IL MATRIMONIO AI TEMPI DEI SOCIAL

Si possono salvare matrimoni con delle manifestazioni in piazza?

Foto Chiara Ferragni derivata da: Enrihe, CC BY-SA 4.0

Dopo la presunta crisi di Fedez-Ferragni si è arrivati a organizzare pullman per ritrovarsi in piazza a sostegno dell’amore di costoro. La manifestazione è stata poi annullata, ma permettetemi di osservare che dei “fan” da casa, non possono sul serio sapere come vanno le cose dietro agli schermi. La sorte dell’amore dei vip non dipende dal popolo che sbircia le loro vite… 

C’è uno strano costume sociale qui da noi in Italia. Ben consolidato, storico, radicato. Forse è presente in tutto il globo da Nantucket alla Lapponia. Non saprei. Ma intanto so che dalle nostre parti ne siamo travolti.
L’uso di mettersi in ambasce – propria sponte – per le coppie altrui, quelle famose, senza sapere poi molto in effetti di ciò di cui discutiamo.


Da Albano-Romina ad Hunziker-Ramazzotti, passando per Totti-Ilary, fino a incagliarci sulla coppia Fedez-Ferragni.
Credo che emigrare sui Pirenei, molto su, dove il telefono non prende mezza tacca e si sopravvive con le bacche, sia il solo modo per evitare di sentirne parlare.

Non è che ci si limiti a fare il tifo per una coppia in crisi, che sarebbe un’estensione delle comari di una volta, che nei paesi sgranavano legumi davanti agli usci, parlando di tizia e caio. Ma si organizzano pullman per prodursi in manifestazioni di piazza a sostegno dell’amore di costoro. Come se noi, da casa, sapessimo sul serio come vanno le cose dietro agli schermi, come se la sorte dell’amore di vip e infuencer e dell’equilibrio familiare dipendesse dal popolo che sbircia le vite loro, tra foto, video e comparsate tv (in questo caso parliamo anche di comparsate tv dagli effetti discutibilissimi, nefasti a lunga gittata).

Questo da una parte fa tenerezza.
C’è un gran bisogno di fare il tifo per il bene e l’happy end ce lo portiamo dentro: è un’inclinazione che, estremizzata, si traduce nel gossip becero, ma ripulita e nel suo desiderio originario, dice qualcosa che accomuna tutti, un’appartenenza collettiva ad un desiderio di bellezza fin dall’eternità. Siamo fatti così. Siamo proprio fatti così. Impastati d’amore.

Però, qualcosa nel meccanismo – positivo nelle intenzioni iniziali – ad un certo punto sfugge e il vizio morboso prende il sopravvento.

Leggi anche: “Il mio compagno mi ha lasciato quando ha saputo che ero incinta” (puntofamiglia.net)

Quando ci lasciamo trasportare dai problemi degli altri, il che è legittimo e sintomo del fatto che siamo ancora capaci di empatia, forse dovremmo prestare attenzione che si tratti di casi meritevoli di affezione (sul serio, e non solo per trasporto emotivo da likes).

Non voglio dire che tifare per l’unione familiare sia inutile o dannoso.

Voglio dire che tifare per la famiglia nella realtà – più che nell’apparenza – forse è meglio. 

Tifare per la famiglia che lotta sul serio allo spasimo per sopravvivere a problemi e tragedie imponenti.
Non ci vuole molto a trovarne, basta guardare fuori dall’uscio di casa.

Eppure, continuiamo ad ascoltare casi di cronaca efferati, dove si consumano tristezze infinite nelle mura di casa in cui vivono famiglie di cui pare nessuno sappia nulla fino all’arrivo della polizia.

Mi sconvolge perciò questo accoramento di massa per le sorti di una coppia che, forse, alla fine dei conti, punta semplicemente a guadagnare soldi dall’interesse che riscuote. Che invece d’essere vittima inconsapevole di un Truman Show post-moderno, lo show tende a dirigerlo, con noi dentro, che siamo consumatori ignari di servizi e beni.

Forse, piuttosto che investire energie, tante e utili, a favore di un teatrino di cartapesta e following (che avrà senz’altro criticità interne meritevoli e bisognose di cura umana, ma a cui non è concesso a noi accedere sul serio, solo perché li seguiamo su un profilo social), sarebbe molto più utile accalorarci per aiutare e convogliare l’attenzione comune su chi ha bisogno vitale di una parola di conforto, di un piatto di minestra, di sostegno economico e psicologico.

Lo so. Siamo ancora attaccati visceralmente al desiderio di vita e di buono, siamo ancora in grado di commuoverci e di darci anima e corpo. Ma bisogna sul serio fare discernimento.

Perché la buona battaglia è essenziale e porta doni a noi e al prossimo, ma armarsi e partire col pietismo a spada tratta per le battaglie di cui vediamo sbandierata solo apparenza, ci crea il vuoto dentro.
Le energie dissipate per le sfide sbagliate sono una sconfitta in partenza.Il mondo ha bisogno di ricentrare le risorse e l’attenzione verso i veri ultimi, per un’economia generale equa.
Mentre stiamo lì a pogare per chi ha le luci della ribalta e la passerella dalla sua parte, continuiamo ad abbandonare all’oblio chi ha come unica colpa quella di essere senza microfono.




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Lisa Zuccarini

Lisa Zuccarini, classe '83, è una moglie e mamma che ha studiato medicina per poi capire alla fine di essere fatta per la parannanza più che per il camice. Vive col marito e i loro due bambini. Dal 2021 ha scoperto che scrivere le piace, al punto da pubblicare un libro edito da Berica Editrice, "Doc a chi?!", dove racconta la sua vita temeraria di mamma h24 e spiega che dire sì alla vocazione alla famiglia nel ventunesimo secolo si può, ed è anche molto bello.

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