“E fa l’amore anche l’anima”. Questo è il linguaggio della Teologia del Corpo
Di Nuță Lucian from Cluj-Napoca, Romania - Eros Ramazzotti, CC BY 2.0
Uno dei punti centrali della Teologia del Corpo di san Giovanni Paolo II è questo: il corpo umano possiede un significato che va oltre la sua dimensione biologica. Il corpo è capace di esprimere la persona, di rendere visibile qualcosa di invisibile: la libertà, la comunione, il dono, l’amore. Oggi riflettiamo su come questa visione dell’amore sia contenuta in “Un angelo disteso al sole”, canzone interpretata da Eros Ramazzotti.
Proseguiamo la nostra riflessione sulla Teologia del Corpo “nascosta” nelle canzoni.
Precisiamo, ancora una volta, il criterio con cui affrontiamo questi testi: questi articoli non sono elogi né critiche ai cantanti, e non vogliono attribuire agli autori intenzioni che non hanno mai dichiarato. Non stiamo dicendo che chi ha scritto una determinata canzone avesse necessariamente in mente san Giovanni Paolo II, la Teologia del Corpo o una visione cristiana dell’amore.
Ci soffermiamo semplicemente su ciò che le parole stesse della canzone comunicano.
Oggi tocca a “Un angelo disteso al sole”, interpretata da Eros Ramazzotti. Nel testo ci sono alcune espressioni che meritano di essere lette con particolare attenzione:
“Tu quanto amore dai?
in cambio niente vuoi
nell’ attimo in cui sei
purezza e fedeltà
davanti agli occhi miei
Ma tu chi sei?
Ci credi che non lo so dire?
Un angelo disteso al sole
che è caduto qua,
nuda verità
e fa l’amore anche l’anima!”
Il testo va oltre una concezione dell’amore ridotta alla sola dimensione fisica. Il corpo non viene presentato come “qualcosa di separato dalla persona”, quasi fosse uno strumento attraverso il quale soddisfare un desiderio. Al contrario, il corpo sembra diventare il luogo attraverso il quale la persona intera si esprime e si dona.
Ed è proprio questo uno dei punti centrali della Teologia del Corpo di san Giovanni Paolo II: il corpo umano possiede un significato che va oltre la sua dimensione biologica. Il corpo è capace di esprimere la persona, di rendere visibile qualcosa di invisibile: la libertà, la comunione, il dono, l’amore.
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Per questo l’espressione “fa l’amore anche l’anima” può essere letta come un’immagine particolarmente efficace: l’unione dei corpi non esaurisce il significato dell’amore, perché nell’amore autentico è coinvolta la totalità della persona.
Vediamo le parole iniziali della canzone: “quanto amore dai? / in cambio niente vuoi”.
Il filo che unisce queste immagini è quello del dono. Da una parte c’è un amore che non pretende un tornaconto; dall’altra c’è un amore accolto come dono personale.
Appare, poi, il riferimento alla fedeltà. La fedeltà non è semplicemente il rispetto di una regola esterna. È la scelta di rendere stabile nel tempo quel dono che l’amore, anche attraverso il corpo, proclama. Se con il corpo dico “sono tuo” e “mi dono a te”, la fedeltà chiede che quella promessa non venga smentita dalla vita.
Allo stesso modo, la purezza non va interpretata come assenza di sessualità o come paura del corpo. Nella prospettiva cristiana, la purezza riguarda piuttosto il modo in cui guardiamo l’altro: significa imparare a riconoscere nell’altra persona qualcuno che non può mai essere ridotto a un oggetto del nostro desiderio.
L’amore sponsale, nella visione cristiana, è anche la capacità di dire: “voglio il tuo bene e scelgo di donarmi a te”.
Questo testo, naturalmente, non pretende di elaborare una teologia. È una canzone, con il suo linguaggio poetico e le sue immagini. Né intendiamo, inoltre, proporre la persona di Eros Ramazzotti come esempio di purezza, fedeltà, o maestro su tematiche che riguardano la vita coniugale. Ci limitiamo a riflettere sulle immagini che un testo da lui interpretato può evocare.
Parole che ci dicono come il corpo è il luogo nel quale l’amore può diventare visibile.
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1 risposta su ““E fa l’amore anche l’anima”. Questo è il linguaggio della Teologia del Corpo”
Sono due anime diverse, una maschile e una femminile in un corpo diverso. Dire, pretendere o pensare che l’altro veda le cose come le vedo io è un errore che porta spesso tristezza e delusione. Per essere concreti i rapporti sessuali fra coniugi che si amano non sono sempre uguali e trasparenti e per questo occorre capire la dinamica del pudore per non ripetere gli stessi gesti pensando di essere nel giusto “per me”.