La risurrezione è necessaria. Pensaci, quando fai gli auguri di Buona Pasqua

28 Marzo 2024

The Fifteen Mysteries and the Virgin of the Rosary (particolare), MET - New York

Ti arrivano gli auguri, anche dagli atei. E vorresti provare a rispondere in maniera un poco più profonda, meno superficiale. Stiamo qui, in fondo, circa duemila anni dopo, a scambiarci gli auguri nella ricorrenza di un evento che vede protagonista un tale che si proclama Dio, ma che entra in una città a dorso di un asino, ben sapendo che in quella città farà una brutta fine…

Scrivo mentre il mio smartphone è inondato di messaggi augurali per la Domenica delle Palme. Molti mi arrivano da colleghi della scuola. La scuola, come tenacemente si ripete da più parti, è istituzione laica. Qualcuno, usando tale aggettivo, intende qualcosa di più simile a laicista. La sottile differenza tra i due aggettivi sta nel fatto che il laico accetta che ci possa essere una dimensione confessionale mentre il laicista la combatte pervicacemente. È, tuttavia, innegabile, che un’istituzione così trasversale e democratica come la scuola (nel senso che riguarda proprio tutti, è obbligatoria fino ad una certa età) si regga, in molte sue funzioni, sull’abnegazione di chi si offre per motivi personali, morali o confessionali. 

Non si diventa insegnante per fare soldi. Nemmeno per sistemarsi. 

Una volta forse esisteva un certo appeal sociale di rispetto verso la figura del maestro. Ora non esiste nemmeno più quello. Quelli che credono in una certa “missione” (Vogliamo dire vocazione? Cosa ne penseranno i laicisti?), infatti, li riconosci da lontano. 

Vivono in ordine sparso nelle nostre scuole. Scendono nei meandri oscuri delle vicende dei loro alunni con l’intento (pretenzioso?) di accompagnarli nel loro cammino verso l’uscita dalle situazioni ottenebrate che li attanagliano. Esistono. Non vengono visti, non se ne parla, ma esistono. Fino a qualche anno fa erano anche associati nell’Associazione Italiana Maestri cattolici, che, in verità, opera ancora, ma è meno appariscente. Queste persone credono che il loro non sia un lavoro, ma una missione che ha a che vedere con la loro rettitudine morale, addirittura con la salvezza della propria anima. Aspirano a salvare sé stessi e gli altri o, al minimo, a mettere in cammino ogni alunno verso una “salvezza” da intendersi come meglio crede. Le cronache degli ultimi tempi sembrano dire il contrario. Tracciano le linee di un mondo che sembra diverso. Cito solo alcuni episodi, così giusto per fornire qualche indizio sulla temperie che si respira. Sono titoli di testate giornalistiche dell’ultima settimana. “Un acceso diverbio tra un padre e un professore della figlia è sfociato in un’aggressione fisica venerdì scorso”; “La violenza gratuita con cui è stato aggredito il quindicenne e la giovane età dei responsabili fanno riflettere su un preoccupante fenomeno di bullismo e di criminalità minorile”; “una studentessa quattordicenne ha tentato di suicidarsi gettandosi dal cornicione della scala esterna dell’edificio. A salvarla sono stati due agenti della Polizia di Stato”; “Alunna quindicenne accoltella una rivale in amore: torna a scuola e scatena la rabbia dei compagni. Costretta a restare a casa”; “Preside massacrato a calci e pugni dal patrigno di un alunno: non accettava la sospensione. 90 giorni di prognosi”. Potrei continuare con le citazioni di eventi lontani, ma ho passato le ultime giornate della settimana di passione a dirimere questioni che riguardano litigi tra genitori a seguito di litigi tra figli, sconcezze digitali passate su social che i figli, per la loro età, non dovrebbero proprio avere, sgarbi tra colleghi, addirittura maestre che si danno appuntamento in bagno per darsele di santa ragione. 

Poi ti arrivano gli auguri di una serena Domenica delle Palme. Anche dagli atei. E vorresti provare a rispondere in maniera un poco più profonda, meno superficiale. Stiamo qui, in fondo, circa duemila anni dopo, a scambiarci gli auguri nella ricorrenza di un evento che vede protagonista un tale che si proclama Dio, ma che entra in una città a dorso di un asino, ben sapendo che in quella città farà una brutta fine. Non posso non chiedermi quale consapevolezza ci sia in quegli auguri. Provo a mettercela io, secondo il mio sistema di valori, tentando così anche di formulare un augurio al mondo della scuola in vista del tempo di Pasqua, altro evento per il quale ci sperticheremo in auguri a base di emoticons di WhatsApp. Quello in cui viviamo, nel quale è immersa la scuola e, con essa, anche le persone che la popolano, è un mondo che ha smarrito le fondamentali nozioni di grammatica della convivenza, connotato da una ipertrofia del diritto, in base alla quale tutto ci è dovuto e poco, invece, richiesto. Stando alle cronache, mi sembra che i fatti non stiano così. Esse ci costringono ad ammettere che l’uomo con le sue sole forze, può ben poco nel duro agone verso la soluzione dei propri problemi esistenziali. Ha bisogno d’altro. Ha bisogno di un aiuto. 

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Non bastano i diritti. In una diocesi vicina, il Vescovo lo ha ben capito e ha comunicato ad alcune presidi circa la possibilità di inviare alcuni suoi sacerdoti che si metterebbero a disposizione e all’ascolto di chiunque lo desiderasse. Solo questo: ascolto. Senza dare indicazioni. Semplicemente ascoltare, raccogliere sfoghi. Il Prelato ha anticipato il Ministero dell’Istruzione e del Merito che sta pensando di fornire psicologi con lo stesso scopo. Qualche dirigente ha accolto di buon grado. Qualcun’altra ha invocato la laicità con la quale abbiamo iniziato questa digressione. Penso che, indipendentemente, dall’operato di questi “intrusi”, la loro presenza nel mondo scolastico, appare dalla cattedra, di spiegazione molto chiara: rimandano all’idea che da soli, noi umani, non possiamo migliorare la nostra convivenza, che l’umanità mostra ultimamente, qualche crepa (eufemismo) che si potrebbe rigenerare con lo sguardo umile di chi si scorge visto dall’alto, da qualcuno di superiore. Penso che la scuola abbia bisogno di guardare in alto, di trascendere. È fatta di uomini di questo tempo, molti dei quali protesi verso il proprio ventre. In questo modo, limitato e limitante, questa scuola non apre le menti. Non indica orizzonti nuovi. Non crea spiragli di risurrezione in tante esistenze malate di orizzontalità. In altri termini non serve perché fa e ribadisce ciò che già il resto del mondo propugna con insistenza. Ecco il senso degli auguri: la scuola ha bisogno di risorgere. 

Gli auguri per la Settimana Santa, inconsapevoli, si traducano in questo anelito di vita nuova. Del resto, come è stato fatto notare dai docenti di una delle scuole finite nell’occhio del ciclone della cronaca, “Episodi come la rissa di giovedì scorso ci rattristano ma non ci scoraggiano perché a fronte di un insuccesso generato anche da cortocircuiti di competenza dove la scuola si trova unica destinazione di problematiche complesse che necessiterebbero anche altre competenze, sono decine le attestazioni di stima e di ringraziamento ricevute dalle famiglie dei nostri studenti. Le scuole, ancor più in questi ultimi anni, fanno anche da collettore involontario di ragazzi problematici, fragili, rifiutati o esclusi da altre realtà, cresciuti in famiglie con culture ancora poco integrate. Gestire questa realtà richiede formatori ma ancor prima uomini e donne che prima di tutto si mettono in gioco per essere un punto di riferimento per questi ragazzi”. 

Ecco l’augurio: il tale che entrava a Gerusalemme a dorso di un asino, ben consapevole della fine che stava per fare, indica proprio la strada della compromissione, dell’immischiarsi, del mettersi in mezzo alle situazioni problematiche, ben sapendo le fragilità e le difficoltà di ciascuno. Siamo tutti fragili. Già questa consapevolezza sarebbe un gran bel punto di partenza. Quelli che vivono di fede hanno, però, una marcia in più. Sanno che la loro fragilità può essere abitata da un Dio che sa trasfigurarla e trarne giovamento per le altre persone. Ecco un gran bell’augurio da farsi per le festività pasquali: ognuno risorga contribuendo alla risurrezione di un mondo che non se la passa molto bene. Frasi come “chi te lo fa fare?” o “Alla fine nessuno ti darà una medaglia”, risorgendo, si tramutino in “voglio fare fino in fondo la mia parte” oppure “desidero contribuire con la mia goccia alla costruzione dell’Oceano”. Sono già tanti, intorno alla cattedra, a ragionare così. La Pasqua di risurrezione porti con sé questa ventata di primavera di cui il mondo intero ha bisogno. Auguri.




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Piero Del Bene

Sposo, padre, insegnante di matematica e scienze nella scuola secondaria di primo grado. Catechista e formatore. Dopo la laurea in Matematica ha conseguito il Master in scienze del Matrimonio e della Famiglia presso l’Istituto Giovanni Paolo II della Pontificia Università Lateranense. Con la moglie Assunta si occupano di Pastorale Familiare.

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