C’è un odore inconfondibile che appartiene a maggio: sa di gelsomino, di rose appena schiuse, di luce che si fa più dorata sulle case nel tardo pomeriggio. È un odore che chiama dolcemente alla memoria, come una carezza posata sul viso. E come ogni anno, in questo tempo sospeso tra primavera e estate, risuona nei nostri cuori il nome di Maria. Non è un caso che la Chiesa le dedichi questo mese. Maggio ha qualcosa di mariano nel suo stesso respiro: è grembo di promesse, è attesa che sboccia, è bellezza che non urla ma custodisce.
Come famiglia, spesso ci diciamo che vogliamo bene alla Madonna. Le dedichiamo una preghiera, un fiore sull’altare, un’Ave Maria sussurrata davanti a un’icona sbiadita. Ma poi la vita ci travolge: le corse al mattino, le bollette da pagare, i figli da accompagnare, le stanchezze che si accumulano sulle spalle come zaini troppo pieni. In tutto questo, Maria rischia di diventare un’immagine appesa al muro, una figura devota più che viva.
E invece no. Maria è madre viva. E come tutte le madri, ha mani che accarezzano e occhi che scrutano anche da lontano. Ha la forza di una donna che sa aspettare, e l’intelligenza del cuore che intuisce prima ancora che si parli. Amare Maria come famiglia significa lasciarci guardare da Lei quando sbagliamo, quando litighiamo, quando ci sentiamo inadeguati. Significa darle spazio nei nostri silenzi, permetterle di sedersi accanto a noi a tavola, di entrare nelle nostre decisioni, di custodire la crescita dei nostri figli.
In questo maggio, forse più che mai, abbiamo bisogno di tornare a Lei. Di camminare insieme ai nostri cari verso il suo sguardo, di riscoprire una preghiera che sia meno meccanica e più confidente, più tenera. Di chiedere il dono della Sua presenza concreta, nei pianti dei bambini e nei silenzi degli anziani, nelle stanze in cui si sogna e in quelle in cui si fatica a sperare. Un mese con Maria non è un dovere da adempiere, ma una possibilità da abbracciare. È il tempo in cui una Madre ci prende per mano e ci insegna a vivere da figli. E se siamo capaci di fermarci, anche solo per un momento, tra le pieghe della giornata, forse riusciremo a sentire quella carezza che solo una madre sa dare. Buon maggio, sotto il suo manto.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!



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