Come spiegare la guerra ai bambini?

8 Aprile 2022

Insegniamo ai nostri figli a costruire ponti, a mediare, a interagire, a dialogare. Aiutiamoli a vedere il diverso da sé come una risorsa, un aiuto, un mondo da scoprire e rispettare. La diffusione, invece, di un atteggiamento di apertura verso l’altro è preventiva, è tutelante. Così non solo parleremo della guerra ai piccoli, ma insegneremo loro anche come si affronta.

Come è noto, lo scenario internazionale è di nuovo segnato da una grande tragedia. La guerra tra Russia e Ucraina coinvolge le aree limitrofe e tutto il mondo occidentale. Notizie di così ampia portata arrivano proprio a tutti. In molti si sono chiesti quindi se e come parlare della guerra ai bambini e ai ragazzi. Di seguito sono indicate delle linee guida costruite a partire dalla raccolta di suggerimenti provenienti da autorevoli enti che si occupano a vario titolo del benessere infantile e delle mie personalissime riflessioni fatte alla luce delle caratteristiche tipiche dello sviluppo infantile. Ho scelto di esprimere il tutto in forma di elenco per rendere la lettura facile e scorrevole. Sono consapevole ovviamente dell’impossibilità di trattare in modo approfondito una tematica tanto complessa, quello che voglio fare è fornire almeno degli spunti di partenza.

Leggi anche: La “tenerezza delle madri” e “l’infantilismo aggressivo” della guerra

1. Ascoltate prima le domande, chiedete direttamente se lo ritenete utile. È altresì importante, intercettare le sfumature emotive legate a questo argomento. Fornire informazioni è importante ma lo è allo stesso modo prendersi cura del bambino.

2. È importante arrivare preparati alle domande dei bambini, non solo rispetto alle nozioni, ma verifichiamo anche il nostro stato emotivo sull’argomento. La paura, il terrore, la preoccupazione emergono dalle nostre parole; è quindi importante esserne consapevoli. Filtriamo i nostri stati emotivi non per nascondere al bambino cosa l’adulto prova, ma per non caricarlo eccessivamente.

3. Rispondete sempre ai loro dubbi e alle loro perplessità, ma cercate risposte adeguate.

4. Un criterio sempre valido nel dialogo con i più piccoli è calibrare la risposta in base all’età. Come suggerito da Emergency per i piccoli si può far riferimento a una filastrocca o a una storia. Non servono informazioni storiche o geopolitiche ma solo parole che aiutano a comprendere quello che sta avvenendo. Con i bambini più grandi si può far riferimento invece a quello che vedono e che hanno visto in passato. Cartoni, film e libri che raccontano la guerra e possono essere uno strumento di comprensione dell’attualità.

5. È importante fare molta attenzione ai contesti scolastici, dove i bambini possono mal comprendere spiegazioni riguardanti la guerra. Pochi giorni fa abbiamo assistito ad interventi piuttosto discutibili, di insegnanti che hanno chiesto ai bambini russi di chiedere ai genitori il loro parere su Putin.

6. Fornire informazioni non vuol dire saper rispondere a tutte le domande. In questa situazione in particolare molte sono le incongruenze, le questioni inspiegabili. Si può rimandare al concetto di complessità, assolutamente necessario per spiegare un fenomeno così enorme e serio. Si può, ad esempio, tranquillamente dire che non sappiamo ancora come andrà a finire, ma la cosa più importante è che il piccolo senta la vicinanza dell’adulto, che senta che tu ci sei e ci sarai sempre al suo fianco ad affrontare la situazione.

7. Evitate di creare faziosità e pregiudizi. Non si combatte la guerra discriminando i russi che vivono in Italia o inneggiando all’odio verso i governanti. D’altra parte non si fa la pace solo con striscioni o canzoni dedicate. Allora, nel nostro piccolo, sin dalle litigate tra fratelli, dalle discussioni tra i banchi di scuola, dalle liti di condominio o con le famiglie allargate, è già a partire da quel piccolo che possiamo fare tanto. Insegniamo ai nostri figli a costruire ponti, a mediare, a interagire, a dialogare. Aiutiamoli a vedere il diverso da sé come una risorsa, un aiuto, un mondo da scoprire e rispettare. La paura del diverso passa per la non accoglienza, per la costruzione di preconcetti, per l’ipocrisia, per il considerarsi superiori. La diffusione, invece, di un atteggiamento di apertura verso l’altro è preventiva, è tutelante. Così non solo parleremo della guerra ai piccoli, ma insegneremo loro anche come si affronta.

Con il desiderio di spiegare il più presto possibile, ai nostri bambini, che la guerra è finita, ci attrezziamo a stare nell’oggi e a spargere sin da ora semi di speranza e di accoglienza. 




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE




ANNUNCIO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.