CORRISPONDENZA FAMILIARE

La gioia e la fatica di accogliere la vita. Una giovane coppia si racconta

26 Febbraio 2024

Una giovane coppia di sposi scrive a don Silvio della fatica, a distanza di poco tempo dalla data nuziale, di essere in quattro. La lettura umana e di fede che traspare dalle loro parole ci aiuta a capire che la sfida dell’amore richiede coraggio, amici e soprattutto tanta fiducia nel Signore della vita.

Cari amici,

oggi condivido con voi la lettera di una giovane coppia di sposi che racconta la gioia e la fatica di accogliere la vita. Due anni di matrimonio non ancora compiuti, un figlio di un anno e un altro in arrivo. Una testimonianza genuina che non ha bisogno di alcun commento, tanto è limpida. L’apparente semplicità del racconto nasconde una fede sostanziosa e non di facciata, la fede di chi non fa del benessere il criterio decisivo ma si apre con generosità all’accoglienza della vita e s’impegna per annunciare il Vangelo. La fede di chi desidera camminare sulle orme dei santi. Ci sarà tempo e modo per tornare su questi temi che personalmente considero importanti e decisivi per dare un volto concreto al Vangelo. Per ora gustiamoci quest’esperienza e rendiamo grazie a Dio perché suscita e sostiene il coraggio dei nostri giovani amici.

Don Silvio

Caro don Silvio,

ricordiamo bene l’omelia nuziale, quel giorno hai chiesto per noi “un Amore che porta frutto”. Questo desiderio ha accompagnato tutto il tempo del fidanzamento, abbiamo sognato una famiglia come quella dei santi Luigi e Zelia: tanto amore e tanta fede ma anche tanti figli. Nel giorno delle nozze abbiamo anche chiesto di vivere il nostro matrimonio a servizio della Chiesa.

Non abbiamo ancora celebrato il secondo anniversario nuziale ma possiamo dire che quei desideri non sono rimasti confinati nel cassetto delle belle intenzioni ma hanno trovato piena realizzazione. Il Signore ha voluto donarci fin dall’inizio una creatura da custodire con amore. La gravidanza e il lavoro di entrambi non ci ha impedito di vivere un’intensa ministerialità ecclesiale sia come catechisti di una comunità di giovani sia nell’ambito della vita nascente. La nostra casa è diventata una piccola Chiesa domestica, una casa sempre aperta.

La nascita di Luigi Maria ha messo in crisi l’equilibrio familiare. Un bambino è una gioia immensa ma comporta anche una grande fatica. Non si contano le notti insonni e, malgrado questo, le giornate ritmate da impegni e responsabilità. Abbiamo scoperto che i genitori non hanno più tempo per sé e devono compiere continue rinunce. Ma abbiamo anche capito che la vita frenetica diventa una trappola, se non ha i necessari contrappesi. È facile perdersi nel vortice degli impegni.

Non abbiamo camminato da soli né da soli abbiamo fatto le nostre scelte. A distanza di un anno dalla nascita del nostro primogenito possiamo affermare che la presenza di una comunità e il sostegno della coppia guida sono stati decisivi e ci hanno aiutato a custodire sia i tempi di preghiera che quelli del dialogo coniugale.

Dopo la pausa estiva, ho ripreso il mio lavoro e gli altri impegni ecclesiali. Non è stato facile perché il bambino richiedeva un impegno continuo. Eppure, anche in questo contesto non abbiamo mai accolto l’invito a programmare la nascita dei figli: “Quando Luigi farà tre anni sarà il tempo di fargli il fratellino”, dicevano le persone più sagge. Un consiglio più che ragionevole ma lontano dal nostro modo di pensare. I figli non fanno parte di un programma da noi prestabilito, sono e restano un dono da accogliere. Non siamo i padroni della vita e non spetta a noi decidere come, quando e in che modo accogliere una nuova vita.

Le giornate lunghe e faticose hanno rinsaldato la certezza che, nonostante fossimo impegnati in tante cose buone e sante, la priorità è quella di donarsi per donare la vita. Non importa se questo comporta una nuova fatica e/o se costringe a ridurre gli impegni professionali e gli altri ministeri ecclesiale.

Abbiamo liberamente scelto di aprirci di nuovo alla vita, abbiamo lasciato la porta socchiusa. Quel poco è bastato al buon Dio per donarci nuovamente la gioia di accogliere una nuova creatura che ora vive nel mio grembo.

Alla vigilia della famosa “beta”, è arrivata anche la notizia che aspettavo da mesi: il trasferimento (a tempo indeterminato) presso un ospedale a dieci minuti da casa. Un aiuto provvidenziale che abbiamo accolto come una conferma. Il buon Dio aiuta gli audaci. È così iniziata una nuova avventura lavorativa. Confesso che non ho detto subito che eravamo in due. La legge italiana “tutela” la maternità ma non tutela dai pregiudizi, è facile essere etichettati come quelli che non vogliono lavorare e/o quelli che diventano un peso per gli altri.

Prima del matrimonio e fino a pochi mesi fa, ho fatto del mio meglio per spendermi a difesa della vita nascente. Oggi non ho la possibilità di promuovere gli incontri di sensibilizzazione su questo tema ma siamo certi che l’accoglienza generosa della vita è una testimonianza concreta che vale più di tante parole.

Questa nuova gravidanza, che si trova a metà del suo corso, comporta difficoltà più pesanti rispetto alla prima. Lo sapevamo ma non ci si prepara mai abbastanza. Non è facile tenere insieme tutti i pezzi della vita: il lavoro di entrambi, il primogenito che tra poco compie un anno e, crescendo, richiede un impegno sempre maggiore. E poi, c’è la gestione ordinaria della casa, le frequenti influenze del bambino… Non è facile tenere custodire il cammino ecclesiale e i tempi della preghiera. Insomma, viviamo tutta la fatica… ma abbiamo anche la certezza che, di tutte le opere che possiamo compiere lungo gli anni, la più grande è proprio quella di generare la vita, dare la luce ad una creatura che potrà lodare Dio in eterno.

Siamo consapevoli che andiamo incontro ad un lungo periodo in cui avremo da spendere tante energie, forse più di quelle che abbiamo ma… cosa vale di più nella vita, se non consumarsi per Amore?

Grazie per la tua presenza affettuosa, segno tangibile della paternità di Dio. Ti saltiamo con affetto

Filomena e Vincenzo




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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