23 Settembre 2026

Tra una gonna e l’altra

Ci mancava la gonna. Dopo aver discusso per anni di tutto ciò che può dividere uomini e donne, siamo arrivati anche all’orlo della gonna: troppo corto, troppo lungo, forse meglio niente. E, come spesso accade quando il dibattito pubblico si accende, qualcuno ha già provveduto a schierare le truppe. Da una parte il ministro Antonio Tajani, con le sue parole sull’opportunità di un abbigliamento femminile più sobrio. Dall’altra il generale Roberto Vannacci, che interviene sul tema con una posizione diversa e anche un po’ volgare. In mezzo, naturalmente, la consueta tempesta: indignazione, sarcasmo, accuse di maschilismo o, al contrario, di ideologia. E così una gonna diventa improvvisamente una frontiera politica.

Confesso che, davanti a tutto questo, faccio fatica a capire la diatriba. Una donna non è più libera perché porta una minigonna e non è meno libera perché sceglie una gonna lunga. Un uomo non diventa automaticamente più rispettoso perché apprezza la sobrietà e non diventa automaticamente più arretrato perché preferisce un certo modo di vestire. La libertà di una persona non può essere misurata in centimetri di stoffa. Eppure c’è qualcosa che questa discussione, proprio nella sua banalità apparente, ci consegna: ci dice quanto sia diventato difficile parlare di uomini e donne senza trasformare immediatamente la differenza in una contrapposizione. Sembra che dobbiamo sempre scegliere un campo. O con le donne o con gli uomini. O la libertà femminile o la sensibilità maschile. O la rivendicazione o la prudenza. Come se riconoscere una differenza significasse necessariamente stabilire una gerarchia.

Io, invece, vorrei scegliere un’altra strada. Non quella dello scontro, ma quella dell’abbraccio. Non l’abbraccio sdolcinato che cancella le differenze, ma quello vero, che le riconosce e proprio per questo le mette in relazione. Uomo e donna non sono due universi da tenere a distanza, quasi che l’uno rappresenti una minaccia per l’altro. Sono differenti, certamente. Ma la differenza non è una malattia da curare né una colpa da espiare. Può diventare una ricchezza, una reciprocità, una possibilità di incontro.

Mi domando se non stiamo facendo un errore anche quando, nel tentativo di proteggere la dignità delle donne, finiamo per raccontare gli uomini come una specie di problema da cui difendersi. E se, dall’altra parte, nel tentativo di difendere una certa idea di uomo, finiamo per guardare alla libertà delle donne con sospetto. Non vorrei vivere in un mondo nel quale uomini e donne siano educati a guardarsi con diffidenza. Non vorrei che un ragazzo imparasse a considerare il corpo di una ragazza come un territorio da conquistare, ma nemmeno che una ragazza crescesse pensando che ogni uomo sia un potenziale aggressore dal quale proteggersi.

Insomma, la dignità non comincia dall’orlo di una gonna. E neppure finisce lì. Comincia molto prima: nello sguardo che abbiamo sull’altro, nella capacità di non ridurlo al suo corpo, nella libertà di scegliere senza essere giudicati, nella responsabilità di sapere che la libertà propria incontra sempre quella altrui. E riguarda entrambi. Alla fine, tra una gonna corta e una gonna lunga, c’è una cosa che rischiamo di dimenticare: sotto quella gonna c’è una donna. E davanti a quella donna c’è un uomo. Due persone, non due ideologie. La vera sfida non è decidere quale gonna debba vincere ma imparare di nuovo a guardarci senza aver bisogno di una barricata tra noi.



Il Caffè sospeso...
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Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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1 risposta su “Tra una gonna e l’altra”

Perché non si può più dire ad un figlio “Trovati una brava ragazza”? Che poi vuol dire anche prudente, attenta, vestita con gusto non appariscente….che desideri una famiglia e che non conta l’apparenza. Un padre lo può dire ed anche una madre.
Perché una madre non può più dire alla figlia “Trovati un bravo ragazzo” ? Che poi vuol dire anche non appariscente, prudente, senza bicipite tatuato, la tartaruga addominale e i glutei prominenti…e che desideri una famiglia. Si può dire di tutto oggigiorno e dunque perché un padre che dà certi suggerimenti è un retrogrado patriarcale sessista ? In casa propria si possono dire certe cose ai figli per il loro bene presente e futuro e quello dei figli. Mia madre diceva queste cose a noi e a nostra sorella. Anzi a nostra sorella aggiungeva: “Mai con un uomo sposato” anche se bello, affascinante, ricco e corteggiatore inesausto. Era retrograda e sottomessa ? Nient’affatto. Al contrario non dimenticheremo mai il suo senso del pudore intelligente, la conoscenza di certi aspetti della vita amorosa, la prudenza, il sacrificio che la disponeva al dono di sé senza paura, la semplice eleganza nel vestire, la non appariscenza. Non temeva di criticare le mode femminili della gonna corta, dei decolté esagerati e volgari, della sciatteria fisica, dell’esibizione del corpo. Teneva molto a se stessa e lo difendeva. Come moltissime donne fanno ogni giorno…..quelle però non sotto i riflettori.

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