GIUBILEO DELLA SPERANZA
Speranza cristiana e disabilità: Dio scrive parole di bene su pagine di dolore
di Nicola e Giulia Gabella
Continuiamo il nostro itinerario sulla Speranza cristiana, dalla prospettiva di una famiglia che, da anni, fa i conti con problemi di salute e, in particolare, con la disabilità di una figlia. Oggi vorremmo riflettere sul fatto che la Speranza cristiana non è mai individuale. Se in una comunità la speranza è solo di una persona, questa non è la Speranza cristiana, ma semplice ottimismo umano, più o meno fondato. La nostra è Speranza di un popolo, che sa di essere amato nonostante tutto. E come si alimenta la Speranza? Da dove nasce e dove porta?
“Andrà tutto bene”, si scriveva dai balconi durante il tempo del Covid, ma, purtroppo, non andò proprio tutto bene; ci ricordiamo chiaramente certe immagini terribili e il bollettino dei decessi che ogni giorno veniva tragicamente aggiornato.
La Speranza cristiana è quella che viene da Dio ed è la Speranza di un popolo, che, nonostante le prove, non si fa prendere dallo sconforto, perché si sente amato, custodito e sente forte l’alleanza con il suo Signore.
È proprio questo sentimento che abbiamo provato nel nostro cuore quando, ad agosto, abbiamo visto a Roma migliaia di giovani attenti ad ascoltare le parole di Papa Leone e disponibili ad inginocchiarsi in silenzio davanti a Gesù Eucarestia. Che grande gioia! Che grande Speranza per la Chiesa e per tutto il mondo. Avere nel cuore la Speranza che viene da Dio è un grande dono, ma anche una scelta importante, non facile, tanto che durante la veglia giubilare del 31 luglio, Nicolò Govoni gridò a gran voce ai giovani riuniti da tutto il mondo: “Siate sovversivi… abbiate speranza!”
Per chi non lo conoscesse, Nicolò Govoni, classe 1993, è uno scrittore e attivista per i diritti umani, Presidente e CEO di Still I Rise. All’età di 20 anni ha iniziato la sua prima missione di volontariato in un orfanotrofio in India, dove è restato per quattro anni, durante i quali si è laureato in Giornalismo. Nel 2018 si è spostato sull’isola di Samos, in Grecia, e ha fondato Still I Rise, un’organizzazione umanitaria che apre Scuole di Emergenza e Scuole Internazionali per bambini profughi e vulnerabili e oggi operativa tra Nord Ovest della Siria, Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Yemen, Colombia e India. La sua vita è un vero inno alla Speranza!
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Ebbene, la Speranza cristiana non è mai fine a sé stessa, ma cosa significa?
È difficile da spiegare, occorrerebbero forse nozioni teologiche e filosofiche che non abbiamo. Possiamo esprimerci in base alla nostra esperienza empirica, cioè sulla base di ciò che si può verificare attraverso fatti concreti e prove raccolte mediante l’esperienza o la sperimentazione, in contrapposizione a ciò che è puramente teorico.
Possiamo ora dire che nella nostra vita abbiamo sentito forte dentro di noi la Speranza tutte le volte che sentivamo ardere nel cuore il desiderio di trasmettere un’esperienza, di comunicare un incontro, tutte le volte che abbiamo sentito forte il desiderio di testimoniare l’Incontro (con la I maiuscola) con Gesù, annunciando con la nostra bocca e la nostra vita la Sua opera. Possiamo affermare che abbiamo avuto Speranza tutte le volte che il nostro dolore e la nostra fatica non sono state causa di depressione e chiusura (come a volte è capitato) ma sorgenti vive di relazioni. Ogni volta che siamo usciti da una situazione faticosa più forti e decisi a fidarci di Dio, perché Lui solo è in grado di scrivere parole di bene su pagine di dolore, allora possiamo dire di avere avuto Speranza.
La Speranza cristiana è quindi feconda. La Speranza che viene dall’incontro con Cristo porta sempre frutto. Se non porta frutto allora significa che ci stiamo raccontando una “bella storia” ma decisamente falsa.Nella Bibbia, nel Nuovo Testamento, si legge questo versetto (Rm 4,18) “Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza” dove l’apostolo Paolo descrive la fede di Abramo. Si riferisce nello specifico alla capacità di avere fiducia e speranza nonostante le circostanze avverse e contrarie, fondandosi sulla fede in Dio e sulle Sue promesse, piuttosto che sulle prove umane.
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).













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