppe di Nazaret diventa così il testimone privilegiato di quella fede che si traduce nel servizio esercitato con umiltà e gratuità. Ed è per questo il modello a cui devono guardare anche i sacerdoti, chiamati ad essere padri e non padroni, fragile ma fedele riflesso di quella divina paternità che di tutti si prende cura.

La paternità riguarda l’essere, è uno stile interiore, insegna a vivere le relazioni a partire dalle necessità dell’altro. Questo modo di vivere non si inventa, è il frutto maturo di un cammino che passa attraverso il costante rinnegamento di sé. Chi non impara a vivere nella logica della spogliazione non sarà capace di vivere la paternità perché non comunica la gioia di amare e di servire, senza nulla pretendere. Nel migliore dei casi resta fedele al proprio dovere ma è una responsabilità condita di tristezza, e talvolta anche di frustrazione, che non permette ai figli di intravedere la bellezza di una vita donata.

Questa paternità è assolutamente necessaria perché insegna uno stile di vita che dall’esperienza domestica passa quasi naturalmente in ambito sociale. In una cultura in cui l’affermazione di sé sembra avere un diritto assoluto di priorità, la coscienza della paternità stimola ad abbattere la prigione dell’io per mettersi al servizio del bene comune. Chi respira in famiglia questa solidarietà, fa meno fatica a viverla nei diversi ambiti sociali e culturali in cui sarà chiamato ad esercitare la sua responsabilità.

In un’epoca in cui aumenta la sensazione di orfanezza, questo tema mi sembra particolarmente urgente. Ho chiesto perciò ad un papà di raccontare la sua esperienza. Mi rendo conto che non è facile, non basta raccontare singoli eventi perché la paternità non è un capitolo della vita ma è come una luce che entra in ogni angolo dell’esistenza. All’intercessione di san Giuseppe affidiamo tutti i papà che, non senza fatica, s’impegnano a manifestare nella propria casa la premura e la tenerezza di Dio.

Don Silvio


Caro don Silvio,

col passare degli anni cresce sempre più in me la consapevolezza che essere padre è un dono, i figli sono un dono e come tali li devo custodire. L’avventura coniugale cominciata 20 anni fa sotto lo sguardo mariano ha portato ad accogliere quattro figli. I primi due più grandi di 20 e 18 anni e gli ultimi due di 11 e 8 anni e come dico sempre “non c’è tempo per annoiarsi!”. Per la loro diversa età l’approccio viaggia su binari diversi, da discorsi o confronti seri, a gestire capricci o ritornare bambini.

Sto imparando che essere padre è un po’ diventare come il granellino di senape che nascosto nella terra, pian piano germoglia, diventa grande e porta tanti frutti da donare. Nel riflettere sulla mia paternità mi sono reso conto che, a parte il forte legame e la mia totale donazione a loro, il mio essere padre si esprime con l’esempio di una vita vissuta in pienezza. Tutto ciò che faccio nasce da ciò che sono, che penso, dai miei valori e dalla mia fede. Se volessi trasmettere il mio essere con le parole sono certo che sarebbe un vero fallimento. L’azione e l’esempio valgono più di tanti discorsi. È il gesto che entra nel cuore!

Leggi anche: San Giuseppe custode della vita: l’atto paterno di cura dei bambini nel grembo

Sono certo che essere uno sposo attento e presente sia la prima testimonianza per loro e spesso con la mia sposa ci capita di abbracciarci e dire con emozione: “Mamma e papà si amano”. Ed è altrettanto bello vedere i loro occhi ogni volta illuminarsi tra qualche sorriso o presa in giro dei più grandi. È solo questo amore, radicato in Cristo, che ci permette di tenere salda la nostra casa anche nelle tempeste che non sono mancate. La serenità dei nostri figli certamente nasce anche dalla certezza del nostro amore coniugale.

La mia testimonianza di padre continua con la mia dedizione al lavoro, al vivere il mio essere medico come missione soprattutto quando mi ritrovo ad accompagnare i malati terminali. Attraverso il mio lavoro cerco di trasmettere ai miei figli il senso del dovere, della giustizia, della donazione senza mai stancarsi. È importante far capire loro che non bisogna mai giocare a risparmio e neppure essere attaccati ad eventuali ricompense.

La mia paternità si esprime anche nel testimoniare la fede, custodire l’orientamento del loro cuore al Signore e avere sempre una preghiera per loro perché possano realizzarsi certamente nella vita ma farlo secondo il progetto che Dio sogna.

Mi preoccupo perché la mia donazione a Dio sia sincera, concreta e affascinante, perché come padre io possa comunicare loro tutto il bello della fede. Come diacono permanente la mia responsabilità è ancora più alta e spero che anche il mio impegno a servizio della Chiesa, insieme alla mia sposa, sia per loro un’eredità preziosa per la loro vita.

Qualche giorno fa nostro figlio Pasquale ha raggiunto il traguardo della maggiore età. La prima cosa che la mattina del suo compleanno abbiamo fatto è stato recarci in parrocchia e partecipare tutti insieme, di buon mattino alla Santa Messa per ringraziare il buon Dio per il dono della vita. Tante volte, proprio davanti a Gesù Eucaristia, riesco a rileggere meglio la mia paternità e prego perché possa trasmettere ai miei figli uno stile di vita che nasce dal discernimento, passa per l’affidamento e si trasforma in donazione.

Passeranno ancora anni, anche i più piccoli cresceranno e forse gli interrogativi sull’essere stato un buon padre saranno tanti ma di una cosa però ne sono certo, che nonostante i miei limiti lascerò loro l’eredità di una vita pienamente vissuta e non di lezione o parole che possono essere dimenticate.




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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